Il Presidente della Corea Del Sud Yoon Suk Yeol ha dichiarato martedì notte lo «stato di emergenza marziale», accusando l’opposizione del Paese di controllare il parlamento, di simpatizzare con la Corea del Nord e di paralizzare il governo con attività anti-statali. Yoon ha fatto il suo clamoroso annuncio durante un’apparizione televisiva non programmata, definendo questa decisione come cruciale per difendere l’ordine costituzionale del Paese. Le opposizioni hanno dichiarato che cercheranno di annullare il provvedimento presidenziale, ma in base alle prime confuse notizie in arrivo da Seul, l’ingresso al Parlamento sarebbe bloccato.

Da quando ha assunto la carica nel 2022, Yoon ha faticato a promuovere le sue agenda a causa di un parlamento controllato dall’opposizione, ma la decisione di proclamare la legge marziale è giunta del tutto inaspettata.

La legge marziale è un regime peculiare adottato nei casi di emergenza, come per guerre o altre situazioni anche generate da calamità naturali.

Comporta la sospensione di alcune norme fondamentali e diritti dei cittadini. Nel corso della storia, è stata adottata durante la seconda guerra mondiale, negli anni ‘80 in Polonia e, di recente, anche da parte dell’Ucraina e dalla Russia.

Legge marziale: cosa comporta

Ogni Stato prevede delle proprie disposizioni che regolano il regime definito come legge marziale. Tuttavia, esse hanno caratteristiche comuni. In primo luogo, come già sostenuto, comportano la sospensione di molte delle leggi vigenti nei periodi di pace. 

La legge marziale, infatti, presuppone la sospensione delle regole principali che caratterizzano uno Stato di diritto e incide anche su libertà fondamentali, come le libertà di circolazione e di riunione.

Sono aggravate le pene per i reati, resi più celeri gli arresti. Si adotta, in genere, la procedura sommaria per i processi e in casi estremi si può introdurre la pena di morte.

L’amministrazione della giustizia è poi riservata ai Tribunali militari. È, quindi, sospesa l’operatività del settore giustizia.  Stessa sorte è riservata anche alle principali grazie costituzionali dei cittadini.

La ragione è da rintracciare nell’esigenza di concentrare il potere di governo e gestione in capo all’esecutivo. In questo modo, si consente di gestire la situazione di emergenza con maggiore tempestività ed efficacia. 

La legge marziale è comunque soggetta a dei limiti. In particolare, l’art. 4 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 prevede che:

In caso di pericolo pubblico eccezionale, che minacci l’esistenza della nazione e venga proclamato un atto ufficiale, gli Stati Parti del presente Patto possono prendere misure le quali deroghino agli obblighi imposti dal presente Patto, nei limiti in cui la situazione strettamente lo esiga, e purché tali misure non siano incompatibili con gli altri obblighi imposti agli Stati medesimi dal diritto internazionale e non comportino una discriminazione fondata unicamente sulla razza, sul colore, sul sesso, sulla lingua, sulla religione o sull’origine sociale. 2. La suddetta disposizione non autorizza alcuna deroga agli articoli 6, 7, 8 (paragrafi 1 e 2), 11, 15, 16 e 18. 3. Ogni Stato Parte del presente Patto che si avvalga del diritto di deroga deve informare immediatamente, tramite il Segretario generale delle Nazioni Unite, gli altri Stati Parti del presente Patto sia delle disposizioni alle quali ha derogato sia dei motivi che hanno provocato la deroga. Una nuova comunicazione deve essere fatta, per lo stesso tramite, alla data in cui la deroga medesima viene fatta cessare.