In un’epoca in cui il filtro “golden hour” sembra essersi trasferito dalla fotocamera alla pelle, l’abbronzatura continua a esercitare un fascino potente, soprattutto sui più giovani. C’è chi la rincorre al mare, chi si affida alle lampade e chi prova ogni genere di autoabbronzante pur di ottenere quella sfumatura color caramello che, almeno all’apparenza, suggerisce salute, vitalità, benessere. Ma se lo chiedi ai dermatologi, la risposta è secca: nessuna abbronzatura è davvero sicura, tranne quella finta.

Attenzione a quell’abbronzatura: quando la tintarella è il segnale di un danno

Esponendosi ai raggi UV, la pelle risponde producendo più melanina. È una reazione difensiva, non un premio estetico. Come spiega la dermatologa Asmi Berry a Byrdie, il colore che tanto desideriamo altro non è che un segnale visibile di una ferita invisibile: un danno cellulare. E questo vale sia che tu stia prendendo il sole in spiaggia sia che ti stia sdraiando sotto un lettino. I raggi UVB scottano, quelli UVA vanno più a fondo, compromettendo il DNA, rompendo le fibre di collagene e accelerando l’invecchiamento cutaneo. Entrambi, in misura diversa, contribuiscono all’aumento del rischio di tumori della pelle, compreso il melanoma.

Il paradosso delle lampade: meno bruciature, più pericolo

I lettini abbronzanti spesso illudono chi li usa: l’assenza di scottature viene scambiata per sicurezza. In realtà, i raggi UVA utilizzati sono talmente concentrati da risultare più pericolosi della stessa esposizione naturale. E l’effetto è subdolo. Nessun dolore immediato, nessun arrossamento evidente. Ma il danno, come spiega la dottoressa Sarah Sung a Byrdie, è in corso. Solo che non lo vedi, finché non è troppo tardi.

Le lampade, infatti, aumentano sensibilmente il rischio di sviluppare melanomi precoci, soprattutto se usate prima dei 35 anni. Ecco perché oggi vengono considerate cancerogene dalla IARC (International Agency for Research on Cancer). Insomma, abbronzarsi artificialmente non è una scorciatoia: è un rischio accelerato.

La sola alternativa davvero sicura: l’abbronzatura “finta”

C’è un’unica soluzione per chi vuole la pelle ambrata senza pagarne le conseguenze: l’autoabbronzante. Spray, mousse o lozioni a base di DHA (diidrossiacetone) colorano temporaneamente lo strato più superficiale dell’epidermide senza attivare melanociti o causare danni cellulari. È un effetto estetico, non biologico. E funziona.

Certo, richiede attenzione nell’applicazione per evitare macchie e sfumature arancioni, e non va inalato. Ma rispetto al sole e ai lettini, è una rivoluzione gentile. Una che non lascia cicatrici invisibili.