Calcio

L’affaire Icardi: epilogo di una storia controversa

Se due anni fa aveste chiesto ad un qualsiasi tifoso nerazzurro quale sarebbe stato il leader dell’Inter del futuro, avrebbe risposto Mauro Icardi. 124 goal, fascia da capitano e dimostrazioni continue di amore verso la propria squadra e i suoi tifosi. Ma la storia ha avuto un epilogo diverso e tra ieri e oggi ne è stato scritto l’ultimo capitolo. I social impazzano di sostenitori interisti felici di veder partire la più grande delusione, a livello umano, degli ultimi dieci anni. Tutti, però, dietro questa maschera nascondono il dolore di aver perso un figlio a cui si era dato tutto, ma che ha buttato tutto via. Perché questo fallimento?

Icardi al Psg: ormai è fatta

Le notizie di ieri sera, riportate da gran parte delle principali testate sportive, trovano sempre più conferma: Mauro Icardi sarà un giocatore del Psg a tutti gli effetti. La trattativa tra l’Inter e i francesi, che puntavano a uno sconto dei 70 milioni pattuiti a settembre scorso, è arrivata a una conclusione. La fumata bianca è arrivata in serata, con Marotta che ha portato nelle casse nerazzurre una plusvalenza storica: il centravanti argentino passerà a titolo definitivo al Psg per 57 milioni di euro, bonus compresi.

Resta la nota clausola che prevede un bonus di 15 milioni per l’Inter, in caso di futura rivendita in Italia. Il rischio da cui l’ad vuole tutelarsi è quello di subire la beffa del passaggio di Icardi alla Juventus, con Paratici pronto a tutto pur di portarlo a Torino. Per l’attaccante un contratto da 10 milioni netti a stagione fino al 2024; Tuchel avrà il suo attaccante, Zhang una ricca plusvalenza e Maurito il contratto che voleva: è un buon affare per tutti?

La fine di una telenovela

Arrivato a Milano nell’estate del 2013 per 12 milioni, Icardi ha, anno dopo anno, conquistato il cuore dei tifosi nerazzurri a suon di gol. Due volte capocannoniere (2014-15 e 2017-18), l’argentino è diventato capitano con Roberto Mancini nel 2015 e ha provato gradualmente a ergersi a simbolo e bandiera nerazzurra. L’idillio è durato però solo fino al 13 febbraio 2019, quando, dopo alcune dichiarazioni poco felici della sua moglie e procuratrice Wanda Nara, perse la fascia di capitano a scapito di Handanovic. Il rapporto con i tifosi nerazzurri, sempre stato costituito da alti e bassi (come nel caso della polemica dopo l’uscita della sua autobiografia nel 2016), ebbe il definitivo strappo in quel pomeriggio di febbraio, quando Maurito non partì per Vienna con la squadra.

Da quel momento in poi è cominciata una telenovela fatta di indiscrezioni, rivelazioni, dichiarazioni che hanno finito per concludersi con il passaggio in prestito al Psg nell’ultimo giorno dello scorso mercato estivo. Oggi l’addio sembra definitivo e per molti nerazzurri è un sospiro di sollievo, come se da questo momento in poi non ci fosse più quel pensiero fisso di incertezza rispetto al suo futuro.

Cosa non ha funzionato?

Il ruolo di Icardi, prima di tutto. Non in campo, in cui esprimeva in modo cristallino il suo talento da bomber d’area di rigore, ma fuori. Evidentemente la fascia di capitano non era adatta all’argentino, specialmente guardando alla caratura morale e professionale dei suoi predecessori in nerazzurro. I vari Corso, Mazzola, Facchetti, Bergomi, Zanetti sono stati esempi innanzitutto fuori dal rettangolo di gioco. Non si sta inneggiando alla vicenda del triangolo amoroso con Maxi Lopez, ma ad altri aspetti. Al fatto di sentirsi più importanti della squadra stessa, tanto da richiedere continuamente ritocchi al contratto; a ripetute uscite infelici contro i tifosi nerazzurri; alla mancanza più grande: quella di non prendere posizione di fronte a dichiarazioni del suo procuratore poco rispettose verso i compagni.

Quella tra Icardi e l’Inter è una storia fatta di alti e bassi, ma che forse non aveva la cosa più importante di un solido e importante rapporto: la condivisione degli stessi valori. Si può dire che l’argentino abbia reagito in modo comprensibile non partendo per Vienna, sentendosi delegittimato con un tweet dal suo ruolo di capitano. Ma alla fine, capitani lo si è anche senza fascia al braccio e a Maurito bastava dimostrarlo: tornando subito in campo, lavorando a testa bassa e trasmettendo ai tifosi interisti un messaggio importante. Quello che il suo amore per l’Inter va oltre un tweet. Forse è proprio in quel pomeriggio del 13 febbraio del 2019 che i tifosi interisti hanno capito di non aver perso un capitano, ma solo un fortissimo attaccante.

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI DELL’AUTORE

Back to top button