Musica

Herbert Hancock, ottanta anni di jazz e funk da Grammy

Herbert Jeffrey Hancock, detto Herbie, nasce il 12 aprile del 1940 a Chicago, nell’Illinois, compie quindi 80 anni.A sette anni inizia a studiare pianoforte, e si rivela un bambino prodigio. Durante l’adolescenza, pur non avendo un insegnante di jazz, sviluppa il senso dell’armonia, influenzato anche dal gruppo vocale the Hi-Lo’s. Nel 1960 sente suonare Chris Anderson e lo implora di accettarlo come suo allievo.

Gli anni ’60

Inizia a lavorare con Coleman Hawkins e Donald Byrd. Intanto frequenta le lezioni alla Roosevelt University. In quello stesso periodo, Byrd studia alla Manhattan School of Music di New York, e suggerisce a Herbert di studiare composizione con Vittorio Giannini. Hancock accetta, e nel giro di poco tempo acquisisce fama come pianista. Nel 1963 Herbert viene chiamato da Miles Davis per registrare l’album “Seven steps to Heaven”,entra così a far parte dello storico quintetto di Davis, insieme con Ron Carter, Tony Williams e Wayne Shorter.Intanto continua a lavorare per l’etichetta Blue Note, dando vita a capolavori quali “Speak like a child”, “Cantaloupe Island” e Maiden Voyage. Realizza la colonna sonora del film di Michelangelo Antonioni “Blow-Up”, nel 1968 Herbie abbandona il gruppo di Davis e registra il suo primo disco essenzialmente funky, “Fat Albert Rotunda”, per la Warner: album che costituisce anche la colonna sonora del cartone animato omonimo.

Herbie Hancock nel trio Hurricane

Nel 1970 registra “Mwandishi”, cui fa seguito, due anni più tardi, “Crossings”; tra il 1973 e il 1974, invece, è la volta di “Sextant”, “Head hunters”, “The spook who sat by the door”, “Thrust”, “Death wish” e “Dedication”.Nel 1975 Herbert Hancock incide “Man-Child” e un album live destinato unicamente al mercato giapponese, “Flood”, mentre l’anno successivo pubblica “Secrets” e “VSOP”. Poi subito tra gli altri, i dischi VSOP: “Tempest at the Colosseum”, “Sunlight”, “Direct step”, “The piano”, “Live under the sky” e “Mon”. Così dopo dopo “Mr. Hands” (del 1980), “Herbie Hancock Trio” e “Magic windows” (del 1981). Nel 1983 arriva “Future shock”, album vicino alla musica elettronica all’interno del quale si trova il singolo “Rockit”, che scala le classifiche.Nel 1984 suona insieme con Foday Musa Suso. In questi anni incide anche “Round midnight” e si esibisce insieme con Ron Carter e Billy Cobham nel trio power-jazz Hurricane. 

Gli anni dai ’90 ai 2000

Dopo “Perfect machine”, uscito nel 1988, negli anni Novanta Hancock sperimenta ancora. In “A tribute to Miles” suona con Tony Williams, Ron Carter, Wayne Shorter e Wallace Roney, ma anche in “Dis is da drum”, album usciti nel 1994. Nel 1995, Hancock incide con Shorter “1+1”, e da solo “Gershwin’s world”. La sua produzione non si arresta negli anni Duemila: da “Future2future” a “Directions in music: live at Massey Hall”, da “Possibilities” a “The essential Herbie Hancock”. Nel 2007 registra il brano “The good, the bad and the ugly” insieme con Quincy Jones, esibizione contenuta nel disco “We all love Ennio Morricone”; nello stesso anno pubblica anche “The finest in jazz” e “River: the Joni letters”, dedicato a Joni Mitchell. Premiato come miglior album ai Grammy Award del 2008. Il 14 giugno del 2008 Herbert Hancock si esibisce a Temecula, in California, in occasione di Rhythm on the Vince. L’anno successivo, è tra gli artisti presenti al We Are One concert, dedicato alle celebrazioni in onore del nuovo presidente americano Barack Obama, e suona con il pianista classico Lang Lang ai Classical Brit Awards. Nel 2010, a settant’anni, Hancock torna in sala di registrazione con “The imagine project”.

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