Cinema

Greta Garbo, la Divina e i successi

Ci lasciava 32 anni fa Greta Garbo, attrice svedese naturalizzata statunitense fra le più celebri della storia del cinema. Soprannominata la Divina, Greta Garbo è entrata nella memoria collettiva come un’icona di bellezza e di espressività in tutto mondo. L’American Film Institute, infatti, l’ha inserita al quinto posto tra le più grandi star della storia del cinema. 

Gli esordi di Greta Garbo

Greta Garbo fu ben presto notata per la sua avvenenza, e le fu chiesto di posare come modella e successivamente di apparire in due brevi cortometraggi pubblicitari. La sua immagine attirarò l’attenzione del regista Erik Arthur Petschle, che la fece esordire sul grande schermo nella commedia Luffar-Petter del 1922. Queste prime esperienze convinsero la Garbo a prendere seriamente in considerazione la strada della recitazione: superando una dura selezione, riuscì a vincere una borsa di studio per l’Accademia Regia di Stoccolma; poco dopo venne chiamata a fare un provino con il quarantenne regista finnico Mauritz Stiller, che divenne a tutti gli effetti il suo mentore. Fu a questo punto della sua vita che Greta Lovisa Gustafsson, su consiglio dello stesso Stiller, decise di cambiare il proprio nome in Greta Garbo, ispirandosi a quello di Bethlen Gabor, sovrano ungherese del XVII secolo. 

I successi indimenticabili

Dal 1927 al 1937 Greta Garbo interpretò una ventina di film sempre nei panni di seduttrice, un ruolo, a suo dire, da lei «detestato». L’attrice avrebbe desiderato interpretare la parte di Giovanna D’Arco, ma le sue aspettative di ottenere ruoli più aderenti alla sua personalità vennero ripetutamente scoraggiate. Lei era sempre vista come un’icona di seduzione. A detta di molti, il successo dell’attrice era dovuto anche al fascino del suo volto meravigliosamente illuminato dal direttore della fotografia William H. Daniels. Il suo era un volto che bucava lo schermo.  

Il primo successo è Anna Christie (1930), in cui Greta Garbo ‘parlò’ per la prima volta in una pellicola, dopo il successo avuto nel cinema muto. Nonostante il suo accento svedese, la sua prima battuta rivolta a un barman in inglese fu: “Gimme a whisky, ginger ale on the side, and don’t be stingy, baby!“, che tradotta in italiano è “Dammi un whisky, ginger ale a parte, e non essere tirchio, amico!”. Tra gli altri maggiori successi dell’attrice ricordiamo Mata Hari (1931), Grand Hotel (1933), Anna Karenina (1935), La Regina Cristina (1935), Margherita Gauthier (1936).

La libertà sessuale della Divina

La stampa rosa dell’epoca ha accanitamente studiato al microscopio le tendenze sessuali e i rapporti interpersonali della Garbo. Molto chiacchierata a Hollywood fu la storia d’amore, o quanto meno di intensa amicizia, che la Garbo ebbe con l’attore americano John Gilbert, una delle più fulgide stelle del cinema muto. Sebbene sinceramente legata a lui, l’attrice non esitò a lasciarlo quando questi le chiese di sposarlo. L’attrice non desiderava legarsi a nessuno, principio cui tenne fede per tutta la vita.

D’altra parte, fin da quegli anni, emersero le prime testimonianze circa la bisessualità dell’attrice. Durante gli anni trenta l’attrice visse un’altra importante storia sentimentale con il compositore Leopold Stokowsky, coronata da una romantica fuga d’amore a Ravello, nel 1938.

Varie biografie confermano l’intensa relazione lesbica fra Garbo e Mercedes de Acosta, poetessa statunitense di origine spagnola, considerata una delle “pioniere” del lesbismo negli ambienti hollywoodiani. Riservata fino all’eccesso, la Garbo non perdonò mai alla de Acosta di aver diffuso alla stampa informazioni sulla loro storia sentimentale e, perciò, chiuse ogni rapporto con lei.

Celebre la sua frase, che racchiude la libertà del suo animo, all’avanguardia rispetto ai tempi:

Vorrei essere da sola … vorrei solo essere sola.

Francesca Orazi

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