Lo scorso novembre, la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto contro Benjamin Netanyahu per presunti crimini di guerra nella Striscia di Gaza. Una presa di posizione netta, che però, nella pratica, trova difficile attuazione. La scelta di applicarlo o meno, infatti, spetta ai singoli Paesi, fatto che rende assai improbabile che qualcuno si assuma effettivamente la responsabilità di fermare il primo ministro d’Israele.

A dimostrazione di ciò, qualche giorno fa il presidente polacco Andrzej Duda ha invitato il Governo a garantire a Netanyahu la possibilità di prendere parte alla cerimonia per l’ottantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz, senza timore di finire in manette. Una richiesta accolta dal premier Donald Tusk; qualora decida di partecipare alla commemorazione, che avrà luogo il 27 gennaio al campo di sterminio nel comune di Oświęcim, il politico israeliano sarà il benvenuto.

Netanyahu in Polonia a fine gennaio? Le indiscrezioni

Netanyahu
Benjamin Netanyahu e Donald Tusk

L’affermazione di Tusk risponde dunque alla provocazione di Duda, appartenente al partito di estrema destra Diritto e Giustizia, all’opposizione rispetto al Governo; una domanda ritenuta inopportuna, nonché una «dimostrazione politica», ma che ha otttenuto una risposta affermativa.

Nonostante Benjamin Netanyahu sia stato presente a precedenti anniversari, non è chiaro se quest’anno ci sarà o meno. Al momento, infatti, non risulta fra gli invitati ufficiali; dal canto suo, il Museo di Auschwitz, organizzatore della cerimonia, ha fatto sapere di non aver contattato politici, ma solo sopravvissuti alla Shoah.

Il gesto della Polonia, in ogni caso, va ad inserirsi nel difficile contesto geopolitico in cui Paesi membri della Corte penale internazionale sarebbero tenuti a trattenere sul loro territorio i sospetti in attesa di un mandato; di fatto, però, non c’è modo di far rispettare la regola. Tra gli oltre centoventi Stati Membri, alcuni, tra i quali Francia e Ungheria, hanno già dichiarato che non arresteranno il primo ministro; Viktor Orbán, addirittura, ha invitato Netanyahu a Budapest, in aperta sfida con le misure.

Federica Checchia

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