Cultura

Henrik Ibsen, il padre della drammaturgia moderna

Nato a Skien, in Norvegia, il 20 marzo 1828, Henrik Ibsen è considerato il padre della drammaturgia moderna. La sua famiglia, di discendenza danese e tedesca, era molto facoltosa, ma nel 1835 venne ridotta in povertà. Henrik possedeva un temperamento cupo e introverso, faceva molta fatica a legare con i suoi coetanei. Sin dalla tenera età coltivò le sue due più grandi passioni: la pittura ed il teatro. Quest’ultima sarà quella che lo renderà una delle figure più celebri nel mondo della cultura moderna.

La vita del drammaturgo

Henrik Ibsen crebbe in una fattoria dove era solito trascorrere molto tempo in solitudine. Non amava la compagnia e preferiva leggere, scrivere e dipingere. Possedeva un teatrino giocattolo dove si divertiva ad inscenare degli spettacoli. Oltre ai problemi economici, la sua infanzia fu caratterizzata anche da un pessimo rapporto con gli altri bambini: il piccolo Henrik era infatti spesso vittima di prese in giro ed atti vandalici.

Era sgradevole e veramente odioso. Malevolo e crudele. Era anche solito picchiarci. Quando crebbe divenne di aspetto molto gradevole, ma non piaceva a nessuno per la sua cattiveria. Nessuno voleva stare con lui, che se ne stava sempre per conto proprio.

Thalie Kathrine Ording, vicina di casa di Henrik Ibsen a Venstøp

Crescendo coltivò un grande interesse per la medicina, ma non arrivò mai a studiarla, probabilmente a causa delle scarse disponibilità economiche. Iniziò a lavorare in una farmacia, e sfruttò il lavoro per analizzare i comportamenti delle altre persone con occhio critico, notando la loro ipocrisia e i loro rapporti sociali. Il primo successo come drammaturgo lo ottenne nel 1850 con la messinscena della sua opera Il Tumulo del Guerriero. Di lì in poi il suo nome cominciò a circolare tra i più grandi intellettuali norvegesi sempre di più. Con il passare degli anni iniziò a riscuotere consensi anche in Europa, per poi arrivare a diventare uno degli autori più rappresentati a teatro di sempre.

“Spettri”, uno dei capolavori di Henrik Ibsen

Spettri (1881) è una delle opere più celebri del drammaturgo norvegese, e soprattutto una delle più influenti nella storia del teatro moderno. La trama del dramma è molto statica, è diviso in 3 atti ed interamente ambientato all’interno di un salotto borghese in una piccola città della Norvegia. Questo salotto dispone di una grande vetrata che permette di vedere la pioggia battente all’esterno. Il clima grigio e cupo si riflette inevitabilmente anche negli animi dei personaggi.

Per tutto il dramma il tema ricorrente è quello del passato. La parola “spettri”, che dà il titolo all’opera, echeggia più volte nel corso dei vari atti. I personaggi si ritrovano ad affrontare una crisi interiore e si aggrappano a dei tempi ormai perduti. Un altro tema molto importante è quello dell’ereditarietà. Il protagonista, Osvald, soffre per colpa della sifilide, una malattia venerea ereditata dal padre ormai defunto.

Ludovica Nolfi

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