Cultura

‘’I fiori del male’’ la ricerca di bellezza di Baudelaire al di sopra delle cose

Il capolavoro più famoso e discusso di Charles Baudelaire, “I fiori del male” venne pubblicato per la prima volta il 25 giugno del 1857 ma conteneva poesie scritte negli anni Quaranta. La critica a lui contemporanea giudicò il titolo provocatorio e dirompente, tuttavia in linea con l’animo misterioso dell’autore. Esso allude alla bellezza che solo l’arte sa regalare, rovinata dalla volgarità della società contemporanea.

L’opera risente del malessere interiore di Baudelaire

Il poeta – stanco della propria condizione all’interno della società parigina – si rifugia nello stile di vita Bohémien con eccessi spesso autodistruttivi e immorali. Il titolo infatti nasce dalla volontà di Baudelaire di compiere un viaggio, con il lettore, verso la parte più oscura dell’animo, utilizzando la poesia per “estrarre la bellezza dal male”.

Ma cosa sono i ‘’Fiori del male’’ di Baudelaire?

Aprire ‘’I Fiori del male’’ è ritornare al principio, i temi e le figure, gli accenti e i registri di tutta la poesia che diciamo moderna sono annunciati e anticipati nell’opera lirica. Un libro poetico che si può collocare nel cuore della nostra epoca. Come per la Commedia di Dante quella poesia non ha mai cessato di interpretare un tempo successivo a quello in cui il suo autore è vissuto.

Pubblicata dall’Editore Auguste Poulet-Malassis, la raccolta comprendeva cento poesie divise in cinque sezioni: Noia e ideale; I fiori del male; Rivolta; Il vino; la morte. “I fiori del male” nello specifico rappresentano una sorta di biografia ideale. Un percorso esistenziale che va dalla consapevolezza della propria diversità rispetto al mondo esterno, alle varie esperienze nella vita degradata della metropoli, al desiderio di fuga nei paradisi della droga, negli amori distruttivi.

Temi e argomenti de ”I fiori del male’, intrisi di simbolismo

“I fiori del male” è uno dei massimi esempi del Simbolismo, in quanto Charles Baudelaire crea un modo nuovo di fare poesia, con l’utilizzo di versi liberi, di un linguaggio allusivo, musicale e simbolico. Le parole vengono caricate di un significato profondo, nascosto, allusivo e fonico, diventando portali che conducono a un’altra realtà. La realtà concreta, la Natura nasconde dei legami invisibili tra le cose, ogni oggetto è simbolo di qualcos’altro. E il poeta è colui che riesce a comprendere questi simboli e li rivela agli altri uomini.

Temi quali la morte, l’amore e lo slancio religioso vengono estremizzati col gusto dell’orrore, il senso del peccato e il satanismo. Tra i componimenti più riusciti dell’opera ci sono Spleen, L’albatro, Corrispondenze, temi che saranno cari al decadentismo.

Una poesia di contrasti ed elevazione spirituale quella di Baudelaire

Il libro di Baudelaire è atroce e insieme dolcissimo, è la poesia di una forte compresenza. La crudeltà e la dolcezza, la miseria e il vento del desiderio, la noia e le passioni, l’estasi dei sensi e il gelo della solitudine, hanno lo stesso respiro. Il deserto e il mare: questa immensità è la linea d’orizzonte che il poeta ha dinanzi a sé. Del resto leggere Baudelaire è fare esperienza dell’ élevation, che permette di planare sulla vita e ascoltare il linguaggio dei fiori e il silenzio delle cose: “le langage des fleurs et des choses muettes”. Il privilegio che ci concede solo la grande poesia.

Alessia Ceci

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