La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha annunciato che lunedì contatterà l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, per chiedere una verifica ufficiale sul numero dei detenuti rilasciati nel Paese.

«Chiederò, attraverso il suo ufficio, di controllare gli elenchi delle persone liberate in Venezuela», ha dichiarato Rodríguez venerdì 23 gennaio durante un intervento trasmesso dalla televisione di Stato, Venezolana de Televisión. Il governo di Caracas, che l’8 gennaio scorso aveva annunciato — tramite il presidente del Parlamento Jorge Rodríguez, fratello della presidente ad interim — la liberazione di un numero significativo di prigionieri politici, afferma di aver rilasciato finora oltre 600 detenuti, includendo anche le scarcerazioni avvenute nel mese di dicembre. Una cifra che viene però contestata da numerose Ong.

I conti quindi non tornano: le Ong come Foro Penal e altre fonti indipendenti registrano appena 167 scarcerazioni nel corso del 2026. Il rilascio più recente: Rafael Tudares, genero dell’ex-candidato presidenziale Edmundo González Urrutia. “È stata una lotta dura, lunga più di un anno”, dice la moglie, Mariana González, chiedendo “piena libertà” per suo marito. Foro Penal, un’importante ong che si occupa di diritti umani in Venezuela, ha fatto sapere che domenica il governo guidato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez ha scarcerato almeno 80 detenuti politici. L’ong sta ancora lavorando per identificarli, e ha aggiunto che il numero potrebbe aumentare.

Il governo di Rodríguez si è insediato a inizio gennaio, dopo la rimozione del presidente Nicolás Maduro con un’operazione militare statunitense. Fin da subito ha iniziato a scarcerare prigionieri politici, tra cui gli italiani Alberto Trentini, Mario Burlò e Luigi Gasperin, come segno di distensione nei confronti della popolazione locale e come mezzo per provare a stabilire nuovi rapporti con i governi stranieri.