Imma battaglia non è una persona comune: matematica, sportiva, leader del movimento LGBT in Italia e nel mondo, è stata presidente del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, è stata consigliere comunale, è l’ideatrice e l’organizzatrice del Gay Village, ma sopra ogni cosa Imma è una guerriera che lotta in nome dell’amore.

Quest’intervista si divide in due parti: la prima (nel video qui sotto a partire da 2:09) durante l’anteprima del film “La battaglia dei sessi” e la seconda parte al telefono. Provo a riportare l’emozione e l’orgoglio di qeust’incontro.

In diretta dal Cinema Adriano, all’anteprima del film #LaBattagliaDeiSessi con Imma Battaglia e tanti altri ospiti. #MMITALIAmetropolitanmagazine.it

Gepostet von Metropolitan Magazine Italia am Sonntag, 15. Oktober 2017

MMI: L’anno scorso è stata finalmente approvata la legge sulle unioni civili, una prima proposta risale al 1986 mossa dal gruppo “interparlamentare donne comuniste”, è possibile che ci siano voluti 30 anni per riconoscere all’amore il suo diritto d’esistere?

I.B: Questo la dice lunga su quanto è complicata la battaglia per i diritti civili. Perchè comunque, se vai a fare il calcolo del tempo che ci è voluto, anche in america siamo lì. La vita omosessuale è sovversiva, non c’è niente da fare, è sovversiva non in sé ma culturalmente, quindi è stata ostacolata e, se non ci fosse stata la Comunità Europea con le sanzioni, probabilmente noi non avremmo visto luce per chissà quanto tempo ancora. La politica italiana è una politica che non sta ancora sfornando dei diritti. Macron in Francia, il nuovo cancelliere Sebastian Kurz in Austria , noi non sforniamo questi casi clamorosi, noi abbiamo una classe politica che continua a litigare, una classe politica gerontocratica. Per cui cosa ti aspetti? Ci sono voluti trent’anni grazie a tutti noi e a tutti quelli che hanno militato per così tanto tempo, che ci hanno creduto al punto di riuscire a portare a casa i risultati, cosa che non era per niente scontata.

MMI: 15 anni fa davi alla luce il Gay Village, il più importante evento dell’estate capitolina. Discoteca ma anche vero e proprio centro culturale e artistico con grandi concerti, spettacoli teatrali, dibattiti e sport. Come si costruisce una cosa tanto grande?

I.B: Esattamente com’è stato per il World Pride: avendo soldi, sognando con passione, forza, determinazione e sacrificio.

MMI: Ecco, a proposito di sogni, facci sognare: abbiamo pubblicamente ammirato il tuo amore con Eva Grimaldi quest’anno all’Isola, un grande esempio per molte donne italiane a venir fuori e non vergognarsi di vivere liberamente la loro omosessualità. Hai già dichiarato che al matrimonio non sei interessata, bambini all’orizzonte?

I.B: Ah Ah Ah! Ormai io ed Eva possiamo essere solo nonne. Siamo piene di bambini, abbiamo dei nipoti meravigliosi. Non abbiamo l’età per i bambini, abbiamo l’età per diventare nonne: saremo delle nonne fantastiche, Eva ha già dei pronipoti. Diciamo che la cosa che ci piacerebbe fare sarebbe aiutare qualche ragazzo/ragazza già adolescente, non sentiamo questo bisogno del bambino piccolo, dei vaggiti… Ci vediamo meglio in un ruolo di educatrici ormai, non proprio di genitori in maniera tradizionale. Ci stiamo rendendo conto che ci sono tanti ragazzi che vivono in casa famiglia, che hanno difficoltà… il più grande gesto d’amore che si può fare è donare semplicità e serenità senza per forza voler mettere il marchio del possesso, della famiglia. La famiglia è quella dell’amore e l’amore può essere anche circoscritto in un contesto che è molto più allargato. Io direi che sono votata al volontariato e in questo senso anche Eva è come me. Quando penso all’ultimo arrivo, alla nave dei bambini, veramente sarei pronta a dare una mano a migliaia di bambini adolescenti, perché so che sono arrivati da soli, senza nessun, penso sia un dovere civico. Questo è quello che al momento ci accomuna nei desideri sociali: essere ancora una volta persone che escono dal narcisismo, dall’egocentrismo per stare nel mondo della generosità.

Eva Grimaldi e Imma Battaglia all’anteprima del film “La battaglia dei sessi” (PHOTO CREDITS: Manuel Minoia e Simona Scarano)

MMI: Vivi nel mondo in cui vorresti vivere, in cui vorresti crescere dei bambini? Quante battaglie dobbiamo ancora combattere?

I.B: Voi giovani dovete tenere gli occhi molto aperti e le orecchie allerta, perché il mondo che si sta presentando è un mondo da film horror, neanche splatter, un film horror reale: ovunque trionfano le destre, i razzismi, i populismi, questo urlare “no agli immigrati” è stato studiato a tavolino per riportare l’Europa, ma un po’ tutto il mondo, nell’oscurantismo delle destre. In questo oscurantismo perdiamo tutti e più di tutti perdiamo sicuramente noi popolo delle minoranze, che viviamo l’illusione della conquista dei diritti. La storia ci insegna che non esiste una conquista che non viene mantenuta. Allerta perché dietro l’angolo c’è il baratro. La lotta non finisce mai, la lotta per l’uguaglianza, per il rispetto, per la democrazia, per la libertà non può finire mai perché la libertà è odiata, perché la libertà è un grande regalo che tutti ci dobbiamo saper meritare.

MMI: Ho i brividi. Grazie davvero per queste parole. Ieri, mi hai detto che avresti voluto un film sulla tua vita. Io mi occupo di produzione video, lo faccio io ti giuro.

I.B: Ho anche scritto una mia autobiografia, rimasta un po’ in sospeso perché in realtà, sai c’è una cosa che mi rattrista: intanto che questo mondo consuma tutto con rapidità ed è un mondo di grande superficialità, dove il progresso è proprio l’antitesi della conoscenza, un progresso che si basa sul consumo, sulla fretta, sul virtuale, è un mondo fake, fatto di indentità fake mentre poi la vita è fatta di persone in carne ed ossa. In questo ritmo frenetico fatto di superficialità, di vuoti collettivi, di depressione in cui si sono annidate le droghe, le convinzioni che le ambizioni massime sono la Ferragni e Fedez su Instagram, questi mondi che sono di gran lunga lontani dalla verità. La verità è molto più semplice, la verità sono i cicli della vita in cui la sera c’è il tramonto, la notte si dorme, ti svegli, vai a scuola, a lavorare… Questo ciclo banale della vita fatto di giorno e notte in realtà dentro ha tutta la ricchezza di questi esseri umani che sono una forza quando l’energia si vede, si tocca e si condivide. Quando il mondo dimentica, perde le radici, il futuro è prevedibile perché non sai, non facendo tesoro, non sapendo quello che è accaduto e non sapendo da dove vieni, non riesci a comprendere i corsi e i ricorsi: il ciclo della vita ti ripresenta sempre qualcosa che è già accaduto, quindi devi avere la capacità di analizzare, di saper vedere riflesso il passato nel futuro. Questo è un problema incredibile e una come me… cioè: non sono nata gay, non sono nata in un contesto come quello di Roma dove tutto poteva essere possibile, ho vissuto in provincia, quattro figli, un solo stipendio, mettevo i pantaloni di mia sorella, ho studiato, ho passato la vita a studiare matematica, non ho fatto niente di quello che farebbe un gay medio, una cultura classica, probabilmente molto più letteraria che scientifica, ci sono stati i miei fidanzati, la prima persona che ho amato è stato un uomo, ho fatto tanto sport, ho vissuto fino a trent’anni con una fidanzata in un mondo di assoluta normalità e banalità e mi sono ritrovata nell’impegno per una cosa che non ha niente a che fare con l’omosessualità, mi ci sono trovata per un’ingiustizia.

Emma Battaglia – immagine Instagram

Nei primi anni in cui è esploso l’AIDS, al telegiornale tutti i giorni ripetevano di questi diecimila morti a San Francisco. Ecco perchè “120 battiti al minuto” è un film importante da vedere, le scene di repertorio quando si stendono tutti per terra, ti riporta indietro e mi ricordo che io vivevo la mia fidanzatina ma era nel contesto delle giocatrici, della squadra, poi comincio a frequentare il centro femminista e scopro questa distanza tra le femministe e le persone omosessuali che venivano messe da parte: c’era questo rifiuto che si esprimeva poi fisicamente su questa donna sieropositiva, che volevano cacciare perché avevano paura, come avevo paura anch’io, ma da brava matematica, anziché farmi prendere dalla paura cerco di capire, comincio a studiare, ad approfondire. Così ho scoperto il Mario Mieli, comincio con loro a cercare di aiutare questa ragazza, per noi quello che stavano facendo era ingiusto perché non si trasmetteva, lei lavorava al bar, questi avevano paura che potesse essere contagiosa ma l’AIDS non si trasmette così. Insomma anche lì finisco a fare il volontariato sempre per gli ultimi, sempre per i reietti, per quelli che non hanno nessuno e facevo la cameriera, aiutavamo questa ragazza a mantenere questo bar che poi viene boicottata e tutto, fino alla fine, fino a due giorni prima di morire. Di questa lotta mi appassionava il fatto (che però non sentivo come di un fatto mio, ti devo dire la verità) che era assurdo soffrire così tanto per scelte d’amore, ma perché bisogna soffrire così tanto? In quegli anni vivi molto la sofferenza perché appunto tante persone muoiono di AIDS, alle riunioni vedevi tanta gente, percepivi il disagio nell’essere omosessuale: era tutto nascosto, le feste nascoste, sembrava una cosa assurda. Nel mio modo di vivermi l’omosessualità ero un po’ staccata da me stessa, sono cose complicate da spiegare, molto complicate, perché di fatto non ho mai vissuto un disagio dentro di me, un’omofobia interiorizzata.

MMI: Era una cosa molto naturale?

I.B: Era una cosa proprio: ma chi sono io? Ma a voi che c***o ve ne frega della vita mia? Non mi mettevo paura perché mi sembrava assurdo che la gente fosse così curiosa delle mie scelte di vita. La mia vita è personale, sono fatti miei, non vi riguardano e questo mi rendeva molto forte, molto sicura perché sai, quando studi la matematica non c’è il problema del lavoro, ti chiamano dall’università, dove in qualche modo fai. Forse perché sai, questo fisico così importante… Il mio fisico rappresenta me, la mia forza e, invece, la mia postura un po’ ingobbita rappresenta il fatto che mi carico sempre dei c***i dei problemi degli altri, non so come dirti: non ho mai badato a me, forse le crisi ce l’ho più avute sul tipo di identità, il maschile, il femminile che non sull’omosessualità…. so’ complicata… e quindi il mio mettermi alla testa di un movimento era proprio una cosa che facevo come una guerriera: c***o! Non potete fa’ soffrì la gente! Non è giusto! Avevo e ho ancora una forza dentro da guerriera pura, è una lotta di principio, non è mai stata una lotta di opportunismo è sempre stata una lotta di princìpi, quelli alti: io per un principio mi faccio ammazzare, non derogo, non vado in trattativa sui princìpi, ci sono dei princìpi che sono intoccabili, che fanno parte di me come i miei comandamenti. Mi appartiene tanto questo lottare e il non avere mai paura di sfidare l’impossibile: per me non esiste, non mi tiro mai indietro, rischio, muoio sul campo ma non mi tiro mai indietro.

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