Hong Kong: la storia dell’ex colonia britannica

I violenti scontri che si registrano settimanalmente ad Hong Kong sono la dimostrazione di un rapporto turbolento tra la città cantonese e la Cina continentale. Ripercorriamo i passaggi che hanno portato Hong Kong ad essere una regione amministrativa speciale.

Da mesi Hong Kong è centro di sconti tra manifestanti e governo centrale. Gli abitanti di Hong Kong, nel timore di eccessive ingerenze da parte della Cina continentale, scendono in strada ogni fine settimana per chiedere elezioni libere a suffragio universale e le dimissioni di Carrie Lam, primo ministro della città cantonese.

Sulla carta Hong Kong è una regione amministrativa speciale della Repubblica Popolare Cinese, ma nella sostanza può essere considerata una città-stato, fatta eccezione per le relazioni estere e la difesa. Proprio per questo, si è soliti definire il rapporto tra Hong Kong e la Cina continentale come caratterizzato dal principio “Un paese, due sistemi”.

Ma come si è arrivati a questa situazione? È necessario fare un passo indietro e tornare all’anno 1842.

La fine della guerra dell’oppio

Tra il 1839 ed il 1842, si è combattuta la prima guerra dell’oppio che ha visto contrapporsi l’impero cinese, sotto la dinastia Qing, e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda.

La guerra fu motivata dal rifiuto dell’impero cinese di consentire il commercio dell’oppio proveniente dall’India britannica, attuando una serie di divieti che scatenarono il conflitto tra le due potenze.

All’esito della prima guerra dell’oppio, conclusasi nel 1842 con la vittoria del Regno Unito e con la firma del Trattato di Nanchino, cinque porti cinesi furono aperti al commercio e la città di Hong Kong passò sotto la sovranità britannica.

Hong Kong britannica

Negli anni seguenti al passaggio di Hong Kong sotto la dominazione britannica, la città si espanse notevolmente e, nel 1898, la Cina cedette al Regno Unito i Nuovi Territori, oggi parte della regione di Hong Kong e comprendente quasi mille chilometri quadrati di isole e terraferma.

La cessione, però, consisteva in un prestito della durata di 99 anni, al termine dei quali la regione sarebbe dovuta tornare sotto la sovranità cinese.

Nel 1941, durante la seconda guerra mondiale, si pervenne ad un accordo tra governo britannico e quello cinese al fine di definire una strategia militare congiunta per contrastare la possibile invasione dell’impero giapponese nella città.

L’attacco dell’esercito giapponese fu, però, particolarmente duro, tanto da convincere il comandante britannico, Christopher Maltby, ad ordinare la ritirata verso la terraferma e, a seguito di numerose perdite dell’esercito inglese e cinese, la città passò sotto la sovranità giapponese.

Con la resa del Giappone del 1945, la città ritornò sotto la sovranità britannica, fino al 1997.

La restituzione

All’avvicinarsi della scadenza del prestito dei Nuovi Territori, nel 1982 la Gran Bretagna e la Cina diedero inizio alle trattative per definire le modalità del trasferimento di Hong Kong da una sovranità all’altra.

Le trattative si conclusero nel 1984, tramite l’accordo di Pechino, con il quale il Regno Unito si impegnava a restituire il territorio alla Cina continentale, e con la promessa da parte di quest’ultima di non applicare il sistema socialista cinese ad Hong Kong, sancendo il celebre principio “Un paese, due sistemi”.

Con il passaggio di sovranità, avvenuto nel 1997, Hong Kong è divenuta, in sostanza, una città-stato, con proprio sistema legislativo, giudiziario e politico, con autonomia su tutte le materie, eccezion fatta per la politica estera e la difesa del territorio.

Hong Kong
Bandiera di Hong Kong

Il sistema politico di Hong Kong

Dopo il 1997, un’assemblea costituente, formata da rappresentati della Cina e della regione amministrativa speciale, promulgarono la costituzione di Hong Kong, denominata la Legge Fondamentale.

A norma della Carta Costituzionale, Hong Kong è formalmente una regione amministrativa speciale della Repubblica Popolare Cinese, ma gode di un altissimo grado di autonomia, eccezion fatta per la politica estera e la difesa del territorio.

In virtù di questa previsione legislativa, l’ordinamento giuridico della regione è ispirato al sistema del common law anglosassone, basato maggiormente sui precedenti giudiziari piuttosto che sulla codificazione normativa e sull’emanazione delle leggi.

Inoltre, la zona di Hong Kong mantiene il suo sistema economico basato su un modello capitalista, oltre a garantire ai cittadini più ampie libertà democratiche rispetto alla Cina continentale; infatti la Legge Fondamentale di Hong Kong garantisce la libertà di parola, di espressione e di riunione, seppur limitata da un’ordinanza pubblica, la libertà di fede religiosa ed elezioni semi-democratiche.

Il sistema elettorale di Hong Kong

Uno degli elementi che impedisce di definire Hong Kong come una regione democratica a tutti gli effetti è sicuramente il sistema elettorale.

A norma di quanto stabilito dalla legge, il parlamento di Hong Kong è composto da un’assemblea comprendente 70 membri, 35 dei quali eletti da tutti i cittadini attraverso cinque circoscrizioni, mentre i rimanenti 35 vengono eletti da un numero limitato di elettori attraverso cinque collegi professionali.

I componenti di questo collegio vengono nominati tramite l’assegnazione di un certo numero di rappresentanti ad ordini professionali e settori economici della società; numerosi di questi elettori appartengono a settori dell’economia e della società più vicini alla Cina continentale.

Anche il capo del governo è scelto da un comitato elettorale ristretto composto da 1.200 membri.

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