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Il padre di Jeffrey Dahmer vuole citare Netflix in causa per la serie tv

Secondo alune fonti, Lionel Dahmer, il padre del “cannibale di Milwaukee” Jeffrey Dahmer, avrebbe deciso di citare Netflix in giudizio.

Perché Lionel Dahmer vuole citare in giudizio Netflix?

Lionel Dahmer padre di Jeffrey
Lionel Dahmer padre di Jeffrey

La serie true crime che ha raccontato la storia del serial killer del Wisconsin, Jeffery Dahmer, che negli anni ’80 ha ucciso in modo macabro 17 giovani ragazzi è un vero e proprio successo mondiale: è presente nella top 10 in ben 92 Paesi ed è al primo posto in Italia. A fianco a tutto questo successo, non sono mancate certamente le accuse. Tra le ultime polemiche c’è quella del padre di Jeffrey, Lionel Dahmer. Secondo alcune dichiarazioni, Netflix non avrebbe mai contattato il padre del pluriomicida, per chiedergli il consenso. A confermare la versione dei fatti dell’uomo, oggi 86enne, è la sua badante Jeb:

Da tutto ciò che ho visto e testimoniato personalmente, Lionel non è stato contattato per nessuno dei due show su Netflix – ha continuato – Lionel e i suoi avvocati stanno raccogliendo informazioni e stanno valutando una possibile causa contro il team di produzione o eventualmente contro Netflix

C’è un ulteriore dettaglio ad acuire l’indignazione di Lionel Dahmer. Sempre la sua badante ha poi lasciato un ulteriore dichiarazione, in cui ha sostenuto che il suo assistito non sia stato raccontato in maniera fedele nella serie creata da Ryan Murphy:

Lionel era un padre molto premuroso. Stava solo cercando di fare del suo meglio in un momento di incertezza. Pensa che non si sarebbe dovuto fare nulla di tutto questo, tutte le informazioni che devono essere rese pubbliche sono proprio nel suo libro. Tutto il resto è solo glamour e attenzione a dettagli che non sono provati. Quando ho chiesto a Lionel cosa voleva che dicessi alla gente, mi ha risposto: “Tutto quello che ho da dire è nel mio libro”. Ma non si è spinto oltre.

Le altre accuse

Guardando esclusivamente ai numeri la miniserie ideata da Ryan Murphy (creatore di American Horror Story) e Ian Brennan, è da considerarsi sicuramente un trionfo. Ma andiamo per gradi. La prima accusa, quella di razzismo è scaturita dal fatto che nella serie tv si vede la Polizia ignorare le denunce sporte dai vicini di casa, tutti di colore: un gesto che sottintende la superbia della polizia “bianca”. «Che tristezza pensare che si sarebbe potuto evitare questo e tutti gli altri suoi omicidi se solo la polizia avesse fatto il suo lavoro» numerosi sono i commenti di questo tipo. La seconda accusa riguarda la comunità Lgbtq+. Netflix è inoltre accusato di aver strumentalizzato l’orientamento sessuale di Jeffrey. Tra i tag della serie, ha inserito e poi rimosso l’hashtag Lgbtq+, a rimarcare l’omosessualità del serial killer. Per concludere ci sono poi le accuse per via dell’eccessiva “umanizzazione” di Dahmer e infine le accuse di spettacolarizzazione del dolore, in quanto Taylor James, gestore del sito Cult Collectibles a Vancouver, ha deciso di mettere in vendita gli occhiali indossati dal serial killer durante la prigionia a non meno di 150mila dollari, come se fossero un oggetto di culto.

Rossella Di Gilio

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