Cultura

Il Natale nell’arte raccontato dai pittori

Natale è alle porte e, volendo tralasciare la più recente concezione consumista della festività, è per i cristiani la festa della natività di Gesù Cristo. L’origine risale all’antica Roma quando, intorno alla metà del IV secolo, si celebrava il 25 dicembre. Nella scelta ha influito il calendario civile romano che dalla fine del III secolo festeggiava in quel giorno il solstizio invernale e il natale del “Sol Invictus”: i cristiani vollero così opporre e sovrapporre alla festa pagana la festa della nascita del vero sole, Cristo. Poco meno di un secolo dopo, la festa fu adottata anche nelle Chiese orientali, nelle quali fino ad allora era celebrata il 6 gennaio, insieme con l’Epifania.

Il Natale, la natività nell’arte

Natale nell'arte Natività Mistica, Botticelli
Credits: polisemantica.blogspot.com
Natale nell’arte: Natività Mistica (particolare), Sandro Botticelli

La Natività è indubbiamente una delle vicende più rappresentate in pittura. La scena diventa il racconto condiviso di una famiglia, in cui il neonato è simbolo assoluto-oltre che della natività- della celebrazione della vita stessa. La Natività di Gesù nella storia dell’arte è la più ricca di significati e simboli iconografici. Innumerevoli artisti, dal Medioevo al Rinascimento, dal Barocco all’Arte Contemporanea, hanno affrontato il tema in questione attraverso la pittura.

Si pensi alla Natività di Giotto, bellissimo esempio di arte medievale, nella Cappella degli Scrovegni di Padova. Un affresco dal paesaggio scarno e roccioso in cui l’armonia è data dai colori del cielo e del mantello della Madonna. Lo stesso colore del mantello è un collegamento simbolico col cielo, inteso come immensità del divino. Abbiamo poi l’Adorazione del bambino di Beato Angelico, datato 1440 ca. e situato nel convento di San Marco a Firenze. Un esempio pittorico del Rinascimento è la Natività di Piero Della Francesca, datato 1470-75 ed oggi conservato presso la National Gallery di Londra. Insieme a lui, all’inizio del 1500, abbiamo l’opera del Botticelli, la Natività Mistica, su cui ci soffermeremo in seguito.

Facendo un salto in avanti, nel filone Barocco troviamo Caravaggio che, con la sua personalissima visione della Natività, rende la scena di una naturalezza disarmante, nonostante lo scenario scarno. Passando poi alla seconda metà dell’Ottocento, Gaetano Previati ci dona un esempio di pittura divisionista che, dividendo il colore in punti e linee che interagiscono tra loro, danno allo spettatore un senso di continuità visiva.

Natale nell’arte: la Natività Mistica di Sandro Botticelli

Secondo alcuni storici dell’arte la Natività Mistica è l’ultima opera realizzata da Botticelli. La tela viene definita mistica per i numerosi significati simbolici in essa contenuti, che paiono collegare la nascita di Cristo al Giudizio Universale che, secondo le Sacre Scritture, porterà alla riconciliazione degli uomini con Dio. Ci troviamo di fronte a un’ambientazione piuttosto tradizionale: la Sacra Famiglia, una stalla e un gruppo di angeli.

È dunque nei dettagli che dobbiamo individuare i significati velati. I Magi sono riconoscibili dalle corone di alloro, simbolo di sapienza. Il colore rosa dell’abito dell’angelo fa sì che possiamo riconoscerlo come arcangelo, rappresentando la sua autorità sugli altri spiriti purissimi che lo circondano. A destra un angelo vestito di bianco, simbolo di purezza, indica il Bambino a due pastori. Entrambi gli angeli tengono in mano rami d’ulivo, simbolo della pace che il bimbo divino è venuto a portare agli uomini di buona volontà. La figura di San Giuseppe è rappresentata in maniera quasi passiva di fronte al concepimento del figlio di Dio. Sopra la tettoia tre angeli indossano una veste bianca, una rossa e una verde, simboli delle tre virtù teologali, rispettivamente Fede, Carità e Speranza.

I tre reggono un libro, probabilmente l’Apocalisse, poiché in questa Natività Mistica, il momento della venuta del Cristo è un modo simbolico di alludere alla sua seconda venuta, la Parusia. Il cerchio degli angeli al di sopra della capanna è invece l’allegoria della danza della vita, simbolo di rigenerazione spirituale e icona dell’uroboro, mitico serpente che mordendosi la coda forma un cerchio senza inizio né fine. Questo simboleggia l’infinito, l’eternità, il tempo ciclico, l’eterno ritorno, l’immortalità e la perfezione.

Joelle Cotza

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