Cinema

“Il sapore della ciliegia”, la coraggiosa Palma d’oro a Kiarostami

Benvenuti nell’universo cinematografico di Movie Award. Faremo un viaggio a Cannes alla scoperta di un film che ha vinto la Palma d’oro. Parleremo di suicidio, di viaggi e di ciliegie . Abbiamo dedicato la puntata di oggi ad “Il sapore della ciliegia” di Abbas Kiarostami

“Questo film vuole essere una riflessione sul fatto che tutti abbiamo il potere di scegliere di vivere e che solo dopo aver compiuto questa scelta viviamo meglio”.

È la dichiarazione con cui Abbas Kiarostami spiega il senso ultimo di una pellicola intensa e poetica come “Il sapore della ciliegia”. Un piccolo grande gioiello di un regista che ha lavorato in ambiente difficile come quello iraniano ed è stato costretto a formarsi nel cinema dei bambini per capire come aggirare la rigida censura in quello per adulti trovando la sua fortuna soprattutto sul mercato straniero. In questo contesto sono nati capolavori complessi come “Il sapore della ciliegia” che rispecchiano la sete di libertà di un regista che ha saputo dare una lezione di grande cinema alla cinematografia occidentale.

Il sapore della ciliegia, il viaggio e l’esistenza

Una scena tratta da Il sapore della ciliegia di Abbas Kiarostami, fonte SOPROXI

In “Il sapore della ciliegia” Kiarostami affronta una delle tematiche care al suo cinema come il viaggio. Viaggiare nelle cultura iraniana, ha spiegato il celebre regista iraniano in un’intervista, ha una “forma più profonda” per cui “il viaggio matura l’essere umano, in qualche modo completa l’opera della creazione dell’uomo… perché la vita è un insieme di fatti belli e brutti che gli danno un senso”. A questo si aggiunge l’analisi e lo studio delle meccaniche di un difficile interrogativo esistenziale come il suicidio a cui viene anteposta la riscoperta del gusto della vita simboleggiata dal sapore dei frutti di un albero di ciliegia. Un interrogativo proposto in chiave quasi documentaristica in un film dove il protagonista continua a porre le sue domande sul suicidio finchè non trova una riposta sorprendente.

Il coraggio della palma d’oro a Kiarostami e i casi Hanson e Rosi

Quando nel 1997 la giuria assegnò la palma d’oro a Kiarostami per “Il sapore delle ciliegia” ex aequo con “L’anguilla” di Shōhei Imamura fu una scelta coraggiosa e bellissima. Quello di Kiarostami è stato infatti il primo film iraniano ad avere questo riconoscimento. Una piccola produzione che è riuscita a sorprendentemente ad avere la meglio su film che poi sono diventati in futuro cult ma che furono esclusi dal palmares di Cannes in quell’edizione.

Nel 1997 c’era infatti alla Croisette in concorso un cult del genere thriller con un cast stellare come “L.A. Confidential” di Curtis Hanson che ebbe numerose nomination agli Oscar e due statuette per la miglior sceneggiatura non originale e per la miglior attrice protagonista a Kim Basinger. Un altro film che avrebbe certamente meritato di più è “La tregua”, l’ultimo capolavoro di Francesco Rosi tratto dall’omonimo libro-testimonianza di Primo Levi.

Stefano Delle Cave

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Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.

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