Hunter x Hunter, ventun’ anni e non sentirli

Sono trascorsi ventun’anni dalla prima messa in onda dell’anime originale di Hunter x Hunter.

Hunter x Hunter
I protagonisti della serie, dall’alto verso il basso: Kurapika, Leorio, Killua e Gon – Picture credits: Nippon Animation

Il 16 ottobre 1999 è un giorno importante per i lettori di Shonen Jump: debutta, su Fuji TV, l’anime di Hunter x Hunter, all’epoca una delle serie più importanti del settimanale. Il secondo, grande successo di Yoshihiro Togashi, già autore di Yu degli Spettri, viene adattato da Nippon Animation. Uno studio di animazione fino ad allora noto per il suo World Masterpiece Theater, che aveva lanciato serie come Heidi e Anna dai capelli rossi. Con Hunter x Hunter, però, la Nippon prova qualcosa di completamente nuovo. Qualcosa di decisamente più orientato all’azione, ma anche fortemente oscuro e complesso.

Una ingannevole prima impressione

A prima vista, Hunter x Hunter non sembra molto differente dal “solito” battle shonen. Il protagonista, Gon Freecs, è un ragazzino che vive con sua zia e sua nonna su un’isola immersa nella natura. Un giorno incontra un misterioso individuo, di professione Hunter, che gli rivela di essere allievo di suo padre, Ging Freecs. La notizia sconvolge Gon, che fino a quel momento era convinto di essere rimasto orfano. Questo porta il giovane alla decisione di diventare lui stesso un Hunter per trovare suo padre.

Balena in mente, a questo punto, una domanda: che cos’è un Hunter?
In questo mondo, un Hunter è un individuo altamente specializzato in vari campi, che presta le sue competenze per determinati lavori. Esistono Hunter gourmet, Hunter archeologi e anche Hunter assassini. Un elemento che porta l’anime ad avere infinite possibilità narrative: Gon, ed ogni altro personaggio, possono diventare qualunque cosa, quando diventano Hunter.
Nel corso del suo viaggio, inoltre, il giovane fa la conoscenza di un assortito gruppo di personaggi: il suo migliore amico, Killua, gentile e amichevole, ma proveniente da una famiglia di assassini; l’ingenuo ma determinato medico Leorio Paladiknight; Kurapika, affabile e altruista, ma desideroso di vendicare il suo clan, sterminato dalla “Brigata dell’illusione” (o “brigata fantasma“); e infine, Hisoka, un pittoresco e letale maniaco omicida che sviluppa una bizzarra ossessione per Gon.

Distinguersi dalla massa

Hisoka – Picture credits: Nippon animation

Come già si vedeva in Yu degli spettri, però, Yoshihiro Togashi non si accontenta di proporre un semplicistico intrattenimento per adolescenti. Anche Hunter x Hunter, come il suo predecessore (e anche come il suo lavoro “di intermezzo”, Level E), si distingue per un’aura ben più oscura e malefica delle opere di questo target. Dopo i primi circa venticinque episodi, che trattano dell’esame per diventare Hunter, la serie comincia a diventare più cupa. Alle solite tematiche, come l’amicizia e la realizzazione del proprio sogno, vengono aggiunti elementi come l’avidità, la criminalità, la morte e il genocidio. I colori si fanno progressivamente più oscuri, la città di York Shin City (modellata su New York) sembra una metropoli gotica che non ha nulla da invidiare a Gotham City.

A questo, si aggiunge il solito amore di Togashi per l’invenzione di complessi power system: il Nen (che avrebbe poi ispirato il sistema del chakra in Naruto) si rifà ai tradizionali concetti cinesi e giapponesi di ki e chi, ma anche allo zodiaco occidentale. Le caratteristiche tanto ben dettagliate e coerenti del Nen potrebbero far credere che sia qualcosa che esiste per davvero. Anche in questo caso, inoltre, le possibilità narrative sono innumerevoli: esistono sei tipi di Nen, ma ogni personaggio sviluppa principalmente un proprio tipo in base alla propria personalità.

Un battle shonen… noir?

Tutto ciò, però, ha principalmente a che vedere con gli elementi che sono già presenti nel manga.
A rendere l’anime del 1999 (e i successivi OAV rilasciati tra 2002 e 2004 che proseguono la vicenda fino all’arco di Greed Island) in grado di elevarsi dalla massa di battle shonen di fine anni ’90 è la sua atmosfera.
All’inizio sono pochi episodi a godere di questo trattamento, in cui l’aria è pesante, i colori sono cupi e la tensione si taglia con il coltello. A partire dall’arco di York Shin City, però, Hunter x Hunter mescola il battle shonen al noir senza timori. Gangster, associazioni di stampo mafioso, violenza, diventano il soggetto principale della narrazione. Anche Greed Island non rinuncia all’essere vicino ad un thriller: sull’isola dove si trovano i protagonisti, gira una sorta di serial killer. Il quale, quasi sicuramente, è uno dei loro alleati.

La regia non si vergogna di giungere fino ai limiti del target previsto, mostrando senza problemi scene di enorme violenza. Al contempo, riesce a rendere anche un episodio sostanzialmente filler (il trentaseiesimo) ricco di suspense, pur basandosi unicamente su una partita di lancio della moneta. I combattimenti sono caratterizzati da un montaggio che favorisce più la criticità dei colpi migliori, che la spettacolarizzazione di ogni attacco. Questo nonostante faccia uso esclusivamente di ottime animazioni disegnate a mano (nonostante la diffusione, all’epoca, di una rudimentale CGI) e nonostante il carente sound design, forse il maggiore difetto della serie dal lato tecnico.

Seconda sigla d’apertura della serie

Dal lato narrativo, il solo difetto che si può riscontare nella serie è che termini senza un vero finale, poiché Nippon Animation smise di produrre gli episodi mentre il manga era ancora in corso. Il finale della serie, quanto meno, è funzionale come epilogo, pur non dando tutte le risposte che uno spettatore vorrebbe. Sfortunatamente, il manga è ancora in corso tutt’oggi, a causa dei noti problemi di salute di Togashi che, dal 2006, ha proseguito la storia in maniera estremamente discontinua.

La serie del 2011

Nel 2011, Madhouse ha prodotto una nuova versione dell’anime che prosegue anche oltre l’arco di Greed Island. Sebbene complessivamente più apprezzata dell’anime originale, chi vi scrive ritiene che la scelta di colori così accesi e la regia più improntata all’azione non catturino perfettamente la natura del manga. Lungi, tuttavia, dal dire che uno sia meglio dell’altro: sono soltanto adattamenti differenti.

Dopo 21 anni, però, si può dire che l’anime originale di Hunter x Hunter rimanga una gemma sottovalutata. Graziato anche da un doppiaggio (anzi, due, visto che i trenta episodi OAV hanno un cast vocale diverso) in lingua italiana tra i migliori proposti nel nostro paese, Hunter x Hunter del 1999 rimane uno dei battle shonen assolutamente da vedere.

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