Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, si è espresso in merito alle incertezze geopolitiche e la necessità di esercitare il pieno controllo della sicurezza. L’Unione europea deve agire, specie tenendo conto dell’uso della forza che alcuni Paesi usano come politica estera. Pertanto, sostiene il ministro, L’UE deve considerare l’idea di un esercito europeo affinché sia possibile un’integrazione completa.
La Spagna spinge verso la difesa comune, prudenza per Gaza
Albares ribadisce che, se l’obiettivo è quello di continuare a essere un continente pacifico, è necessario avere gli strumenti necessari per poter disincentivare eventuali conflitti. Per far sì che ciò avvenga, serve “una coalizione dei volenterosi della sicurezza europea, un’integrazione delle nostre industrie della difesa e di un esercito europeo”. Ciononostante, il ministro ha riconosciuto come i precedenti tentativi di creare una forza di difesa siano stati inconcludenti. Tuttavia, ritiene che il contesto attuale possa permetterlo. Affinché questo possa avvenire è necessaria l’integrazione militare e il completamento di un mercato unico. Non può mancare anche il rafforzamento degli strumenti contro il commercio e permettere che le imprese europee possano competere a livello globale.
Il ministro Albares ha poi commentato la nascita del Consiglio per la pace promosso da Donald Trump. Sebbene l’iniziativa miri alla risoluzione dei conflitti, incluso quello di Gaza, la Spagna si mostra prudente. Dichiara che sarà compito del presidente del Consiglio, Pedro Sánchez, decidere l’eventuale coordinamento con i partner europei per determinare una “posizione comune”. La Spagna ritiene fondamentale che questa entità rispetti non solo il lavoro delle Nazioni Unite, ma anche il diritto internazionale. La preoccupazione è che, oltre Gaza, questo possa portare a ulteriori implicazioni legali e politiche, qualora l’iniziativa si allontanasse dal mandato delle Nazioni Unite. Albares ha ribadito la propria posizione riguardo il genocidio a Gaza. È fondamentale che si attui “la soluzione dei due Stati”, poiché “troppo sangue innocente è stato versato per decenni”.
Sovranità e risorse: i casi Groenlandia e Venezuela
Le sue posizioni in merito alla situazione che vede coinvolta la Groenlandia e il Venezuela sono state espresse con chiarezza. Sostiene che le pressioni sulla Danimarca e sulla Groenlandia non possono continuare, in quanto la decisione sul futuro dell’isola spetta esclusivamente al popolo groenlandese e al popolo danese. Ha ribadito, poi, che ciò che desiderano dal Venezuela è un dialogo tra governo e opposizione, allo scopo di portare a una “soluzione pacifica e democratica”. Il ministro si è mostrato risoluto quando è stato toccato il tema del petrolio, sostenendo che “il petrolio e le risorse naturali del Venezuela appartengono al popolo venezuelano”.
Stefania Cirillo





