Cultura

George Grosz “Il funerale di Panizza” e la follia dei regimi totalitari

George Grosz, uno dei maggiori rappresentanti dell’espressionismo tedesco, ritrasse nei suoi quadri la follia causata dai regimi totalitari, in riferimento all’avanzare del nazismo nella sua nazione.

George Grosz

Grosz, mostrò da subito un grande talento come caricaturista. Fu esponente dell’espressionismo tedesco e promotore della corrente pittorica “Nuova oggettività”.

Nel 1913 a Parigi avvicinò le avanguardie del cubismo e del futurismo, e fu molto colpito dalle opere di Francisco Goya. Dopo essersi arruolato come volontario nella prima guerra mondiale usci da questa esperienza completamente sconvolto. Negli anni della prima guerra mondiale dipinse due capolavori: Metropolis e Il Funerale. Dedicato a Oskar Panizza.

Metropolis

Metropolis è un quadro denso di atmosfera parodistica sulla urbanizzazione e sulla massificazione. Un visione apocalittica con persone in fuga tra il farsesco e il drammatico.

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George Grosz Metropolis photo credits web Biografie on line

Il funerale. Dedicato a Oskar Panizza

Il funerale. Dedicato a Oskar Panizza è un quadro meravigliosamente inquietante nel quale le dominano minacciose le Malattie. Panizza era stato un poliedrico personaggio, icona anticonformista della sua epoca. Era stato medico in psichiatria, scrittore, drammaturgo, pubblicista e uomo di spettacolo. Nei suoi scritti aveva apertamente attaccato l’impero tedesco, la Chiesa cattolica, i tabù sessuali e la morale borghese. Venne condannato in carcere per blasfemia e poi esiliato. Morì in manicomio nel 1921, dove trascorse 16 anni a causa del suo deterioramento mentale.

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George Grosz Funerale di Oskar Panizza 1917-18

Grosz dipinge nel quadro Il funerale dello psichiatra pazzo. Il morto è  già scheletro ed è seduto sulla sua bara. Nel corteo funebre ad accompagnare il defunto ci sono tutte le malattie di cui sicuramente soffriva: La Pazzia, l’Alienazione, l’Alcolismo. Il corteo percorre la strada tra palazzi piegati alle orribili vicende umane. Il funerale è un quadro davvero inquietante, guardandolo oggi potremmo leggere nelle sue immagini delle le malattie anche il Covid19.

Grosz aderì nel primo dopoguerra al movimento dada e si avvicinò posizioni politiche rivoluzionarie. I suoi soggetti saranno i reduci mutilati, speculatori, morte e personaggi della Repubblica di Weimar. Nei suoi lavori mostrerà una totale indifferenza nei confronti delle mode della borghesia e del mercato dell’arte. La sua produzione non mostrerà mai compiacimento accademico. Lavorerà in riviste politico-satiriche di ispirazione dadaista attaccando ripetutamente la figura del Kaiser.

La critica al regime

La critica dell’artista al regime esplode nel corso della prima mostra dadaista del 1920 a Berlino. In quella occasione appenderà al soffitto un pupazzo con le sembianze di un soldato tedesco e la testa di un maiale. Fu denunciato e condannato per oltraggio all’onore del Reich.

In seguito fu più volte denunciato e processato con diversi capi di accusa: incitamento all’odio di classe, oltraggio al pudore, vilipendio alla religione.

I nazisti, una volta giunti al potere, considerarono Grosz un “artista degenerato” a causa delle sue denunce sociali e del suo impegno politico .Dalle sue opere si evince che tutta la società, politici, industriali, clero, insegnanti, il popolo sono responsabili dell’entrata in guerra della Germania e della progressiva ascesa del nazismo. Giulio Carlo Argan considererà Grosz come il primo artista a riscontrare nell’autoritarismo politico, nell’avidità di potere e nella corsa alla ricchezza, i sintomi di una pericolosa e mortale follia.

di M. Cristina Cadolini

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