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Il femminismo di Simone de Beauvoir

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Fiore all’occhiello della cultura europea, Simone de Beauvoir è stata una delle più importanti esponenti della letteratura francese e dell’ Esistenzialismo, nonché emblema del femminismo moderno.

Simone de Beauvoir: le origini e Memorie di una ragazza per bene

Simone de Beauvoir nacque a Parigi nel 1908 da una famiglia cattolica e borghese, dalla quale si allontanò successivamente per via del suo pensiero liberale e di sinistra. Sin da piccola si appassionò alla letteratura, insieme alla sua amica Zaza, che morì prematuramente nel 1929, senza realizzare il sogno di scrivere. Proprio Zaza diventa uno dei personaggi principali di Mémoires d’une jeune fille rangée (Memorie di una ragazza per bene), il primo scritto autobiografico di Simone, in cui l’autrice parla della sua infanzia e delle sue origini come scrittrice.

Memorie di una ragazza per bene rappresenta il primo passo verso il femminismo per Beauvoir. Attraverso il personaggio di Zaza, che simboleggia la “scrittura uccisa” dalle convinzioni borghesi, l’autrice riflette sul fatto che una donna allora poteva conquistarsi un ruolo nella società solo con il matrimonio, senza altra possibilità di emancipazione. Simone de Beauvoir non si sposò mai e identificò nella scrittura il suo principale strumento di liberazione. L’impegno in letteratura significò, per lei, partire sempre dalla sua condizione di donna.

Formatasi come filosofa alla Sorbona di Parigi, la de Beauvoir è diventata una tra i più grandi pensatori dell’ Esistenzialismo del XIX secolo. Proprio all’università, conobbe Jean Paul Sartre, con cui ebbe una relazione e un sodalizio intellettuale lungo tutta la vita. 

La vocazione di Simone per la scrittura fu accompagnata dall’insegnamento. Divenne infatti professoressa di filosofia ma, nel 1943 – a causa uno scandalo sessuale con un’alunna – arrivò la fine della sua carriera di docente.

Il femminismo di Simone de Beauvoir

Simone de Beauvoir e Il secondo sesso

La tappa successiva della vita di Simone de Beauvoir fu segnata dal suo successo come scrittrice e dalla militanza politica. Nel 1943 pubblicò la sua seconda opera, L’invitata, che per il grande successo editoriale, la spinse a dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Qualche anno dopo fondò con Sartre e Merleau-Ponty la rivista politica Les temps modernes, in omaggio all’opera di Charlie Chaplin. Nel 1949 uscì una delle sue opere più importanti: Il secondo sesso. Il libro è ancora oggi un’ opera di riferimento per il movimento femminista

«Donna non si nasce, lo si diventa» è una delle citazioni più celebri tratte da Il secondo sesso, diventata uno slogan del femminismo. Tutt’altro che un romanzo erotico, Il secondo sesso è una trattazione di quasi mille pagine sulla condizione della donna. Fu una rivoluzione. Il primo volume al tempo vendette 22.000 copie in una settimana.

Il femminismo di Simone de Beauvoir

Il testo si apre con una constatazione drammatica: il diritto di voto alle donne non ne ha migliorato la condizione e i rapporti tra i sessi sono ancora impari e discriminanti. La libertà ontologica dell’essere umano, dunque, sembra scomparire se di mezzo ci si mette il genere e le donne continuano ad essere il sesso deboleLa prima parte dell’opera tratta la concezione della donna in un’ottica riferita alla biologia, alla psicanalisi e alla letteratura. La seconda analizza il mondo, dal punto di vista delle donne, per come è stato loro proposto

Per Simone de Beauvoir la funzione biologica non era sufficiente per definire una donna in quanto tale. Il dibattito sulla superiorità, inferiorità o uguaglianza tra uomo e donna per l’autrice era sterile e privo di senso. Bisognava ricominciare la discussione da zero, con altri termini. 

“Essere donna non è un dato naturale, ma il risultato di una storia. Non c’è un destino biologico e psicologico che definisce la donna in quanto tale. Tale destino è la conseguenza della storia della civiltà, e per ogni donna la storia della sua vita.”

La voce preziosa e lungimirante di Simone de Beauvoir per il femminismo

Partendo dall’assunto che la donna non è donna solo per una questione biologica ma per una costruzione culturale, secondo la de Beauvoir l’unico modo attraverso il quale le donne potevano trovare la libertà, così da sottrarsi alla condizione di inferiorità imposta dalla società, era l’emancipazione.

Simone de Beauvoir è stata un simbolo, una voce preziosa e lungimirante nella lotta al patriarcato. Negli anni settanta è stata considerata la leader delle lotte per l’aborto, negli anni ottanta l’iniziatrice del femminismo costruttivista e negli anni novanta la voce premonitrice del femminismo queer.

La letteratura per Simone aveva senso solo se colma di impegno sociale e politico. Noi di Brave oggi abbiamo voluto parlarvi un po’ della sua eredità, per renderle omaggio ma soprattutto per trarre insegnamento dal pensiero di una donna anticonformista e libera che, da donna, lottava per le donne. 

Francesca Mazzini

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