Calcio

Grande Torino: la toccante poesia di Mario Luzzi

Il 4 maggio 1949 è tristemente noto per la “Tragedia di Superga” che terminò l’epopea sportiva di una delle squadre più forti del calcio mondiale. L’aereo del Grande Torino si schiantò sul muraglione del terrapieno posteriore della basilica di Superga generando trentuno morti. Una squadra intera cancellata dalla faccia della Terra. La triste vicenda è una delle tragedie sportive più imponenti di sempre. Nello stesso anno del nefasto giorno, il poeta Mario Luzzi ha dedicato una bellissima poesia agli eroi granata che persero la vita nell’incidente.

L’immortale Grande Torino nella poesia di Mario Luzzi

I versi poetici del geniale Mario Luzzi al servizio del Grande Torino. Obiettivo: rendere eterna una squadra straordinaria vinta solo dalla morte. I granata stavano tornando dall’amichevole di Lisbona disputata contro il Benfica quando l’aereo, un Fiat G.212 della compagnia aerea ALI, siglato I-ELCE, precipitò sulla collina di Torino di Superga. Nello schianto morirono tutti i giocatori, glia accompagnatori della squadra e tre noti giornalisti: Renato Tosatti, Luigi Cavallero e Renato Casalbore, fondatore di Tuttosport. Ecco i versi della bellissima poesia:

“Ai campioni del Torino”

“Qui, a questa rupe nera, qui piegava
la manovra leggera delle ali,
i triangoli in fuga coniugati,
il guizzo breve, il fulmine leggiadro?

Mai la morte fu veramente morte
così, mai corse rapida all’essenza
come questa che vi abolisce, squadra
anche contro la morte, ancora squadra.

Niente c’è più, né grazia trascorrente
né scienza fine e rapida sull’erba,
niente che vi protegga e vi distingua
dal tutto grigio e vile in cui rientraste?

Niente, né ritmo celere né piano
che vi separi più dal moto oscuro,
tempo rubato al tempo non c’è più
che vi salvi dal tempo che v’invade?

Niente c’è più, niente c’è più, o un barbaglio?
niente, niente, non c’è più niente, piove
qui dove noi diciamo Rigamonti,
Castigliano, Maroso, Ballarin”.

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