Il New York Times ha pubblicato una lista di termini che, da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca, ha bandito dai documenti ufficiali. O meglio, quelle parole che sono entrate in una vera e propria black list. Infatti, se precedentemente sono apparse in memorandum governativi, in linee guida ufficiali e non ufficiali delle agenzie e in altri documenti, ora verranno vietate. L’ordine dall’alto prevede inoltre la rimozione di queste parole dai siti web rivolti al pubblico e l’eliminazione di altri documenti, come i programmi scolastici in cui potevano essere inclusi. L’analisi ha coinvolto la ricerca di cambiamenti su oltre 5.000 pagine in totale, ma non ha coperto l’intera presenza web del governo federale. Inoltre, le pagine sono state acquisite per il confronto all’inizio di febbraio, e potrebbero essere state apportate ulteriori modifiche da allora.

Quali sono le parole vietate da Trump secondo il New York Times?

Uno dei primissimi ordini esecutivi firmati da Trump, proprio al suo primo giorno di ritorno alla Casa Bianca, ha fatto un’affermazione importante. Secondo il presidente infatti ci sarebbe in atto una “campagna di pressione dell’amministrazione Biden per soffocare i diritti sanciti dal Primo Emendamento”. Inoltre, sempre secondo lui, questa fantomatica campagna sarebbe studiata “in modo da promuovere la narrazione preferita dal governo su questioni significative del dibattito pubblico”. Questo avverrebbe proprio attraverso le piattaforme tecnologiche. “La censura governativa della libertà di parola è intollerabile in una società libera”, si legge nell’ordine esecutivo.

Non è cosa nuova, tuttavia, che la presidenza porti con se la possibilità di trasformare l’opinione e i discorsi pubblici. È vero anche che il modello di eliminazione di parole suggerisce che Trump (e la sua amministrazione) potrebbero essere più interessati a raffreddare il dibattito nazionale, piuttosto che ad ampliarlo. Non vedo, non sento non parlo: non si può parlare di un argomento, a loro sgradito, se non compare in nessun documento ufficiale. Ma non si tratterebbe di una censura: alcuni dirigenti delle agenzie federali hanno consigliato cautela nell’uso di questi termini, senza imporre il divieto assoluto. Pare anche che la presenza di alcune parole sia stata utile a segnalare automaticamente per revisione alcune proposte di sovvenzione e contratti, che potevano invece essere in contrasto con gli ordini esecutivi di Trump.

L’elenco delle parole “vietate”

Lo stesso quotidiano ammette che l’elenco potrebbe non essere completo, e specifica, inoltre, che le amministrazioni presidenziali modificano il linguaggio utilizzato nelle comunicazioni ufficiali proprio per riflettere le proprie politiche. Si tratta comunque di un loro diritto, dice il quotidiano. Così come lo è modificare o eliminare pagine web, cosa che pare essere avvenuta già migliaia di volte sotto questa amministrazione.

Le parole e le frasi elencate sono un riflesso inequivocabile delle priorità di questa amministrazione. Infatti, secondo l’amministrazione Trump, gli sforzi per la diversità, l’equità e l’inclusione sarebbero automaticamente in contrasto con ciò che ha invece identificato come “merito”. Per questo sostiene che queste iniziative abbiano portato alla promozione di persone non qualificate o immeritevoli. La parte sconvolgente (purtroppo non per tutti) è strategia retorica utilizzata dall’attuale Governo. Infatti, l’eliminazione di queste parole implica una presunta mancanza di capacità nelle persone di colore, nelle donne, nei disabili e in altri gruppi emarginati.

Alcune parole finora rilevate dal New York Times

  • accessibile
  • attivismo
  • attivisti
  • advocacy (sostegno o difesa)
  • difensore
  • difensori
  • cura
  • inclusivo
  • antirazzismo
  • assegnato alla nascita
  • pregiudizio
  • biologicamente femmina – biologicamente maschio
  • BIPOC (Black, Indigenous, People of Color)
  • persone
  • allattamento
  • diversità (e derivati)
  • differenze culturali
  • patrimonio culturale
  • DEI (Diversità, Equità, Inclusione)
  • DEIA (Diversità, Equità, Inclusione, Appartenenza)
  • DEIAB (Diversità, Equità, Inclusione, Appartenenza, e Benessere)
  • DEIJ (Diversità, Equità, Inclusione, Giustizia)
  • disabilità (e derivati)
  • pari opportunità
  • uguaglianza (e derivati)
  • equo
  • femmina, femminismo e derivati
  • GBV (violenza di genere)
  • Golfo del Messico
  • discorso d’odio
  • disparità
  • minoranza ispanica
  • immigrati
  • pregiudizio (e simili)
  • inclusività (e simili)
  • LGBTQ e tutto ciò che riguarda la comunità
  • multiculturale Mx (neutro, titolo di cortesia)
  • nativi americani non binario nonbinario
  • inquinamento
  • persone in gravidanza, persona incinta, persone incinte
  • pregiudizio
  • pronome/pronomi
  • prostituta
  • razza (e tutti i derivati)
  • segregazione
  • preferenze sessuali (e derivati)
  • stereotipo
  • they/them
  • trans (e derivati)
  • svantaggiato (e derivati)
  • vittima
  • popolazioni vulnerabili
  • donne

Marianna Soru

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