Cultura

Il fenomeno della caccia alle streghe attraverso la concezione femminista

Quando si parla di caccia alle streghe ci si addentra in una parentesi storica dolorosa la cui base, più che teologica, è soprattutto sociale. Le prime femministe, infatti, sono state proprio quelle donne che per anni hanno subito accuse di stregoneria attraverso processi, torture e morti solo perché il sistema capitalistico voleva limitare un potere che non ammetteva direttamente ma che percepiva in estrema crescita.

Caccia alle streghe, fenomenologia di una guerra contro le donne

Caccia alle streghe
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La caccia alle streghe è una vera e propria cospirazione diretta all’universo femminile che si consuma fra il 1450 e il 1750. In Europa le vittime del fenomeno sono circa cinquanta mila; eppure, quando si parla di caccia alle streghe si è indotti a pensare a un periodo oscuro come il Medioevo. Tuttavia, la persecuzione verso le streghe inizia nel XV secolo, agli inizi del Rinascimento. Per la Chiesa cattolica, naturalmente, la figura della strega non è riconosciuta ma esclusivamente intesa come un prodotto fantastico derivante dalla superstizione. Tuttavia, questa concezione, non è stata dominante in Europa dove, per lungo tempo, si attua una vera e propria condanna per le streghe a opera dei laici e del popolo.

La stregoneria subisce una cruenta condanna durante l’Alto Medioevo poiché ritenuta una forma di eresia e occultismo che strideva con la concezione religiosa. Insomma, ammettere l’esistenza delle streghe significava ritenere possibile l’esistenza della magia, e quindi ammettere anche l’esistenza del demonio. Ma se in questo contesto una maga, una fattucchiera, era vista come una figura pagana o una praticante di magia, qualche tempo più tardi si assiste a una crescita esponenziale della persecuzione poiché si inizia ad assimilare la stregoneria alla pratica eretica che, via via, stava diffondendosi per tutta l’Europa.

Questo fenomeno in rapida crescita diventava sempre più pericoloso, poiché minava i valori della Chiesa e della religione. La strega era ora enfatizzata in tutta la sua essenza diabolica, ed è proprio in questo clima di tensione che iniziano i processi per opera della Santa Inquisizione. La caccia alle streghe si trasforma in una sanguinosa persecuzione contro le donne: la strega-donna diventa una figura pubblica capace di minare l’autorità papale e, pertanto, proprio per arginarne la potenziale pericolosità va combattuta.

Non un fenomeno teologico ma sociale

Per quanto possa sembrare una circostanza legata a teorie teologico-religiose, i motivi della caccia alle streghe sono prettamente sociali ed economici. La strega-donna era un nemico interno da debellare poiché serva del demonio. Ma le persecuzioni derivano, soprattutto, dai profondi cambiamenti dovuti allo sviluppo del capitalismo. Nell’Europa feudale erano le forme di agricoltura a prevalere; l’avanzare dell’economia di mercato ai danni della popolazione rurale e di una parte di quella urbana, andava a immiserire prevalentemente le donne. La donna, quindi, diventa una vittima diretta di questi cambiamenti, in particolar modo la donna anziana. Non è un caso, infatti, che nell’immaginario collettivo con l’appellativo di ”Strega” spesso ci si riferisca a una donna in età avanzata.

Le donne anziane che si ribellavano al declassamento erano quindi accusate di stregoneria. L’avvento del capitalismo poneva l’Europa Feudale del tempo in una fase di ristrutturazione che eliminava i mezzi di sussistenza di queste donne. L’avanzare dell’impoverimento aveva travolto a tal punto questa parte di popolazione da lasciarla completamente senza risorse alcune e dipendenti dall’elemosina; in un contesto che andava a demonizzare sempre di più la carità, prima considerata salvifica.

La strega è quindi una donna povera, anziana, marginalizzata, sola e colma di risentimento verso una società che rigetta la sua figura e non la considera utile. Il livore che nutre verso la stessa società che non la reputa valevole è emblematico; è un sentimento che la spinge alla pratica occulta della maledizione, riservata a coloro i quali si rifiutano di aiutarla. Gli stessi che, tuttavia, la temono e la accusano per ogni loro sventura. La donna povera e mendicante possedeva uno stigma riconoscibile; solitudine ed elemosina erano i segni che nessuno l’aveva voluta sposare. Di conseguenza, doveva per forza di cose essere una strega.

Caccia alla streghe, le accuse: perché le donne rappresentavano un pericolo

Il capitalismo basa il suo sistema di produzione su un assunto di base: sfruttare il lavoro come fonte di accumulazione. Lo sfruttamento del lavoratore implica un incremento della produttività e tutto quello che non poteva subire sfruttamento era considerato un vero e proprio limite: anche gli stessi corpi. Nelle società pre-capitaliste si considerava il corpo attraverso una concezione magica, ovvero si pensava avesse dei particolari poteri.

Facoltà che la nuova società capitalista non poteva utilizzare e, pertanto, si impegnava a distruggere. In questo contesto nasce l’accusa alle donne: il corpo femminile diventa il principale veicolo di stregoneria. La donna è colei che è connessa direttamente ai processi riproduttivi; per questo motivo si credeva che in quanto tale, la donna-strega conoscesse pratiche magiche e segreti che la connettevano con la natura, la vita e la morte. La strega era colei che possedeva la conoscenza per via del suo genere; erano guaritrici, preparavano filtri d’amore, utilizzavano erbe officinali per curare ma soprattutto molte ”fattucchiere” utilizzavano la magia come sostentamento seppur le ritorsioni a cui andavano incontro fossero rischiose.

La sessualità femminile ritenuta una minaccia sociale: il trattato Malleus Maleficarum che spiegava come riconoscere una strega

La sessualità femminile era considerata diabolica, impura, da reprimere e fonte diretta da cui scaturiva il male della stregoneria. Non solo, era una minaccia sociale da arginare il più presto possibile in quanto incontrollabile e pericolosa. Il sesso, per una donna, era solo un mezzo utilitaristico per soddisfare i bisogni sessuali di un uomo e per procreare. La procreazione, a sua volta, serviva per creare un’abbondante forza lavoro ai fini del sistema capitalistico e del suo obiettivo: lo sfruttamento. Papa Innocenzo VIII  nella bolla Summis Desiderantes Affectibus (Desiderando con supremo ardore) del 1484 ammette addirittura l’esistenza delle streghe.

Ma è la pubblicazione di uno dei trattati più misogini del tempo, pubblicato nel 1486, a destare scalpore: il Malleus Maleficarum, scritto da due predicatori domenicani, spiega come riconoscere una strega, torturarla e ucciderla. Le donne sono naturalmente malefiche: ingannatrici, manipolatrici, crudeli, streghe indipendentemente dalla loro estrazione sociale o dal contesto; ogni donna è una potenziale strega in quanto tale. Proprio per questo esistono anche gli stregoni, ma solo perché sono manipolati e indottrinati dalla donna che utilizza la sua arma più primordiale: il sesso.

La sessualità e le arti magiche sono due aspetti di cui la donna-strega è esperta, artefice e detentrice: un potere invisibile che sconfina nell’anarchia e nella minaccia per la società. Tuttavia esiste una seconda causa che spiega la diffusione della caccia alle streghe, ovvero il diffondersi del protestantesimo. La fede di Calvino e Lutero riteneva che chiunque possedesse una parte malvagia che solo la preghiera poteva reprimere. Questo pensiero fomenta i protestanti, già radicati nell’idea della presenza del demonio sulla terra; la donna, già ritenuta demoniaca, diventa prova della veridicità del loro credo.

La rilevanza data al fenomeno grazie alle femministe

Le donne accusate di stregoneria sono state centinaia: dall’episodio tristemente noto come ll processo alle streghe di Salem fino a contesti meno conosciuti. La caccia alle streghe, per lungo tempo, è stato un fenomeno tralasciato messo in evidenza solo ed esclusivamente dai movimenti femministi. Le femministe sono coloro che per prime intuiscono le motivazioni oscure dietro gli atti persecutori alle streghe. La stregoneria è un atto per limitare il potere femminile, specialmente quello sessuale e disinibito. Ma soprattutto le accuse di stregoneria rappresentavano un alibi perfetto per eliminare quelle donne che non potevano sistemarsi in nessuna gerarchia patriarcale. Donne con malattie mentali, lesbiche, prostitute. La strega è soprattutto una donna scomoda e sgradita, che non serve, accusata dalla stessa famiglia: per questo le accuse di stregoneria diventano un espediente.

La prima femminista a sottolineare come la caccia alle streghe fosse un tentativo per reprimere e sottomettere una donna è la suffragetta Matilda Joslyn Gage, nell’800. Nel 1973, invece, Barbara Ehrenreich e Deirdre English pubblicano un saggio in cui sostengano che erano più che altro le levatrici a subire le accuse di stregoneria, in quanto praticavano l’aborto. Non a caso il noto «Tremate, tremate, le streghe son tornate!» diventa uno dei più noti slogan del movimento femminista degli anni ’70, proprio per combattere numerose battaglie e ottenere la parità. Silvia Federici, esponente della corrente di pensiero del femminismo marxista, sottolinea proprio come anche oggi questi processi si ripetano, sostenendo che il corpo delle donne è l’ultima frontiera del capitalismo.

Stella Grillo

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Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
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