Il signor diavolo e The Nest: agosto da horror

Le recensioni da parte della nostra redazione de Il singor Diavolo di Pupi Avati e The Nest di Roberto De Feo

Il cartellone dei film proiettati nelle sale cinematografiche d’ Italia parla chiaro: le sfumature dark-gothic hanno preso il sopravvento sulla produzione italiana di questo periodo. L’ horror ha, da sempre, un fascino particolare che fa gola, per lo più, alle grandi case di produzione americane, che lasciano completamente a digiuno il versante italiano del genere, rimanendo sempre un passo avanti rispetto la filmografia nostrana. Tralasciando l’età dell’oro dei film horror italiani degli anni ’70 targati Dario Argento e Lucio Fulci.  L’ Italia sembra riscoprire una nuova nouvelle vague con Il Signor diavolo di Pupi Avati e The Nest- Il Nido di Roberto De Feo. I due registi non hanno nulla da invidiare ai colleghi americani e rilanciano il genere horror nostrano mescolando le carte in tavola. Dimostrando che un horror italiano non solo è possibile, ma è anche auspicabile. Noi di Metropolitan abbiamo visto i due film ed ecco cosa ne pensiamo:

Il signor diavolo di Pupi Avati

Locandina de Il signor diavolo. Photo Credit: dal web
Locandina de Il signor diavolo. Photo Credit: dal web

Tratto dall’omonimo romanzo del regista bolognese, il film è ambientato negli anni 50. Precisamente ci troviamo nella cittadina lagunare del 1952. Un giovane ragazzo Carlo Mongiorgi (Filippo Franchini) ha ucciso il coetaneo Emilio Vestri Musy (Lorenzo Salvatori). La giustificazione di Carlo dell’atto brutale sarebbe da ricondurre alla vera natura di Emilio, che Carlo giura fosse il diavolo in persona. Carlo è a sua volta convinto a crederlo da una suora e da un prete, in un gioco perverso di superstizione religiosa. Appoggio sinistro che attira l’attenzione e anche la preoccupazione degli alti vertici della DC, timorosi di perdere il consenso politico e credibilità. Inoltre, la madre della vittima, Clara Vestri (Chiara Caselli), è stata una viva sostenitrice della Democrazia Cristiana, ma, dopo la morte del figlio, si è allontanata dal partito non solo non prendendo più parte ai comizi ma divenendo un’acerrima nemica della Chiesa e del governo. In loco viene inviato Furio Momenté (Gabriel Lo Giudice), per indagare parallelamente il caso cercando nuove piste che possano scagionare i due prelati e sollevarli dall’accusa di coinvolgimento.

La scenografia e l’ambiente contadino

La grandezza di Pupi Avati sta nel rendere straordinariamente realistico lo scenario nel quale sono immersi i personaggi che orbitano alla storia principale. C’è dell’ espressivo realismo nella fotografia di Cesare Bastelli, che riesce a rendere sinistro e sovrannaturale anche un oggetto comune, come una calzamaglia appesa o un camino spento di una casa, che sembra essere prigione di spiriti intrappolati lì da milioni di anni. Si parla del male assoluto, del male atavico per eccellenza. Come dice Carl jung: ogni popolazione è accomunata da una coscienza collettiva, che regola le leggi dell’universo dividendo il mondo in due distinte forze ataviche e antitetiche, il Bene e il Male. Avati fa tesoro di queste teorie, regalando al pubblico un prodotto sicuramente interessante e innovativo.

La particolarità del film è affidata alla descrizione di un mondo agricolo perfettamente inquadrato in un’ampolla di superstizioni contadine e ottuse credenze popolari, che influenzano pensieri e gesti di quanti abboccano all’amo della comoda menzogna.  

The Nest- Il nido di Roberto De Feo

The Nest- Photo Credit: Loris Zambelli
The Nest- Photo Credit: Loris Zambelli

Samuel (Justin Alexander Korovkin), un ragazzino costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente, del quale rimane invece vittima il padre, si trova costante rinchiuso nella villa materna. Con lui vive la madre Elena (Francesca Cavallin) la quale ha spesso atteggiamenti tirannici con i domestici e gli altri componenti della famiglia. I quali sembrano tutti condividere un segreto comune, in particolare il Dottor Christian (Maurizio Lombardi) figura enigmatica e violenta che più volte spaventa il giovane ragazzino. Samuel Inizialmente sembra perfettamente a suo agio nelle grandi stanze in legno di Villa dei laghi. Non accenna alcuna volontà ad aprire il portone di casa e scoprire cosa lo aspetti fuori da quelle mura, sentimento che inizia a maturare in lui con l’arrivo in casa di Denise (Ginevra Francesconi).

Fresco del suo debutto al Locarno Film Festival Roberto De Feo con questo film più che concentrarsi sulla effettiva realizzazione della suspense e del colpo di scena, si focalizza sull’ approfondimento dei personaggi e il tema d’oppressione matriarcale che lega tutto quanto il film. Più che un horror movie, sarebbe da chiamarlo thriller – considerando che le scene di tensione massima sono due, al massimo tre- : un thriller psicologico che ha le sembianze e le sfumature di un horror, con una sapiente fotografia scura e ‘pesante’.

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