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Il processo di Trump sull’attacco a Capitol Hill: “Un tentativo di colpo di Stato”

L’assalto al Congresso degli Stati Uniti è stato un “tentato colpo di Stato” di Donald Trump e l’effetto diretto della volontà dell’ex presidente di ribaltare le elezioni del 2020: lo ha sostenuto la commissione 6 gennaio che ha indagato sull’attacco a Capitol Hill. Dopo due ore e mezzo di testimonianze, racconti inediti e documenti drammatici arriva la prima udienza in ‘prime-time’ della commissione d’inchiesta della Camera sul 6 gennaio 2021.

L’udienza di Donald Trump: “Ha convocato i teppisti, li ha messi insieme e poi ha acceso la fiamma di questo attacco”

Nell’udienza pubblica dopo mesi di pausa dei lavori, è stato diffuso materiale video inedito sull’assalto al Congresso e sull’aggressione ai poliziotti. Sono stati diffusi, i momenti salienti delle oltre mille deposizioni raccolte durante l’inchiesta, il cui montaggio è stato affidato ad un esperto produttore televisivo, tra cui testimonianze, anche sorprendenti, dell’ex cerchia ristretta di Donald Trump.

Bennie Thompson, democratico del Mississippi e presidente della commissione, ha esposto i risultati iniziali secondo cui Trump ha guidato una “cospirazione tentacolare e in più fasi volta a ribaltare le elezioni presidenziali“. Mentre la vice presidente, la rappresentante del Wyoming Liz Cheney, lo ha definito un “sofisticato piano in sette parti” per ribaltare il risultato elettorale e il corso della storia. “Trump non solo non ha condannato l’assalto, ma l’ha difeso. Ha convocato i teppisti, li ha messi insieme e poi ha acceso la fiamma di questo attacco“.

Gli eventi del 6 gennaio sono stati il ​​”culmine di un tentativo di colpo di Stato, un tentativo sfacciato” di rovesciare il governo, ha aggiunto Thompson, secondo cui “la violenza non è stata casuale”. Nel corso dell’udienza, trasmessa in prima serata, il membro della Camera dei Rappresentanti ha quindi avvertito che “la democrazia rimane in pericolo”.

Nella prima parte dell’udienza la commissione ha puntato sullo smontare Trump della frode elettorale: dalla dichiarazione dell’allora Attorney General, William Barr, che confessa come le accuse di brogli “siano una str”, usando la parola “bullshit”. Poi quella dei consiglieri dell’allora presidente, che allo stesso Trump avevano detto che le elezioni erano state regolari e lui aveva davvero perso.

La testimonianza di Ivanka, la figlia di Trump

Le conferme più inattese arrivano dai familiari di Trump, a cominciare dalla figlia Ivanka, che in una testimonianza registrata in video ammette che “Non c’erano prove” per affermare che il voto era stato rubato, come ha sempre sostenuto, e ancora sostiene, il padre. Viene chiesto a Ivanka cosa pensasse della dichiarazione dell’allora Attorney general, Barr, secondo il quale le elezioni erano state regolari. “Ha avuto un impatto sulla mia prospettiva – ha risposto Ivanka – io ho stima dell’Attorney general Barr, per cui ho accettato quello che sosteneva”.

I Proud Boys accusati di terrorismo domestico

I video registrati durante l’assalto al Campidoglio mostrano il ruolo dei Proud Boys, il gruppo di estremisti di destra che recitò un ruolo chiave nell’indirizzare i rivoltosi verso Capitol Hill. Tutto parte dal leader, Joseph Biggs, quando avvicina una persona e gli dice di guidare il gruppo ad attaccare la polizia. Nella confusione dell’orda, appaiono uomini che si muovono in modo preciso. Sono quelli dei Proud Boys, incriminati di recente per “terrorismo domestico”, l’accusa più grave tra le centinaia di persone che sono sotto processo da mesi.

Le immagini drammatiche, alcune inedite, si incrociano con le testimonianze di altri membri del gruppo estremista, tra cui Enrique Tarrio, da cui si capisce che gli estremisti del gruppo erano stati incitati da Trump e dal suo entourage. Davanti a questa sfilata di personaggi violenti, accecati dalla rabbia, alla fine sono arrivate le testimonianze del documentarista inglese Nick Quested, una documentarista che stava lavorando ad un progetto sulla milizia di estrema destra Proud Boys e che ha assistito il 5 gennaio ad un ’vertice’ tra i leader di questo gruppo e quelli degli Oath Keepers, un’altra milizia che ha guidato l’assalto.

Al processo c’era anche Carloline Edwards, la poliziotta-eroina ferita durante l’assalto

C’era anche Caroline Edwards, la poliziotta-eroina rimasta ferita durante l’assalto, la giovane donna che ha provato con tutte le forze a fermare i rivoltosi. La sua storia ha finito per consegnare un messaggio di speranza, come ha ricordato il presidente della commissione Thompson nel ringraziamento finale, per una donna che, dopo essere svenuta in seguito all’aggressione, si è ripresa ed è andata a dare una mano ai colleghi. “Con il suo coraggio lei non ha solo protetto i suoi colleghi, non ha solo protetto tutti noi, ma la democrazia. Ci auguriamo di rivederla presto, guarita completamente, e con la sua divisa”.

Cheney:”Trump ha messo in massimo pericolo la nostra nostra Repubblica”

“Il presidente Trump ha convocato una folla violenta”, ha aggiunto Cheney, che ha preso l’iniziativa per gran parte dell’udienza. “Quando un presidente non fa i passi necessari per preservare la nostra unione – o peggio, provoca una crisi costituzionale – siamo in un momento di massimo pericolo per la nostra repubblica”, ha evidenziato.

Immediata è arrivata la replica su Twitter del portavoce di Trump, Taylor Budowich, che ha definito l’udienza un “circo” e ha ricordato che “le elezioni sono sempre a novembre”. Lo stesso Trump, attraverso la sua piattaforma ’Truth’, ha osservato che l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 è stato il “più grande movimento” nella storia degli Stati Uniti, e il suo obiettivo era quello di “rendere di nuovo grande l’America”. 

Valeria Muratori

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