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House of the Dragon, recensione dell’ottavo episodio: la maschera d’oro

L’ottavo episodio di House of the Dragon conferma la grandezza di questa serie e brilla soprattutto per la bravura di Paddy Considine.

Re Viserys I: indiscusso protagonista dell’ottavo episodio

Viserys I

La cosa che adoro di HotD è la velocità con cui va avanti, senza creare tempi morti, e il modo in cui quasi ogni episodio vada a rappresentare un portale temporale, spostando sempre la storia di diversi anni avanti rispetto al precedente. Viserys è il protagonista indiscusso di questo episodio, un re oramai trasformato, divorato dalla sua malattia, ma che proprio in quel momento dà il suo meglio. Il Re non abbandona Rhaenyra, la aiuta nuovamente prendendo decisioni a suo favore, rendendo erede al Trono di Legno il primogenito di sua figlia. È emozionante la scena in cui Viserys si presenta con una mezza maschera dorata a coprirgli la parte del volto ridotta in teschio oramai, priva persino del bulbo oculare, con le poche forze che ha, trascinandosi sul trono responsabile della sua malattia, riuscendo così a diventare ancora più iconico. Con fatica ma allo stesso tempo in modo deciso (come probabilmente non ha mai fatto) ribadisce il proprio potere e si scaglia a favore del suo sangue.

Il re si dimostra collante della propria famiglia divisa in due fazioni, organizza una cena con tutti i suoi cari, fa un discorso degno di nota, di un grande Uomo, ed ogni cosa pare andare per il meglio, persino Alicent e Rhaenyra sembrano far pace dopo tanti anni. L’interpretazione di Paddy Considine è davvero degna di vincere un Emmy, e ciò porta a seguire l’intero episodio con un groppo in gola, un magone assurdo, un pugno allo stomaco. Considine si rivela, indubbiamente, un attore da maschera d’oro.

Al di là dei tanti eventi non mostrati e che l’episodio ovviamente non sta a specificare, poiché sono accaduti nell’arco temporale tra l’episodio precedente e quest’ultimo, credo che ciò che renda House of the Dragon una grande serie (e direi anche la migliore tra quelle in circolazione in questo periodo) è la capacità di toccare le emozioni dello spettatore, di donargli l’esperienza vera e propria della catarsi estetica.

I punti clou dell’episodio

Aemond

Oltre il Viserys straordinario a cui assistiamo, ulteriori punti clou dell’episodio sono stati senza dubbio: la testa di Vaemond mozzata improvvisamente da Daemon, l’unione e imbattibilità emanata dalla famiglia di Rhaenyra e Daemon, la giovane follia di Aegon (ed anche la sua preoccupante stupidità), il carisma esercitato da Aemond. Ecco, su quest’ultimo vorrei soffermarmi, Aemond è il classico personaggio ambiguo, che nasconde una rabbia spaventosa al suo interno, trasudante fascino da tutti i pori. Un giovane uomo pieno di rancore, dai capelli lunghi e biondo Targaryen, il colorito pallido, lo sguardo penetrante, il viso spigoloso, la benda sull’occhio. È un personaggio che colpisce, di cui non vedo l’ora di scoprire le prossime mosse.

Colpo di scena vero e proprio però è il finale: Re Viserys I muore (e questo ce lo aspettavamo), ma farfuglia qualcosa ad Alicent prima di esalare l’ultimo respiro, pensando però di avere accanto la figlia Rhaenyra. Credendo di parlare con quest’ultima, il re racconta ad Alicent del sogno di Aegon il Conquistatore e del Principe Promesso (la profezia di un Principe che arriverà per riunire i Sette Regni contro un nemico, profezia che Viserys aveva rivelato alla principessa poco prima di nominarla sua erede). Alicent, non sapendo nulla di tutto questo, presume che si riferisca a suo figlio Aegon (quel ragazzetto idiota che non riesce nemmeno a riunire i suoi stessi pensieri, figuriamoci i Sette Regni) tornando a risvegliare il desiderio di vederelo sul Trono di Spade, cosa che avrà molte conseguenze sul rapporto tra lei e Rhaenyra e che darà il via alla Danza dei Draghi.

Con intrepida attesa per il prossimo episodio vi auguro una buona visione lunedì 17 ottobre su Sky. Dracarys!

Sara Di Luca

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