Cultura

Ignavi, gli indegni disprezzati da Dante: il peccato della non scelta

Ignavi: nuovo appuntamento per la rubrica Dantedì, i mercoledì dedicati a Dante Alighieri. Oggi, un’analisi di quegli spiriti che il Sommo definisce ignavi: si annovera a costoro, la celebre ombra del Papa Celestino V.

Ignavi, chi sono costoro?

Una categoria di individui senza forza di volontà, pigri spiritualmente, coloro che non prendono mai una netta posizione: i vili, i codardi. Questa categoria di persone è così definita nella lingua italiana. Nella Divina Commedia, Dante, pone questa categoria di peccatori nell’Antinferno: perché il poeta dà questa collocazione? Costoro sono anime sì dannate, ma talmente indegne tanto da non essere annoverate né fra le pene dell’Inferno né fra quelle del Paradiso.

Ignavi, Inferno Canto III - Photo Credits: scuolissima.com
Ignavi, Inferno Canto III – Photo Credits: scuolissima.com

Queste anime non presero mai una posizione nella loro vita, né per il bene, né per il male. A questo proposito, li colloca fra il fiume Acheronte e la porta che dà accesso al mondo degli Inferi. Omertosi, mai agirono esprimendo le proprie idee ma, piuttosto, adeguandosi alla massa e al più forte. Anche gli angeli che non si schierarono né con Dio né con Lucifero sono collocati nell‘Antinferno. Questa categoria di peccatori che non si schierò mai nella loro vita terrena, non può appartenere a nessun schieramento nemmeno da morti.

Ignavi, gli indegni di qualunque cosa: il disprezzo di Dante

E’ nel terzo canto della Divina Commedia che, il Sommo Poeta, descrive le anime vili e codarde. Tuttavia, quest’ultime non sono esonerate dalla legge del contrappasso dantesca: per Alighieri chi non ha scelto in vita è come se non avesse mai vissuto. La punizione per gli ignavi prevede che queste anime dannate vaghino nude ad inseguire una velocissima insegna che ruota su sé stessa per l’eternità; il tutto punzecchiati continuamente da vespe e mosconi. Non solo, il poeta disprezza totalmente questa categoria di peccatori definendoli come coloro che “che mai non fur vivi”. Cattura la loro essenza in un verso:

“l’anime triste di coloro Che visser sanza infamia e sanza lodo.”

Ma perché li disprezza in maniera così totalizzante? Teologicamente esiste una scelta fra bene e male che deve necessariamente essere compiuta, nella vita. Nel contesto socio-culturale in cui vive Dante, poi, il cittadino deve obbligatoriamente adempiere ad una vita politica attiva, e quindi, ad uno schieramento: l’uomo nasce come essere sociale e se ciò non accade sottraendosi ai doveri della società, non è degno di considerazione.

Il gran rifiuto di Celestino V e il peccato della non scelta

Sfogliando le pagine della Divina Commedia, numerose sono le allegorie in cui ci si imbatte e, numerosi, i personaggi storici. Un ignavo famoso è infatti Papa Celestino V. Al secolo Pietro Angelerio eletto 192° Papa nel 1294. Nonostante l’elezione si rese conto dopo soli tre mesi, di non riuscire ad adempiere ai compiti che la carica papale comportava. La sua abdicazione portò l’ascesa al potere Bonifacio VIII, un nome che diventerà famoso nella storia, grande nemico del Sommo Poeta. Spietato, ingiusto, e disprezzato da Alighieri. Dante descrive l’incontro con Celestino V in questo modo:

”Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.”

In letteratura uno dei più famosi ignavi è sicuramente il Don Abbondio dei Promessi Sposi. Il personaggio è spesso citato per non avere ”un cuor di leone”, e per la sua propensione al facile piuttosto che al giusto. Una personificazione peccaminosa sia quella del personaggio manzoniano che quella di Celestino, che trova riscontri nel mondo moderno e sempre troverà radici nel futuro, sulle vie dei gregari praticanti la semplicità del non scegliere.

Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
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