Lo Stockholm Water Institute (SIWI) ha annunciato il vincitore del Premio dell’Acqua di Stoccolma 2026, il riconoscimento destinato a chi ha contribuito significativamente alla protezione, gestione e valorizzazione delle risorse idriche. Il SIWI, l’organizzazione leader, ha nominato Kaveh Madani. Quest’ultimo, un tempo etichettato come «terrorista dell’acqua», oggi è noto per il suo contributo straordinario nell’ambito della ricerca e della protezione. Ma cos’è questo riconoscimento e Madani come ci è arrivato?
Madani e il «Nobel dell’acqua», un riconoscimento più che meritato
Lo Stockholm Water Prize, definito anche «Nobel dell’acqua», è il riconoscimento internazionale più importante nel settore idrico. Difatti è destinato a persone, istituzioni o organizzazioni che hanno compiuto contributi eccezionali, proprio come nel caso di Madani. In generale è conferito anche agli esperti provenienti da settori differenti, dalle scienze naturali alla tecnologia. Ad oggi lo scienziato, pur essendo il più giovane a vincere a soli 44 anni il premio, è direttore United Nations University Institute for Water, Environment and Health.
In aggiunta, oltre a essere funzionario delle Nazioni Unite, ha scelto di mettere le proprie conoscenze a disposizione di chiunque lo desideri. Eppure, come ha raggiunto questo punto? Tra i concetti che è giusto rimarcare, infatti, vi è la «bancarotta idrica» da lui coniato. Un concetto estremamente importante che mette in luce i fallimenti sistemici della gestione globale dell’acqua.
Lo scienziato costretto a fuggire dal suo Paese, i media lo definivano «bioterrorista»
Tuttavia, il percorso di Kaveh Madani è stato tutt’altro che lineare. Anche se oggi è possibili identificarlo come uno degli scienziati più seguiti al mondo, tanto da contare quasi un milione di follower, non è sempre stato così. Dopo aver trascorso anni a criticare i fallimenti dei sistemi idrici in Iran, una preoccupazione è lecita, è stato schedato come «terrorista dell’acqua» e «bioterrorista». La cattiva gestione delle risorse idriche è stato da sempre uno degli argomenti più dibattuti da Madani che lo ha fatto finire nel mirino del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC).
A quel punto è stato costretto a dimettersi dall’incarico governativo e fuggire dal Paese. Nonostante il modo in cui gli stessi media lo hanno additato, l’Iran dimostra di star affrontando una crisi idrica in netto peggioramento. Un peggioramento causato proprio dallo scoppio della guerra in Medio Oriente. Madani ha lottato affinché venissero presi provvedimenti repentinamente, ma oggi la situazione appare sempre più irrimediabile che mai.
Stefania Cirillo





