All’elezione del prossimo sindaco di New York manca ancora del tempo; nel frattempo, però, il Partito Democratico sta svolgendo le sue primarie. Al momento, ad essere in netto vantaggio è il giovane politico socialista Zohran Mamdani, a dispetto del grande favorito Andrew Cuomo. Tra i due c’è un distacco talmente netto che lo stesso ex governatore dello Stato di New York ha già riconosciuto la sconfitta.
Chi è Zohran Mamdani

Mamdani ha trentatré anni, musulmano, ed è in possesso della cittadinanza americana dal 2018. È iscritto sia al Partito Socialista Democratico che al Partito Democratico, e ha incassato l’endorsement dei due principali leader della sinistra, il senatore Bernie Sanders e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez.
Durante la campagna elettorale, ha promesso di rendere gratuiti i trasporti pubblici dla metropoli per i suoi abitanti, così come l’assistenza medica per i bambini. Ha intenzione di bloccare l’incremento degli affitti a prezzi calmierati per i prossimi quattro anni, di investire nella costruzione di condomini da mettere in affitto e di aprire supermercati gestiti dall’amministrazione cittadina e accessibili per tutti.
La sconfitta di Andrew Cuomo
I sondaggi che avevano preceduto il voto effettivo davano il suo avversario diretto in vantaggio, ma le urne hanno cambiato le carte in tavola. Cuomo, del resto, è piuttosto impopolare, a seguito delle accuse di molestie che lo avevano travolto qualche anno fa e che lo avevano portato a lasciare il proprio incarico. Dalla sua, tuttavia, ha un curriculum che al suo antagonista manca, e questo dettaglio è stato il fulcro di molti comizi da lui tenuti, durante i quali si è scagliato contro Mamdani, accusandolo di non aver maturato l’esperienza necessaria per gestire la Grande Mela.
A quanto sembra, però, è proprio il vento di novità portato dal candidato socialista ad aver convinto i newyorkesi. Mamdani è a favore della legalizzazione della marijuana e si batte per i diritti della comunità LGBTQIA+. Sostiene il diritto di esistere dello stato di Israele, ma si è scagliato duramente contro le azioni del governo di Netanyahu nella Striscia di Gaza, che ha definito un genocidio. Nei suoi discorsi, tuttavia, si è sempre concentrato maggiormente sulle questioni concrete della vita nella megalopoli, concentrandosi su economia, servizi e tasse; un approccio pratico che gli elettori, come dimostrano le votazioni, hanno apprezzato.
Federica Checchia
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