Avete visto tutte le saghe horror e ormai Freddy Kruger è un semplice e innocuo compagno di stanza? Siete stanchi dei vari jumpscare che al massimo vi ricordano che dovete andare in bagno? Bene, allora non potete perdervi Il Segno del Comando per passare un Halloween decisamente alternativo!

L’horror, quello puro, è forse il genere più accattivante e marcato di tutti. Nato in letteratura sotto il segno del romanticismo, si è sviluppato nel cinema pescando a piene mani dal folklore di ogni posto del mondo. Oggi, nell’era del post-moderno, possiamo dire che tutti i sentieri sono stati battuti. Nel panorama horrorifico contemporaneo c’è molto di già visto, saghe e seghe che si perpetuano, prove tecniche di paura cybernetica, ma, tendenzialmente nulla di particolarmente entusiasmante che faccia urlare al capolavoro. Proprio per le ragioni di cui sopra, voglio darvi una dritta su come passare un halloween diverso, alternativo. Perché, spesso, la novità viene dal passato, e questo passato ha un nome: Il Segno del Comando.

Cos’è e come nasce Il Segno del Comando

Siamo in Italia, fine anni ’60, un periodo di forte cambiamento economico e culturale. I media non ne sono immuni. La TV pubblica è ancora un terreno di sperimentazione. Nel 1966 è andato in onda Belfagor che ha tenuto davanti allo schermo milioni di telespettatori. Proprio su questa spinta spiritista, venne scritto, nel 1968, un soggetto per un nuovo sceneggiato (le odierne fiction). Le penne sono di Dante Guardamagna, Flaminio Bollini, Lucio Mandarà e Giuseppe d’Agata. La storia prevedeva un susseguirsi di avventure paranormali a Roma, ma, inizialmente, il progetto venne accantonato, per poi essere riesumato nel 1970.

Il segno del comando - I titoli di testa
Il segno del comando – I titoli di testa

Parte, così, il progetto de Il Segno del Comando, girato tra Roma e Napoli, in studio e fuori. Per il cast vengono scelti attori di primo livello: Ugo Pagliai, Carla Gravina, Massimo Girotti, Rossella Falk. L’argomento spazia tra la letteratura e lo spiritismo, qualcosa di eccezionale per un prodotto televisivo italiano dell’epoca. La rete scelta è Rai1 (sì, la stessa di Don Matteo!), il giorno della prima messa in onda è il 16 maggio 1971.

Sì, ok, ma di che parla?

Foster Segno del comando
Il professor Edward Foster

La trama, cercando di non spoilerare troppo, è la seguente. Siamo a Roma, in via Margutta 33, un professore universitario proveniente dalla Gran Bretagna, Edward Foster (Ugo Pagliai) bussa a una porta malmessa. La portiera dello stabile lo avverte: lì non ci abita nessuno. Eppure a lui hanno dato quell’indirizzo, allegando una cartolina particolare. È la foto di una piazza, fontana con delfini, ruderi di tempio romano. Lo stesso ambiente citato da Lord Byron in una poesia misteriosa del suo periodo capitolino. A mandarla è stato il pittore Marco Tagliaferri e Foster, in occasione di una conferenza su Byron presso il Bristish Council di Roma, vuole approfondire il mistero della piazza.

Foster bussa di nuovo e qualcuno apre la porta: è Lucia (Carla Gravina), un bella ragazza dai capelli rossi semi vestita. Si presenta come la modella del pittore, assente in quel momento. Dà al professore appuntamento per quella sera stessa, alla taverna dell’Angelo. Intanto, consiglia la ragazza, il professore può alloggiare all’albero Galba, di proprietà di una sua cara amica. L’hotel non è certo un posto allegro, degno di un racconto di Edgar Alla Poe, inoltre la proprietaria afferma di non conoscere nessuna Lucia. La sera stessa, Foster, accettato l’invito di Lucia, si reca alla taverna dell’Angelo. La ragazza è strana, enigmatica, non risponde mai direttamente agli interrogativi che il professore le pone. Porta, inoltre, un insolito medaglione al collo, raffigurante una civetta. Spazientito, Foster fa per andarsene, ma sviene e ha una visione di un uomo uguale a lui, ma vestito in maniera ottocentesca.

Lucia il segno del comando
La bella Lucia
Marco Tagliaferri Segno del Comando Halloween
Il pittore Marco Tagliaferri

Al suo risveglio la valigia che aveva con sé è sparita, così come la taverna e Lucia. Viene, inoltre, a conoscenza del fatto che la piazza della foto non esiste e si imbatte nella leggenda del Segno del Comando, un amuleto in grado di dare vita eterna a chi lo possiede, costruito da un orafo spiritista vissuto due secoli prima. Come se non bastasse, Foster scopre che sì, il pittore Tagliaferri esiste e gli assomiglia tremendamente, ma è morto e la sua data di nascita combacia con la sua, ma a 100 anni di distanza, mentre quella di morte segna il 1871. Che Foster sia la sua reincarnazione? Beh, a conti fatti, è realmente così, ha una sola settimana per trovare la valigetta, scoprire il segreto di Lucia e della piazza e risolvere il mistero del Segno del Comando!

Vicoli e salotti spettrali sono le location de Il Segno del Comando

Palazzi antichi, vicoli che si perdono nella notte e salotti di un’aristocrazia decaduta, ma dura a morire, sono i luoghi in cui si muove la storia. Il bianco e nero della pellicola accentua l’atmosfera horrorifica, che ha forti rimembranze romantiche, quando il terrore rappresentava qualcosa di oscuro, sconosciuto e mai realmente mostrato, qualcosa che trascende l’essere umano e non si nasconde dietro una porta per fargli “bu!”. Gli spiriti non urlano, si mostrano discreti e affascinanti, legati a leggende antiche tutte da scoprire, e non a catene di sant’Antonio interrotte. Le atmosfere sembrano più proprie di una Londra vittoriana che non di una Roma, nell’immaginario collettivo, più caciarona e soleggiata. Proprio questa commistione è il centro di tutto e regala dei momenti e delle visioni molto rare che vale la pena esplorare, soprattutto per gli spettatori, che dimostrano di apprezzare i prodotti di genere.

Il segno del comando halloween medaglione
Il medaglione di Lucia

Il successo de Il Segno del Comando fu totale, incollando 14 milioni di spettatori davanti agli schermi di tutta Italia. Merito suo è anche quello di aver lanciato il genere “gotico italiano” che avrà numerose declinazioni sia cinematografiche che televisive. La Rai, infatti, scommetterà ancora sul genere portando sul piccolo schermo storie come Ritratto di donna velata e La baronessa di Carini (di quest’ultimo esiste un remake più contemporaneo, che purtroppo annulla completamente la vena gotica dell’originale).

Un piccolo appunto va fatto sul finale, che non vi svelerò. Si era pensato a più vie da prendere per il termine della storia, uno dei quali, scartato, venne proposto da Giuseppe d’Agata nel romanzo omonimo, ormai fuori commercio, ma che vi consiglio di recuperare in qualche biblioteca.

Beh, se vi ho interessato, anzi proprio stregato, non vi resta che sedervi accanto alla zucca e recuperare tutte le cinque puntate direttamente, e gratuitamente, su Raiplay!

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