Littizzetto su La7 con Fazio a “Che tempo che fa” ci restituisce un ritratto di Meloni tagliente, degno della buona satira.
Luciana Littizzetto ne dice quattro a Meloni e non è solo humor, ma anche politica. Le dice una cruda verità che attraversa tutte le donne che lavorano, pensano, si espongono. Nella puntata di “Che Tempo Che Fa” di domenica sera, la comica torinese ha dedicato una delle sue celebri “letterine” a Giorgia Meloni.
Tutto parte dal vertice di Sharm el-Sheikh, dove Donald Trump (fresco di ritorno sul trono della politica globale) si è rivolto alla premier italiana con una frase che nel 2025 sembra uscita da un film degli anni ’50:
“Posso dirti che sei bellissima, non ti dispiace, no?”
Commento sinceramente problematico. Littizzetto non si è limitata a ridere della scena. L’ha ribaltata. Con un tono tra l’affettuoso e il ferocemente lucido, le ha scritto:
“Chi ti scrive è una donna come te, suppergiù un metro e cinquantasette, che ti ha vista a Sharm ancora una volta impallata da Trump, quell’enorme braciola di carne pettinata come Donatella Rettore… Ma perché lasci che ti trattino così? Tu che nel tuo partito tieni tutti sull’attenti come il sergente di Full Metal Jacket.”
Littizzetto se la prende con Meloni, ma soprattutto con Trump
In pochi minuti, Littizzetto è riuscita a fare quello che nessuna analisi politica ha fatto: smontare la retorica di Meloni come “donna di potere”. Perché non basta essere una donna al comando se poi, davanti ai potenti maschi del mondo, si accetta di essere messa ai margini nelle foto, nelle parole, nei gesti.
“Anche nella foto ufficiale stavi all’estrema destra, il che forse ti avrà fatto anche piacere, ma eri talmente di lato che stavi per sconfinare in Libia!”
ha detto. Trump, con la sua solita disinvoltura, non si è limitato a essere “galante”: ha marcato il territorio, come sottolinea Littizzetto, che usa un’altra perifrasi divertente e un po’ colorita
come un labrador sui lampioni di una via del centro. (…) E Meloni ha sorriso. Come fanno tutte le donne quando sanno che non possono permettersi di non farlo.
Ecco che l’ironia della comica si trasforma in una posa più dura, dove la solidarietà di genere non fa sconti sul piano della politica:
“Non farti intortare da questi qua. Sono un gruppo di maschi in andropausa, con i modi e il cervello piantati ancora nel patriarcato. Al lavoro non siamo belle, siamo brave, intelligenti, preparate. O scarse, o pasticcione. Ma per quello che dice il nostro lavoro, non lo specchio.”
Meloni e il paradosso del potere al femminile
Il paradosso è evidente: la premier che ha costruito la propria ascesa sull’orgoglio femminile e sul “sono una donna, una madre, una cristiana” finisce per accettare il più vecchio degli schemi maschili: quello in cui la donna di potere deve comunque restare gradevole, silenziosa, asservita agli uomini. Perchè per quanta strada tu possa fare, nel Patriarcato non c’è niente che laverà mai via il tuo peccato originale: quello di essere Eva, e non Adamo.
La Littizzetto, da comica, dice ciò che la politica non ha il coraggio di dire: che non c’è emancipazione possibile se non passa dalla libertà, l’uguaglianza. E queste nono legate al farsi rispettare, non al farsi fotografare. In fondo, la vera battuta è tutta lì:
Se ti dice che sei bellissima, almeno rispondigli: “Allora toglimi i dazi del 100% sulla pasta!”
Un modo per ironizzare (forse, causticamente) che anche la bellezza, come la diplomazia, diventa inutile quando serve solo a distrarre da chi comanda davvero.
Maria Paola Pizzonia





