Cinema

Il Sorpasso, il manifesto di Dino Risi

Cine 34, in questo 18 gennaio, ci propone uno dei più celebri e grandiosi film della nostra storia: “Il Sorpasso” di Dino Risi. Riviviamolo insieme.

Parlare del grande cinema italiano è sempre complesso, soprattutto per tutto ciò che esso rappresenta dal punto di vista storico. “Il Sorpasso“, film di Dino Risi uscito nel 1962, sotto molti aspetti, è uno dei lungometraggi più significativi della nostra storia, tanto che la sua essenza cinematografica scompare dinnanzi a tutte le simbologie di cui esso è pregno. “Il Sorpasso”, infatti, a distanza di quasi sessant’anni, non è più un’opera filmica, ma un’esegesi sul concetto di italianità passata e presente.

La storia è molto semplice: Bruno Cortona, un giramondo ciarlatano interpretato da un sempiterno Vittorio Gassman, vaga per una desertica Roma nel giorno di ferragosto in cerca di un telefono e di sigarette. Aiutato dall’ingenuo studente Roberto Mariani (Jean-Louis Trintignant), Bruno decide di strappare il ragazzo dai libri e lo porta con sé a fare un giro in auto senza una vera e propria meta. Seguendo la Via Aurelia, i due arrivano in Toscana, visitando alcuni parenti di Roberto e l’ex-moglie di Bruno, Gianna (Luciana Angiolillo).

Il Sorpasso
Photo Credit: WEB

Il Sorpasso, la trama

In viaggio, passando per il mare e per i luoghi più disparati della Toscana meridionale e del Lazio settentrionale, Roberto, sebbene riluttante, non avrà mai il coraggio di abbandonare lo scapestrato Bruno, rivalutando se stesso e la propria vita, parendo quasi pronto a mutare il proprio pensiero adolescenziale verso una direzione più matura. Il finale, però, parecchio amaro, vede la Lancia – guidata con sprezzo e in modo parecchio spericolato da Bruno – cadere rovinosamente da un burrone dopo aver evitato un incidente.

Bruno riuscirà a salvarsi, differentemente da Roberto, precipitato assieme all’auto. Quando le autorità giungono per constatare l’incidente, Bruno affermerà di non conoscere neppure il cognome del giovane. La prima domanda di chi guarda questo film è: a quale genere è ascrivibile?

La risposta è piuttosto semplice per tutti coloro che masticano un po’ le terminologie del cinema: “Il Sorpasso” è il capostipite della commedia all’italiana, un genere che si discosta dalla commedia classica, macchiettistica e caricaturale degli anni precedenti, proponendo personaggi tridimensionali, realistici e pregni di crudezza, intarsiando il tutto con una malinconia di fondo, con un presagio pessimistico e con una risata strangolata dal finale e dalle back-story dei due protagonisti, in particolare da quella di Bruno.

Il Sorpasso
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Un fanfarone, cialtrone e irrispettoso uomo che vive all’insegna del divertimento, dello spasso e dell’individualismo. L’esatto opposto di Roberto, il quale, sorretto ancora da valori borghesi che fanno capo al duro lavoro e all’idea di operaio, si ritrova a fronteggiare la nuova Italia, quella del miracolo economico che non trova più posto per quelli come lui. Come raccontato da diversi commentatori nel passato, ogni singola scelta stilistica e narrativa presente nell’opera fa capo a un simbolo; la strada è padrona della storia, e, non a caso, in un’epoca in cui i viaggi domenicali per andare al mare erano divenuti un simbolo dell’Italia che stava bene, la Statale Aurelia diventa il simbolo di una voglia di evasione.

Bruno è l’italiano che si muove per annichilire la propria insulsa vita quotidiana; Bruno è un fuggiasco capace di far passare i propri viaggi come uno stile di vita più pratico e reale del continuo studio cui Roberto si sottopone quotidianamente. La sua storia, il suo matrimonio fallito, in un’epoca in cui tale unione era considerata inviolabile, raccontano di un fallito che si nasconde dietro la spocchia di un ribelle che vive la sua vita letteralmente a cento all’ora.

Il Sorpasso
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La recensione

L’Italia individualista del miracolo economico, il successivo percorso capitalistico intrapreso dalle classi agiate e l’importanza sociale acquisita dalla borghesia, secondo Dino Risi, pone le sue basi su delle fondamenta traballanti, fatte di fuga. L’italiano risponde con un finto sorriso, con un’auto modificata e con un rumorosissimo clacson tritonale alla realtà. Fuggire da un’ideologia basata sul puro, sul semplice, sul quotidiano, per diventare sempre più cinici, materialisti e irrispettosi.

Tuttavia, il bravo narratore, non è quello che pone come critica – a dire il vero parecchio onanistica – la società dei nuovi italiani. La contraddittorietà sta proprio in quello: quanto sono reali le basi più pure e semplici su cui si poggia la morale di Roberto? Il giovane non è solo affascinato dalla vita mondana di Bruno, ma, nel profondo, non è realmente convinto di quanto egli sia felice della propria vita. Le sue relazioni, i suoi amori, i suoi parenti. Quanto davvero Roberto apprezza quelle sue giornate all’insegna della morigeratezza? Non gli serve molto tempo per ammettere a se stesso di aver compiuto degli errori, di viversi addosso.

Il Sorpasso
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Forse, sotto sotto, la morale espressa da Dino Risi, non premia né l’una né l’altra faccia dell’italiano. Il sentimento fortemente nichilista che pervade l’intero film, anche nei momenti in cui la commedia si percepisce come più pura, lo si intravede anche nell’eterna contraddizione tra due personaggi così diversi, ma, di base, così vicini.

Con una colonna sonora composta da brani simbolo dell’Italia spensierata del miracolo economico, la Lancia Aurelia – il cui nome, identico alla strada che la fa da padrone nel film, non può essere un caso – ci trasporta in un mondo che fa da preludio a quanto oggi siamo diventati. Un film che racconta tanto l’Italia dell’epoca quanto quella odierna. Un racconto crudo, reale, amaro e narrato come solo i grandi registi sanno fare: con un sorriso che nasconde tanto. Da lì in poi, il taglio drammatico del cinema neorealista, si sarebbe colorato di alcune risate strozzate pregne di significati e di simbologie, dando il là all’epoca d’oro della commedia all’italiana.

Il Sorpasso
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Possono essere queste le ragioni perché “Il Sorpasso” non è più un film. Ormai esso è divenuto un quadro esemplificativo dell’ultima estate dell’innocenza, la quale, come un segnavento poggiato sul tetto di una casa, viene investito da un uragano. “Il Sorpasso” è l’Italia.

MANUEL DI MAGGIO

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