Cinema

“Il Riccio”, l’eleganza oltre l’apparenza di una vita mediocre

Tratto dal romanzo di Muriel Barbery, il film Il Riccio, diretto da Mona Achache, è stasera su Rai 5 alle ore 21:15. Una pellicola che in 100 minuti dà voce alla diversità e, soprattutto, alla forza interiore di qualsiasi donna che ogni giorno combatte una battaglia contro se stessa e contro ogni forma di pregiudizio che la società impone.

Renée, nel film "Il Riccio"- foto dal web
Renée- foto dal web

Il Riccio, la trama

Paloma è una bambina molto intelligente e matura per la sua età, che vive insieme alla madre, alla sorella maggiore e al padre. Proveniente da una famiglia borghese agiata, la piccola vuole mettere fine a una destino già scritto e suicidarsi il giorno del suo dodicesimo compleanno. L’incontro con la portiera del suo stabile Renée, però, le farà scoprire la bellezza che si cela dietro a un’apparenza oscura e ostile, portandola a comprendere il vero senso della vita e, soprattutto, della morte.

“Il Riccio”, il trailer

L’incontro che cambia il futuro della piccola Paloma

Era il 2010 quando ho visto per la prima volta Il Riccio. Avevo la stessa età della piccola Paloma, 12 anni e ricordo emozioni contrastanti. Osservavo una bambina così diversa da me e dalle mie amiche, i cui pensieri e stati d’animo si scontravano con quell’innocenza inconscia, tipica di chi si trova al confine tra infanzia e adolescenza, insomma, di chi vuole crescere, ma non ha ancora gli strumenti per farlo.

Sono passati 10 anni da quel giorno e la prospettiva è molto cambiata. Manca pochissimo al compimento dei 12 anni, quando Paloma programma la sua morte, ritenendo più nobile non avere un futuro piuttosto che rivestire i panni di qualcuno che non le appartiene. L’unica soluzione per opporsi a quella famiglia così bizzarra che vede una madre depressa e una sorella profondamente superficiale, è la morte. Quel lato occulto di vita che mette così tanto timore agli adulti, in realtà non è nient’altro che l’avvenimento più banale del mondo; questo è il pensiero ricorrente di Paloma nella prima metà del film. Poi un incontro cambia tutto. Le sorti di un futuro già scritto nero su bianco mutano grazie alla figura di Renée, una portiera cinquantenne che vive sommersa dai pregiudizi di una borghesia altezzosa.

Paloma è catturata dalla semplicità di una donna spigolosa e pungente all’apparenza, che nasconde al contempo un’interiorità ricca e profonda, proprio come un riccio. Nella vita di tutti i giorni, siamo circondati da milioni di ricci, ma in pochi mostrano quell’eleganza tipica di Renée. Questa sostanziale distanza tra apparenza e realtà è evidenziata anche dalla scelta di riprendere, attraverso una vecchia videocamera, ogni aspetto della vita della bambina, svelando tutti gli stereotipi che sono alla base della definizione di famiglia perfetta o, nel caso contrario, di una modesta portinaia.

Un legame indissolubile tra due protagoniste così tanto diverse quanto unite nella loro essenza. Sarà proprio la vicinanza con Renée a far comprendere a Paloma il vero significato della morte e il dolore che da essa deriva. Ma in fondo, come la piccola ci insegna, l’importante non è morire, né l’età in cui si muore. L’importante è quello che si fa nel momento di morire. 

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