Attualità

Il neon, l’altro gas di Putin

Da Mariupol al Donbass, le mire russe si spostano ora sulla zona delle acciaierie dove, come Putin chiaramente sa, dal frazionamento dell’aria si produce la metà del gas neon indispensabile per la produzione dell’elettronica e di autoveicoli.

C’è quindi un nuovo gas, chiaramente non meno strategico del metano, sul quale il Presidente russo Putin spera di mettere preso le mani. Si tratta del neon, un gas nobile tipico per la sua incandescenza rossastra e presente in atmosfera in quantità più che ridotte, parliamo di circa lo 0.007%. La funzione di questo gas nobile e la sua importanza spiegano meglio di ogni altra analisi militare e geopolitica l’accanimento russo sul sud dell’Ucraina, dal Donbass a Mariupol, tracimato nel bombardamento a tappeto portato avanti da giorni sull’acciaieria Azovstal (Mariupol).

L’allarmismo sul neon e la crisi dei microchip

Quasi la metà del neon mondiale per semiconduttori proviene dalla Russia e dall’Ucraina. Da quando è iniziata nel 2020, la crisi dei microchip in uso nella tecnologia e nelle automotive rischia di aggravarsi più di quanto non abbia già fatto a causa dell’emergenza pandemica, quando la domanda di dispositivi elettronici ha fatto registrare un’impennata non fronteggiabile.

L’allarmismo è dato dal fatto che il 70% del neon proviene dall’Ucraina. E se da una parte ci sono le sanzioni emanate dall’Unione Europea contro Mosca a limitare gli scambi commerciali e le importazioni di materie prime (tra cui anche il gas neon), le due principali società su territorio ucraino sono state costrette alla chiusura delle proprie fabbriche fino a data da destinarsi, essendo le città sedi in due delle città maggiormente colpite e danneggiate dalla guerra, ovvero Mariupol e Odessa.

Ginevra Mattei

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