Stasera su Mediaset 20 alle ore 21:04, verrà trasmesso “Hulk” di Ang Lee, il film più intenso e drammatico sul Gigante Verde di casa Marvel
“Io non sono venuto qui per vedere te. Sono venuto qui per vedere mio figlio, il mio vero figlio, quello dentro di te” (David Banner/Nick Nolte, “Hulk”)
Correva il 2003. Un’epoca in cui i blockbuster erano più diversificati e dove i film tratti dai fumetti stavano tentando di trovare la propria strada.
Parliamo degli anni di opere come lo “Spider-Man” di Sam Raimi o del fallimentare “Daredevil” o ancora dei film degli X-Men diretti da Bryan Singer. E poi ci sono Ang Lee e il suo “Hulk”.

“Hulk” era un film su cui l’Universal riponeva le proprie speranze ma non ottenne il successo di pubblico e critica sperato.
Motivo di tale fallimento è dovuto all’ambizione di Lee, regista di Taiwan che si è destreggiato più volte nelle produzioni in lingua inglese e sperimentando con generi diversi (“Ragione e sentimento”, “Tempesta di ghiaccio”, “Motel Woodstock”).

Che cosa ha fatto Lee con il suo “Hulk”? Ha rinunciato quasi totalmente allo spettacolo fine a sé stesso e si è concentrato su uno degli aspetti più importanti del personaggio creato da Stan Lee.
Il potere di Bruce Banner (interpretato da Eric Bana) è sia una benedizione che una maledizione.

Hulk è probabilmente l’essere più inarrestabile del mondo ma a quale prezzo?
Banner può contare su di lui in caso di pericolo ma può convivere con un vero e proprio mostro situato dentro di sé?
Il soggetto di James Schamus si spinge persino oltre raccontando non solo il dramma di Bruce ma esplorandone l’ambiguità e i motivi per cui proprio lui può trasformarsi nel gigante verde.

Un film diretto con mestiere da Lee (sperimentando un utilizzo molto “fumettistico” dello split-screen) e che pecca solo di essere uscito in un periodo in cui i cosiddetti “cinecomics” d’autore erano ancora acerbi per il grande pubblico.
“Hulk” è sicuramente un prodotto commerciale con le sue scene d’azione ma è comunque un film che ha deciso di affrontare direttamente la psicologia di un personaggio già complesso di suo.

Gli stessi cliché del genere vengono gestiti in maniera non convenzionale.
Il romanticismo è meno mieloso e il cattivo di turno non è il generale Ross (Sam Elliot) o un mostro rivale ma un padre folle e crudele (Nick Nolte) che ha causato tanta sofferenza al proprio figlio.

Dimenticatevi quindi il gigante forte e cocciuto del Marvel Cinematic Universe e recuperate questo film poco considerato sull’oscuro mondo di Bruce Banner e il suo feroce alter ego.

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