Vi è mai capitato di iniziare una serie TV molto promettente, ben girata e interessante, salvo poi accorgervi quanto, arrivati alla quarta o quinta stagione, il livello qualitativo di trama e sviluppo sia drasticamente calato? Avete mai provato l’istinto di “mollare” un telefilm, dopo aver realizzato che questo stia proseguendo solo per spremere fino all’osso un format amato dal pubblico? Bene, vi trovate di fronte al cosiddetto “salto dello squalo”.
La curiosa espressione deriva da Fonzie di Happy Days. Sì, proprio lui, il latin lover dal cuore d’oro tanto caro alla famiglia Cunningham. In un episodio della sit-com ambientata negli anni Cinquanta, infatti, il personaggio interpretato da Henry Winkler si ritrova a saltare materialmente uno squalo, in un’improbabile sessione di sci nautico. La scena, abbastanza surreale, ha rappresentato da allora un “punto di non ritorno” che, talvolta, gli show raggiungono. Quando le idee terminano, sarebbe bene mettere un punto e lasciare nello spettatore bei ricordi. Non tutti, però, fanno questa scelta; ricordiamo, allora, alcune serie che non hanno saputo dire “Basta” al momento giusto.
Pretty Little Liars: quando il salto dello squalo sta tutto in un bagagliaio

Il teen drama ideato da Marlene King è stato a lungo un vero e proprio cult per i giovanissimi. La storia di Spencer, Aria, Emily e Hanna, perseguitate dal misterioso “A” dopo la scomparsa della loro amica/leader Alison DiLaurentis ha tenuto con il fiato sospeso milioni di persone. Tra indizi ed indiziati, morti improvvise e ritorni dall’oltretomba, lo show ha costretto gli spettatori a formulare le più svariate teorie circa l’identità dell’implacabile stalker.
Ad un certo punto, però, la trama ha iniziato ad ingarbugliarsi troppo, dando a molti la sensazione che si stesse preferendo il colpo di scena facile alla coerenza narrativa. La terza serie si era conclusa con le quattro ragazze intente ad aprire il bagagliaio dell’auto di Wilden, poliziotto corrotto. Un cliffhanger che aveva lasciato ben sperare. La quarta stagione, però, ha smontato tutte le aspettative: nel portabagagli, infatti, c’era semplicemente un maiale. Una scelta illogica e deludente, che è apparsa come un tentativo di creare hype intorno al nulla. Da quel momento, gli intrighi di Pretty Little Liars sono diventati perle date in pasto ai porci.
Tredici: da simbolo della lotta al bullismo a caos senza senso
Quando la prima stagione di Tredici ha debuttato su Netflix, la storia di Hannah Baker ha commosso e toccato tutti nel profondo. Le sue ultime confessioni prima del suicidio, raccolte in tredici cassette, hanno aperto una finestra su vari argomenti di enorme spessore, dal bullismo alla violenza sessuale. La giovane protagonista è diventata la voce di una generazione costantemente scrutata attraverso i social, virtualmente interconnessa ma umanamente sola.
Già la seconda serie, in qualche modo, era risultata stonata, ma aveva chiuso il cerchio, offrendo al personaggio di Hannah la pace e la giustizia che avrebbe meritato in vita. Purtroppo, però, gli sceneggiatori hanno deciso di non fermarsi lì, trasformando 13 reasons why in un teen drama dalle tinte noir poco convincenti, e spostando il focus sull’uccisione di Bryce Walker, il ragazzo che aveva stuprato Hannah. A stravolgere totalmente il messaggio iniziale, tuttavia, è la scoperta della relazione proprio tra i due ragazzi, antecedente a quella terribile sera in piscina. Naturalmente, il fatto che i due fossero stati in precedenza intimi, non giustifica in alcun modo le azioni di Bryce, ma il loro rapporto appare assolutamente forzato e non in linea con le storyline. Un plot twist sicuramente inaspettato, ma poco efficace.
La casa di carta: un salto dello squalo, nessun senso, centomila rapine
La serie spagnola La casa de papel, creata da Álex Pina, ha spopolato un po’ ovunque, e ha ispirato numerose versioni in giro per il mondo. Le gesta dei rapinatori vestiti di rosso e guidati dal Professore, a metà tra Robin Hood e Arsenio Lupin, hanno entusiasmato i fan che, paradossalmente, si sono schierati dalla loro parte per tutto il tempo dell’assalto alla Zecca di Madrid. La seconda stagione, infatti, si conclude con la riuscita del colpo: Tokyo, Nairobi & Co. riescono a mettersi in salvo, portando con loro il bottino.
Un finale perfetto, l’happy ending in cui tutti (tranne Arturito) confidavano. Perché, allora, continuare a mungere la mucca, si è sentito il bisogno di continuare? All’inizio della terza serie, Rio viene arrestato e torturato. Per salvarlo, gli ex compagni di avventure decidono d’indossare nuovamente le maschere di Dalì e dedicarsi ad un piano “infallibile” che permetterà loro di negoziare con la polizia: rapinare la Banca di Spagna. È il principio di un loop infinito di avvenimenti sempre uguali, flashback buttati a caso e trovate con zero mordente.
Grey’s Anatomy: ne rimarrà solo una (forse)
Grey’s Anatomy, opera della regina della serialità Shonda Rhimes, detiene un bizzarro record: nell’ospedale in cui è ambientato, muoiono più dottori che pazienti, ma neanche questi se la passano benissimo. Nel corso delle puntate, abbiamo salutato protagonisti, comprimari, comparse infermieri passati per caso di lì, per loro sfortuna. Nel cuore degli estimatori del medical drama, sono ancora aperte le ferite lasciate dal tenero George “007” O’Malley, dal povero Denny Duquette e molti, moltissimi altri.
Abbiamo accettato disastri ferroviari, sparatorie, bombe pronte ad esplodere. Poi, però, è arrivato l’incidente aereo, troppo persino per loro. Negli ultimi episodi dell’ottava stagione, il velivolo sul quale stanno viaggiando quasi tutti i personaggi principali, precipita al suolo. Naturalmente, è una strage. Alcuni periscono sul colpo, altri resistono un po’ di più, ad altri ancora vengono amputati arti e via dicendo. Nonostante la drammaticità dell’evento, però, non si riesce a non pensare che tutto questo sia esagerato, e fatto solo per favorire un ricambio nel cast e sviluppare nuove sottotrame con i superstiti, anche se, francamente, non ce n’era bisogno. Come birilli, i membri del Seattle Grace cadono uno ad uno e tuttora, alla ventunesima stagione, continuano a finire male. A restare in piedi, ormai, è solo Meredith Grey, la protagonista assoluta, interpretata da Ellen Pompeo. L’unica, insieme a Shonda Rhimes, ad essere contenta del prolungarsi di questa sempiterna catena di tragedie.
Federica Checchia
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