“Impressioni di Settembre”, l’esordio della PFM

Erano destinati alla leggenda e con la loro prima pubblicazione, “Impressioni di Settembre“, fu chiaro a tutti. La Premiata Forneria Marconi nel 1971 cambiò le sorti del rock progressivo nostrano con una delle canzoni più amate, un caposaldo della musica italiana. Incisa sul lato B del primo singolo della PFM (sul lato A c’era “La carrozza di Hans“), la canzone ha preceduto il primo album del gruppo, “Storia di un minuto“.

Un brano talmente leggendario da essere stato riproposto da più artisti. La cover forse più celebre appartiene ai Marlene Kuntz, che la inserirono in Best of Marlene Kuntz, oppure quella di Franco Battiato sull’album Fleurs 3. Più volte la canzone è stata eseguita anche da Francesco Renga durante i suoi concerti e nel 2018 è apparsa una versione dal vivo nel disco di Antonella Ruggiero Quando facevo la cantante. Non solo nella sua bellezza, ma l’importanza del brano risiede anche nella sua genesi.

“Impressioni di Settembre”, il primo esempio del moog in Italia

Il testo che sembra rappresentare una scena già vissuta, un’allegoria della vita che richiama alla malinconia di un autunno in arrivo, ma soprattutto un inno di speranza. Incredibili sovrapposizioni di immagini e sensazioni vengono evocate dalle parole scritte da un mostro sacro della canzone d’autore: Mogol. Si tratta di una fotografia momento per momento di quello che ha visto uscito la mattina. La rugiada era vera, il cavallo era vero.

La musica, così evocativa e inconfondibile, è opera del chitarrista del gruppo Franco Mussida, che decise di non inserire il classico ritornello cantato. Al suo posto, venne inserita una melodia, raffinata e leggera, come una piuma trasportata dal vento. Per suonarla, decise che lo strumento giusto fosse il moog, per questo il gruppo contattò l’unico importatore italiano dello strumento. Da quel momento e per la prima volta, il moog diventò un classico del rock progressivo anche in Italia.

Simone Zangarelli

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