Lo scorso maggio, un busto in marmo di Carrara attribuito a Donatello, è sparito dal museo slovacco in cui era esposto. A portarlo via, sono stati degli uomini del governo, con il volto coperto da un passamontagna, in quello che è apparso come un vero e proprio blitz; per mesi, dalle autorità non è arrivata alcuna dichiarazione a riguardo, e il caso si è risolto solo pochi giorni fa.

La scultura raffigura la nobildonna Cecilia Gonzaga, e presenta la scritta “Opus Donatelli”, presente su altre sette opere dell’artista, tra cui Giuditta e Oloferne, esposta a Palazzo Vecchio a Firenze. Da quando i ricercatori hanno iniziato a collegare il suo nome alla statua, diversi politici slovacchi si sono interessati alla questione, fiutando un possibile ritorno economico.

Il “giallo” del busto di Donatello

Il mese scorso, un funzionario del ministero della Cultura, Lukáš Machala, fedelissimo della ministra Martina Šimkovičová, del partito ultranazionalista SNS, ha coordinato l’operazione che ha portato al prelievo del busto, senza preannunciare alcunche né alle autorità, né alla popolazione.

Machala, che è anche segretario generale del ministero, è arrivato al deposito del museo con un gruppo di persone incappucciate e una scorta della polizia. Una tv locale ha filmato tutto quanto, ma le è stato vietato di diffondere le immagini fino alla conclusione del trasferimento. Dopo settimane di dubbi circa il destino del busto, Šimkovičová ha dichiarato -senza però fornire alcuna prova della sua ipotesi- di aver prelevato la statua per evitare che venisse rubata. Il governo, alla fine, ha fatto sapere che la “refurtiva” si trova a Topoľčianky, in Slovacchia, sede di un deposito statale che, tuttavia, non è adatto a conservare opere d’arte rare.

Federica Checchia

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