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Immaginaria Film Festival

Un’intervista esclusiva allo staff dell’Immaginaria Film Festival, il festival del Cinema delle Donne svoltosi a Roma dal 2 al 4 Ottobre.

Arrivo al Cinema Aquila, al Pigneto, a Roma. C’è una bella folla all’ingresso e non posso fare a meno di notare che sono tutte donne. D’altronde l’Immaginaria è denominato il International Film Festival of Lesbians and Other Rebellious Woman. Il festival ha una selezione di film e cortometraggi magnifici e molto efficaci nella rappresentazione di uno spazio tutto al femminile.

Io quindi, tra una proiezione e l’altra, ho deciso di intervistare parte dello staff organizzativo. Ecco qualche domanda fatta a Simona, la social Media Manager e organizzatrice del DL Sunday, Giorgia Garofalo, visual designer e responsabile audiovisiva, e Cristina Zanetti, fondatrice.

Iniziamo con una domanda di rito: presentatevi! Sono molto contenta di essere qui, ed essendo la prima edizione cui partecipo mi sto ancora orientando. Quindi menomale che vi ho trovate! Ditemi di voi, chi si cela dietro lo staff organizzativo dell’Immaginaria Film Fest?

Simona: Io sono la Social Media Manager. Ho scoperto questo nome da poco! Comunque mi occupo dei social. Sono entrata a far parte della squadra da poco, e in effetti ci siamo anche conosciute per caso. Questo perché io mi occupo di eventi: organizzo feste ed eventi LGBTQI+ a Roma. Specificatamente il DL Sunday è un evento per donne lesbiche. Abbiamo iniziato a collaborare per progettare quindi la festa di chiusura dell’Immaginaria. Purtroppo, causa Covid, la festa è saltata. Ma è nata un’amicizia e una bella collaborazione. Il DL Sunday non è escluso agli uomini comunque, però diventa naturalmente uno spazio per sole donne. Come avrai notato avviene anche qui, con l’Immaginaria.

Giorgia: Il pregio di Immaginaria è poi quello di selezionare artiste e cultrici di arti varie per sponsorizzarle. Questa è sempre stata la mission delle fondatrici, che sono: Cristina Zanetti (indica Cristina – ndr) Debora Guma e Elena Rossi. Si sponsorizza una regia al femminile, una cinematografia anche tecnica al femminile. Ci troviamo ora alla 15esima edizione, ma già da prima del 1993 c’era in corso una discussione pregressa sia politica che culturale. Da queste premesse, a Bologna, è nato Immaginaria. Io mi sono unita tre anni fa, a Roma.
Cerchiamo di promuovere le donne nell’intero processo filmico, e soprattutto divertirci. Lo scopo è anche questo.

Ora tocca alla fondatrice, Cristina Zanetti! Cos’è per te l’Immaginaria Film Festival?

Cristina: Abbiamo fondato Immaginaria nel 1993 a Bologna. Questo festival non ha mai smussato le sue caratteristiche peculiari anche dopo tutti questi anni. Ovvero: proiettiamo solo film di registe donne, con uno staff femminile, e che tratti tematiche femminili. Tutte le protagoniste sono eroine donne. Figure femminili forti, uno sguardo di donne sulle donne. Che siano lesbiche o di qualsiasi orientamento sessuale. Certamente femminist, a 360 gradi.

Immaginaria Film Festival
Fondatrici dell’Immaginaria film festival (da sx verso dx): Cristina Zanetti, Elena Rossi e Debora Guma

Sento di voler dire che noi di immaginaria siamo state, negli anni 90, effettivamente delle pioniere per il cinema lesbico e femminile. Certo che ora c’è una maggiore apertura all’ambiente LGBTQI+ e anche un clima che incoraggia una certa fluidità che noi non abbiamo vissuto, affrontando delle sfide non indifferenti. Ancora oggi il nostro sottotitolo “Lesbian and Other Rebellious Women” rimane indigesto, in quanto provocatorio. Perchè ritaglia uno spazio che prescinde alla fluidità queer, che riguarda le donne


Per noi ha ancora senso che sia così, nulla togliere a nessuno. Quando sentiremo che non servirà più ritagliare uno spazio per sole donne… Beh, lo cambieremo.

Infatti è proprio qui che volevo arrivare. Rispetto al femminismo, ma anche al movimento LGBTQI+, la vostra posizione in merito al festival ha motivazioni politiche? Siete delle femministe radicali?

Cristina: Sì, siamo delle femministe radicali. Però non siamo fuori dal mondo! Ad esempio, Immaginaria ha una grossissima collaborazione con un’altro festival di cinema e cultura queer, che è il Festival Mix di Milano. Si tratta di uno spazio prettamente queer, LGBTQI+. Noi gli procuriamo parte delle proiezioni e ovviamente ci occupiamo solamente della filmografia lesbica e femminile.

Immaginaria Film Festival
Festival Mix Milano – fonte: google
Quindi radicali sì, ma non separatiste?

Cristina: In questo caso sì. Ma quando serve è diverso. Negli anni 90 a Bologna c’era uno spazio separato a tutti gli effetti e non solo nell’organizzazione: il pubblico era selezionato e potevano entrare solo le femmine. Ma parliamo di Immaginaria, uno spazio pernato da noi con tutti altri obiettivi rispetto al Mix.

Credo, da femminista queer e intersezionale quale sono, di poter comunque capire. Si tratta di preservare una necessità che tutt’ora purtroppo persiste: ritagliare uno spazio separato di sole donne, che purtroppo sono ancora schiacciate da figure maschili. Nell’arte, nel cinema, nella politica.

Simona: Esatto. Si tratta di qualcosa che ancora serve. Immaginaria funziona perchè tocca tematiche purtroppo ancora attuali.

Cristina: Infatti vedo che, nonostante il Covid l’affluenza è comunque alta. Abbiamo infatti deciso di non fare streaming, ma proiezioni live. Ci fa piacere vedere tutte queste persone.

Giorgia: Per noi è importante creare una rete. Una connessione al femminile, di donne. La scelta non solo dello staff tecnico, ma anche delle tematiche di ogni film o corto, non è casuale. Vogliamo e ci piace sapere che il nostro è un occhio fine, autenticamente femminile. Prima ancora di sentirci radicali o separatiste, abbiamo questa missione. Creare una rete, una connessione che includa tutte le donne.

Parliamo di Cinema: cosa vi piace guardare?

Simona: Io sono innamorata dei Musical, tantissimo!

Giorgia: Che poi ultimamente anche nei film o nelle serie TV si utilizza il Musical come espediente narrativo per momenti di introspezione o surrealismo. In effetti lo apprezzo molto.

Cristina: Io mi definisco un’onnivora. Guardo tutto, tranne le schifezze. Che comunque, sono tante. Io ci tengo a dire che guardo registi maschi e femmine. Ma non lasciamo che i nostri gusti personali influenzino la linea tematica della programmazione, ovviamente senza però negarla. Comunque io credo che il genere documentaristico sia molto sottovalutato, in quanto ci dona una piacevole esperienza visiva ma anche un bagaglio di nozioni. I buoni documentari, ovviamente. Nel caso dell’Immaginaria per noi è valsa la pena fare un focus sulle donne che ci hanno preceduto e sulle loro lotte. Sono importantissime: perchè anche se sembra una frase fatta, oggi noi siamo quel che hanno fatto loro tanto per noi quanto per sè stesse.

Cosa pensate dei registi uomini che parlano di donne?

Cristina: Io stimo molto i bravi registi, a prescindere dal genere. Ma ovviamente credo che per quanto bravo, un regista uomo non potrà mai parlare di una donna con la stessa potenza di un occhio femminile. Ovviamente qui si apre un altro discorso, perchè non è detto che basti essere donna per saper fare critica di genere.

Esistono anche donne sessiste.

Cristina: Possiamo anche metterla così, però dipende. Si tratta molto della sensibilità personale e delle esperienze. Ci si può non rendere conto delle trappole del Patriarcato. Anzi, ci si può addirittura non rendere conto dell’esistenza del Patriarcato. Molte registe cascano dentro il meccanismo Patriarcale senza nemmeno accorgersene.

Sì, come il Male Gaze. Che come ben sapete è la creazione e continuazione di un modello di donna che possa piacere sempre e solo al maschio. Il tutto accompagnato da una tensione sessuale in una coppia eterosessuale o che comunque ricalca i canoni di bellezza che riguardano solamente il maschio etero. Ed è assurdo che questi canoni siano perpetuati dalle stesse donne, creative e non. Che ne pensate?

Giorgia: Totalmente d’accordo. Infatti la questione principale secondo me è l’auto-consapevolezza. Il primo e fondamentale passo è: accorgersene e accettarlo. Non è scontato comprendere e notare i meccanismi della società Patriarcale, che infatti sono spesso occultati. Che poi non si vuole insultare nessuno chiamandola così: si tratta di un dato di fatto al livello antopologico e storico-culturale. Viviamo in una società Patriarcale, tutt’ora.

Per questo vi ringrazio. Serve la costruzione di una nuova estetica attorno alle donne e a come sono rappresentate. Che superi il monopolio del gusto maschile eterosessuale. Per questo Immaginaria è così preziosa.

Giorgia, Cristina, Simona: Grazie a te!

Cristina: Vorrei dire che la cosa più importante per noi, nel nostro sottotitolo è: Ribelli. Perché si può essere donne, donne lesbiche, ma se non si vuole mettere in discussione il Patriarcato a che serve? Resta qualcosa di bellissimo, intimo, da vivere nella sfera privata, ma nulla più. Serve essere Ribelli.

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Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Scienze Politiche a alla Sapienza di Roma. Ha conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma. Ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Scrive anche per Chiasmo Magazine, Ossigeno (di Civati, Possibile), Scomodo; Redattrice di Metrò per Attualità&Politica. Ha lavorato al progetto BRAVE GIRLS di cui si occupa attualmente. Livello C2 di Inglese.
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