Da oltre quarant’anni Carlo Verdone si cimenta nella produzione cinematografica regalando al grande pubblico numerose pellicole dal sapore dolceamaro, tra comicità e verità profonde che spingono lo spettatore a riflettere e porsi domande sul senso della vita, del dolore e delle piccole o grandi tragedie che ci accompagnano lungo il nostro percorso sulla terra. 

Approdato nel grande schermo nel 1980 con il film “Un Sacco Bello”, da subito emergono il suo talento, carisma, comicità e immensa bravura nel cogliere ogni sfumatura di personaggi al limite del reale, che vivono la vita quasi in modo grottesco attraverso un susseguirsi di eventi e imprevisti che risultano esilaranti e al contempo fuori dal comune. Ogni suo film, pur suscitando infinite risate grazie ad un umorismo semplice ma vero, hanno sempre un unico filo conduttore: far riflettere le persone attraverso la comicità fino al punto da lasciarle con l’amaro in bocca.

Carlo Verdone, dalla laurea in Lettere Moderne al boom alla regia

Nato a Roma nel 1950, figlio di un grande storico del cinema, si laurea in Lettere Moderne alla Sapienza, prima, e in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia, dopo. Muove i primi passi nel mondo dello spettacolo negli anni Settanta, attraverso il cabaret e il teatro, per poi arrivare in tv, all’incirca nel 1978, con il programma Non Stop, che gli conferisce il successo che merita.

Grazie a Sergio Leone esordisce al cinema con il suo primo film “Un Sacco Bello”, agli inizi degli anni Ottanta, raggiungendo, in tal modo, un ulteriore traguardo che lo fa entrare definitivamente nel giro dei registi e attori di fama nazionale.  In breve tempo la sua carriera diventa sempre più di spessore e la sua comicità travolgente entra nelle case di tutti gli italiani a gamba tesa, offrendogli un punto di vista diverso sulla vita, grazie ad uno spirito semplice ma efficace che, seppur in un primo momento sembra alleggerire gli animi, in qualche modo lascia spazio alle riflessioni personali su ciò che ci accade e ci circonda.

Lungo questi oltre quarant’anni di carriera i film che ha diretto e interpretato sono numerosi, da “Borotalco” a “Viaggio di Nozze”, da “Compagni di Scuola” a “Troppo Forte”, passando per “Gallo Cedrone”“L’amore è Eterno Fin che Dura”“Sono Pazzo di Iris Blond” e “L’Abbiamo Fatta Grossa”, tutti accompagnati anche da grandissime collaborazioni con alcuni dei più grandi artisti del panorama dello spettacolo italiano come Antonio AlbaneseSergio RubiniEleonora GiorgiOrnella MutiChristian De SicaMario BregaGigi ProiettiLaura Chiatti e Angelo Infanti.

Inoltre, grazie alla sua genialità e doti artistiche, ogni suo lavoro non risulta mai scontato o banale ma, anzi, ogni pellicola mostra qualcosa di nuovo, un punto di vista diverso che mette sotto una nuova luce il tema trattato. Proprio per merito di queste sue abilità, e del grande lavoro svolto, in questi anni ha vinto numerosi premi, tra cui diversi Nastri d’Argento e David di Donatello come miglior attore, sceneggiatura e regista per film come “Borotalco”“Io, Loro e Lara” e “Perdiamoci di Vista”, oltre ad aver ottenuto, nel 2008, il Donatello per i suoi trent’anni di carriera. 

Carlo Verdone e il cinema tra comicità e dolce malinconia struggente

Chiunque, sentendo nominare Carlo Verdone, ricorderà almeno una delle scene più iconiche dei suoi film. Ognuna di esse è caratterizzata da una comicità unica e sensibile dal sapore un po’ dolceamaro e malinconico, che le rende speciali. Il lavoro del regista romano, infatti, è noto proprio per queste caratteristiche che rendono inimitabile ogni pellicola.

Diverse, per l’appunto, sono le scene passate alla storia. Basti pensare a “Borotalco”, in cui Angelo Infanti, nel ruolo di Manuel Fantoni, racconta la storia della sua vita, enfatizzandola e per certi versi stravolgendola, nel pezzo in cui recita:

“E così un giorno me ne uscii da casa, me ne andai al porto di Genova e mi imbarcai su un cargo che batteva bandiera liberiana. Che cosa trasportasse quel cargo non l’ho mai capito. In quei due anni ho fatto di tutto, mi sono drogato…”

Oppure, lo spezzone del film “Un Sacco Bello” in cui Brega, che interpreta il personaggio di Mario, durante una discussione con il figlio, hippy fermamente convinto, all’accusa di essere fascista, da parte dell’amica del ragazzo, urla “A me fascio? Io fascio? A zoccolè, io non so comunista così, io so comunista così”, urlando e alzando le braccia al cielo per enfatizzare quanto lui fosse tutt’altro che, appunto, fascista. O ancora in “Viaggio di Nozze”, con Claudia Gerini, in cui è presente l’iconica scena in cui coniano il termine “famolo strano”, durante una gita in macchina. 

Ognuno di questi capolavori, come anche “L’Abbiamo Fatta Grossa”“Benedetta Follia” o “Posti in Piedi in Paradiso”, raccontano la grandezza di un uomo che ha saputo fare del proprio talento uno strumento per rendere omaggio al mondo attraverso la propria arte e grazie a sketch di alto livello che racchiudono al proprio interno verità celate sotto il velo della comicità che al netto di tutto, quando compaiono i titoli di coda alla fine della pellicola, lasciano nel pubblico una serie di domande e ricordi nostalgici che lo portano a riflettere sia sulla vita, sia sul proprio passato; il tutto, però, con grande delicatezza e sensibilità, come solo un’anima buona sa fare. 

In fin dei conti non è questo il compito del cinema? Far riflettere con leggerezza, trasmettere messaggi importanti attraverso anche, ma non solo, la comicità e la sensibilità? Se la risposta a tali quesiti è affermativa, allora è indubbio come l’eredità di Carlo Verdone sia immensa e poterla eguagliare, in futuro, sarà difficile, seppur non impossibile. 

Articolo di Ambra Gabriella Samonà