Potrebbe essere difficoltoso, ma provate a immedesimarvi in una realtà distopica. Una realtà con 5,7 milioni di italiani che, nel 2024, hanno vissuto in condizioni di povertà assoluta. Fantasticate, poi, su come l’età pensionabile continui ad aumentare di anno in anno. Sfruttate ancora la vostra fervida immaginazione per pensare a come questi problemi passino in secondo piano per cose ben più serie. Quali, vi starete chiedendo? Il continui calo delle nascite ormai ai “minimi storici”. Se vi sembra assurdo anche solo inventare uno scenario simile, purtroppo potete fermarvi. E dico “purtroppo” perché questa è tutt’altro che immaginazione, ma la realtà a cui stiamo assistendo.

Calo delle nascite come conseguenza alla povertà

Tra gli errori più comuni vi è quello di credere che la denatalità sia causata da una scelta egoistica. Una presa di posizione da parte delle nuove generazioni che si rifiutano di dedicarsi alla genitorialità. Quanto sta accadendo, in realtà, ha poco a che vedere con l’egoismo. Il calo delle nascite, trattato da alcuni come un problema da risolvere, è solo una naturale conseguenza della situazione economica, politica e sociale in cui stiamo vivendo. Gli esempi riportati poco prima non solo stati casuali. In uno stato in cui dilaga la povertà non può essere considerato irragionevole non voler mettere al mondo altri bambini.

Per quanto possa essere bello pensarlo, il solo desiderio di diventare genitori non è sufficiente. Si aggira tra i 100.000 e i 200.000 euro il costo per poter mantenere un figlio/figlia fino alla maggiore età. Una visione ottimistica, in quanto non si considera la reale indipendenza economia che arriva ben dopo i 18 anni. Se la preoccupazione che avvertite è già alta, aspettate di leggere uno dei principali turbamenti del Governo Meloni. Si parla, forse, dei tagli ai sussidi o alle spese sociali? Se questa è stata la vostra prima risposta, vi sbagliate. Per la Presidente del Consiglio conta di più la “battaglia demografia”, per far sì che l’Italia torni a “generare futuro”. Verrebbe da chiedersi, dopo quanto letto, di che futuro stiamo parlando.

Le agevolazioni esistono, ma non bastano

Giulio Cavalli, in un articolo su La Notizia, ha presentato quella che è la narrazione portata avanti dalla Meloni e le conseguenti falle associate ad essa. Sulla carta sono state attuate delle manovre a favore dell’aumento demografico che, però, si dimostrano insufficienti. In primo luogo parliamo dell’Assegno Unico, un sostegno economico erogato per ogni figlio a carico che si aggira tra i 50 ai 200 euro al mese (se minorenni). Un importo oggettivamente inadeguato all’attuale costo della vita. Segue poi il bonus per le madri lavoratrici di circa 40 euro al mese, agevolazione di cui potete usufruire se non siete disoccupate o precarie. E infine i fringe benefit che, come la logica vuole, favoriscono le famiglie già stabili lavorativamente.

È corretto pensare che il calo delle nascite, soprattutto nel lungo periodo, possa portare a delle ulteriori carenze in termini pensionistici e di forza lavoro. Ma, senza dubbio, questi fattori non possono essere risolti attraverso agevolazioni irrisorie o propaganda che incentiva alla nascita. Il governo in carica, forse, avrebbe potuto stanziare fondi per scopi differenti dal riarmo. Magari gli italiani avrebbero potuto avere maggiore sicurezza su questioni ad oggi instabili. Ciò non sta accadendo e, a giudicare dal livello di povertà in continuo aumento, il pensiero che investe la mente delle persone non include mettere al mondo un bambino. È far quadrare i conti o assicurarsi beni di prima necessità. In Italia si ambisce alla sopravvivenza. Se questo dovesse cambiare, forse aumenteranno anche le nascite.

Stefania Cirillo