

Quando il regista e attore francese, Francois Truffaut decise di intervistare il suo preferito, Alfred Hitchcock, fu per vendetta. Contro gli americani, amareggiato da un viaggio negli States nel 1962, in cui lo deridevano per quel profondo amore, venerazione, per il maestro del brivido, Hitchcock. Tornò nuovamente critico cinematografico, un passato recente per Truffaut, che aveva ancora molta voglia di convincere, e di influenzare i suoi lettori con la scrittura.
Nacque così un saggio di arte, “Il cinema secondo Hitchcock“. Segnato da un’infanzia travagliata, Truffaut scopre uno sfogo nella passione per il cinema. E, trovò l’ispirazione per comporre il libro, da una fitta conversazione, nata tra loro due autori, nell’Agosto 1962. Tutto in una calda settimana, quando negli Usa, Hitchcock stava lavorando a “Gli uccelli“. Cosa avvenne in seguito è storia, è mito; Hitchcock fu rivalutato come artista grazie a quel capolavoro su carta. Che divenne anche un film diretto da Kent Jones. Con l’audio originale di quelle interviste. Un colloquio suadente. Il corpulento cineasta britannico e il passionale francese, due voci foneticamente all’opposto.

Hitchcock e Trufaut, uno di fronte all’altro
Trecento pagine, nate di getto, dell’esploratore dei legami umani che era Truffaut. Egli lavorò al fianco di Jeanne Moreau, Jacqueline Bisset, Fanny Ardant e Gérard Depardieu. Ed ebbe il merito di sconvolgere il cinema francese degli anni ’60. Preferendo la libera espressione alle immagini. Difendendo l’americano Hitchcock, per la sua libertà di creazione, rispetto ogni esigenza commerciale. Il tema degli specchi o quello del “doppio”, un momento chiave ripetuto, sono evocati in tutti i film di Truffaut. Che difendeva l’anti intellettualità, e il cinema che non fosse la solita trasposizione di opere letterarie.
“Fahrenheit 451“, “Effetto notte“, “La signora della porta accanto“, alcuni suoi film. Nel 1962 gira “Jules e Jim“; ostacolato dalla censura che ne limita fortemente la visione, viene vietato in Italia e, Dino De Laurentis con lo stesso Truffaut, organizzano una protesta a cui prendono parte tra gli altri anche Alberto Moravia e Roberto Rossellini. La sua specialità, l’arrivo di quel momento forte, che lascia gli spettatori sorpresi ed impietriti. Con quel gusto sopraffino del paradosso: la capacità di far accadere il contrario di ciò che ci si aspetta. Il colpo di scena, che arriva spontaneo, senza preavviso. Il “Ti pigliasse un colpo”, in una spiegazione letterario-cinematografica.
Hitchcock, ti strega
Hitchcock, con il suo profilo avvolto nell’ombra, inconfondibile, che arriva prima di ogni suo film. Che precede e bussa ad ogni paura dell’ignaro telespettatore; calmo e flemmatico, con la pancia fiera in evidenza, lo accompagna, prendendolo per mano, in un sentiero fitto e oscuro. Dove la paura non è certo un sentimento, irreale e sconosciuta com’è. Ma, un’emozione incontrollabile, un rapimento. Invade il corpo, provenendo da ancestrali vie.
Si, perché i due registi, sono maghi nell’Horror; un genere che, per loro, viaggia nella mente, alleggerito come un fumetto, a schizzi gialli. Così, esplorano angosce e zone buie dell’animo umano, senza rinunciare all’ironia. “Psico”, “Notorius”, “Il delitto perfetto”, “Rebecca la prima moglie”, “L’uomo che sapeva troppo“, sono alcuni film di Hitchcock.

L’Horror sul cuscino
Cosa importa se non si dormirà la notte, solo al ricordo dell’inizio dei film di Hitchcock. Quando augurava un “Signore e signori, buonasera“, sulle note della marcia funebre di Gounod. Prepariamoci al crimine in casa, ai brividi sul divano; zone d’ombra fra le pareti domestiche, che diventano ancora più oscure e, la frase balbettata più spontanea per le prossime 24 ore, sarà “mi accompagni?”. L’appello per scongiurare la paura della solitudine, anche nei propri ambienti.
Corvi gracchianti e civette sibilline a occhi spalancati. Tutto tinto di notte, di buio, più nero della pece. E di fluttuante giallo. “Agli, fragaglie e fattura ca non quaglie“, diceva Totò. Dimentichiamo la magia del ritornello dei vicoli napoletani, a favore del “Black Humor“. Le risate spassose, azzittite dai cigolii, da cancelli non oliati. Un sorrisetto potrà scappare, ma basterà distinguerlo da una paresi.

Giallo, tinto e mescolato…
E’ arrivata l’ora. Fermate gli orologi a pendolo, ammutolite quel cucù che vi farà sobbalzare. Non guardate il quadro dell’avo in salotto, perché noterete che vi guarderà anch’esso. Pulite prima, fino all’ultima ragnatela. Perché, dopo un film del genere, nessun dettaglio vi sembrerà casuale. E se sentite un lupo ululare la notte, appoggiata la testa al cuscino, rassegnatevi. Perché sarà soltanto il cane della vicina lasciato in terrazzo.
Federica De Candia per MMI e Metropolitan cinema. Seguiteci!





