Cultura

Herbert Marcuse e “La dimensione estetica”

Inserito all’interno di Eros e civiltà, il saggio La dimensione estetica si configura come critica, nell’accezione filosofica del termine, della teoria estetica marxista. Marcuse si discosta dal marxismo non per una differente propensione politica, quanto per una diversa teorizzazione filosofica, che utilizza l’estetica e il mondo dell’arte come exempla per confermare le tesi che vedranno più compiutamente la luce in L’uomo a una dimensione.

Herbert Marcuse

Nasce nel 1898 a Berlino dove studia all’Università dopo aver vissuto l’esperienza della prima guerra mondiale al fronte. Nel 1929 inizia a lavorare per la sua abilitazione sotto Martin Heidegger, del quale si ravvisano influenze quanto meno di stampo fenomenologico. Fugge dalla Germania quando ancora Hitler non ha preso il potere e riesce ad approdare negli Stati Uniti nel 1934, dove otterrà la cittadinanza nel 1940.

Esponente di spicco della “Scuola di Francoforte“, fondata con Adorno ed Horkheimer, verrà assunto nuovamente all’Istituto per la ricerca sociale quando questo dovette essere trasferito a New York. Ricoprirà un ruolo nell’OSS (Office of Strategic Services) americano dal 1942al 1951, per la quale si troverà ad analizzare i fatti riguardanti la Germania.

Muore nel 1979 per le conseguenze di una emorragia celebrale. Le sue opere maggiori sono riconosciute quali teorie fondamentali del Movimento Studentesco del Sessantotto.

Eros e civiltà

Pubblicato nel 1955 sviluppa le teorie espresse da Freud nell’opera Il disagio della civiltà, arrivando a polemizzare apertamente con le teorie neofreudiane. Nel saggio l’autore pone la possibilità dello sviluppo di una società non repressiva, nella quale un ritrovato Eros sostituisca quel benessere del consumo, non autentico ed irreale. All’interno dell’opera troviamo anche La dimensione estetica, un capitolo dedicato al problema dell’arte analizzato sotto una duplice chiave interpretativa: l’estetica Kantiana e la psichiatria freudiana.

Da noi verrà invece più approfonditamente analizzato il saggio La dimensione estetica pubblicato in Italia nel 1978. Esso prende maggiormente in esame il problema dell’arte nel mondo sociale, costruendo una critica puntuale alla teoria estetica marxista. L’opera apre con la confessione: “Il mio debito alla teoria estetica di Theodor W. Adorno non ha bisogno di uno specifico riconoscimento“.

La dimensione estetica

Ultimo saggio pubblicato da Marcuse, si configura quale sintesi della sua teoria estetica già introdotta, sviluppandone differenti sfaccettature, in Eros e civiltà.
Sarebbe una critica alla visione marxista, profondamente declinata attraverso il materialismo storico, dell’arte rivoluzionaria o “vera arte”, della quale definisce puntualmente le forme.

Theodor Adorno, ritratto - Photo Credits: Web
Theodor Adorno, ritratto – Photo Credits: Web

Il cuore pulsante della teoria si basa sulla visione di un’arte senza tempo, che muove essenzialmente dalla realtà per de-costruirla, sintetizzarla ed attraverso tale sintesi, negarla a tal punto da approdare alla costruzione di una realtà altra. Tale potere dell’arte sarebbe intrinseco nella sua natura ed espressione stessa del suo spirito rivoluzionario. Non esisterebbe dunque un’arte rivoluzionaria, un’arte borghese, un’arte popolare, un’arte proletaria; la distinzione sarebbe unicamente tra arte autentica e non autentica.

E l’arte autentica è fatta di soggettività, interiorità, odio, amore, Eros. Attraverso il proprio linguaggio fa luce sulla realtà attraverso una dimensione di conferma e negazione di cui solo lei è capace. Ma soprattutto, come afferma il nostro autore:

L’arte non può cambiare il mondo, ma può contribuire a mutare la coscienza e gli obiettivi di coloro, uomini e donne, che potrebbero cambiarlo.

Laura Piro

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