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Il blocco dell’Italia di AstraZeneca verso l’Australia genera guerra sul web: “Tu mi neghi i vaccini, io ti boicotto la cucina!”

Se c’è una cosa di cui, noi italiani, possiamo vantarci all’estero di sicuro è la cucina: quella che ci manca anche dopo una settimana di “fuga” dal nostro Paese, e questo le nostre mamme lo sanno bene. Anche l’Australia, però, che vedendosi negare – lo scorso 26 febbraio – 250 mila dosi di AstraZeneca dall’Italia, ha pensato di ‘vendicarsi’ colpendo proprio al nostro tallone d’Achille: un punto debole che certamente non nascondiamo. Niente di personale: solo “penuria di dosi”. Quella del governo Draghi era una presa di posizione, data dai ritardi nelle consegne previste, nei confronti dell’azienda produttrice. Lo stesso premier Scott Morrison era stato comprensivo quando dichiarò: “In Italia muoiono 300 persone al giorno. Posso certamente capire l’alto livello di ansia non solo là, ma in molti altri Paesi in Europa. Sono in una crisi senza freni”, ammettendo che “Da noi non è così. Questa particolare spedizione non era quella su cui avevamo fatto affidamento per il lancio della campagna vaccinale, e quindi continueremo senza sosta”.

Ad avallare la richiesta, tra l’altro, era stata la stessa Ursula von der Leyen, capo della commissione, che lo scorso 2 marzo aveva dato il via al primo meccanismo di blocco dell’Ue, nei confronti delle case farmaceutiche. Una decisione che potrebbe seguire anche la Francia, come dichiarato nell’intervista a Bfmtv dal ministro della Salute, Olivier Veran, alla luce della lentezza con cui si muovono le campagne vaccinali rispetto a quanto avviene negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, dove la percentuale di vaccinati è oltre il 30%, mentre L’Ue ne registra circa l’8 della sua popolazione, e l’Australia è all’inizio della sua campagna vaccinale. Nelle scorse settimane, AstraZeneca è stata, non a caso, al centro di polemiche perché, a fronte di un accordo per consegnare 80 milioni di dosi entro il primo trimestre del 2021, riuscirà a produrne meno della metà. Pascal Soirot, della casa anglo-svedese, ha dichiarato che i ritardi “sono motivati da problemi produttivi, e negato che dietro l’inadempienza contrattuale ci sia il tentativo di dirottare dosi verso altri Paesi”.

“Cucina da incubo”

Insomma, lungi dall’essere un dispetto, l’Italia non aveva cattive intenzioni, e questo la “terra dei canguri” sembrava averlo capito. Ma l’orgoglio, si sa, a volte gioca brutti scherzi. Quando si tenta di mascherare una “rabbia” interiore, non sempre si riesce a tirarla per le lunghe, ed è stato dimostrato. Perché, quando sembrava una storia finita – da classica ‘amante’ tradita – ecco che l’Australia lancia le prime provocazioni sui social. Naaman Zhou, giornalista australiano del Guardian, è stato il primo: commentando su Twitter una foto raffigurante le nostre amate linguine, ha scritto “Fino a quando l’Italia non rimanderà quelle 250mila dosi all’Australia, le spezzerò a metà e le condirò con una salsa a base di panna che chiamerò carbonara”. Un colpo al cuore che, per quanto scherzoso e pacifico volesse apparire, ha generato il caos sul web, incoraggiando tutti quelli che non vedevano l’ora di togliersi il sassolino dalla scarpa. Lo ha fatto Kate Silver, giornalista della BBC, giurando e spergiurando che d’ora in avanti cucinerà la sua pasta condendola “con frutti di mare e aggiungendoci sopra del parmigiano”; Julien Doust, decisa ad aggiungere ‘zucchini’ “fino alla fine di questo embargo”, al suo ragù; mentre Barbarella Stormforce mangerà “pizza all’ananas in segno di solidarietà”. Fino alla peggiore delle minacce, quella di una certa Alison, che ha dichiarato di cuocere la pasta “in acqua fredda, senza sale, per almeno 20 minuti. Magari anche nel microonde”.

Ma una minaccia a chi? Alla loro salute, forse. Anche se qualcuno, in effetti, ha fatto intendere di averla presa sul personale. Tipo Piercamillo Falasca, che con tanto di bandierina tricolore, si è rivolto direttamente all’autore del post bacchettandolo: “Le linguine sono adatte a condimenti a base di pesce. Non trattiamo con i terroristi”; e CiccioBuonfi che, invece, ha mandato il giornalista del Guardian direttamente a Masterchef, sotto il temuto giudizio di Antonino Cannavacciuolo. Ma il post più esilarante è stato quello di Lo Hacker: “Qui trovi una confezione di spaghetti già tagliati, nel caso in cui ti mancasse la forza perché non hai il vaccino”. Insomma, che nessuno tocchi la cucina italiana!

Francesca Perrotta

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