In Italia un bambino su 77 presenta un disturbo dello spettro autistico
“I primi segnali di un disturbo dello spettro autistico si manifestano nella primissima infanzia – sottolinea Elisa Fazzi, presidente Sinpia e direttore della Neuropsichiatria dell’Infanzia Asst Spedali Civili e Università di Brescia – già intorno ai 18 mesi. Grazie ad una maggiore conoscenza del disturbo, oggi è possibile intercettare i segnali di rischio, giungendo ad una diagnosi entro i 2-3 anni di età”. Questo è anche merito di una rete diffusa di collaborazione tra i pediatri di libera scelta e i servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, sviluppata nell’ambito dell’Osservatorio Nazionale Autismo dell’Istituto Superiore di Sanità e che si è consolidata grazie ai progetti finanziati dal Fondo Nazionale Autismo. “E’ fondamentale, però, che gli interventi abilitativi siano basati sulle migliori e più recenti evidenze scientifiche – conclude Antonella Costantino, past president Sinpia – e soprattutto che siano personalizzati per ogni bambino e ogni famiglia”.
Spettro autustico, la situazione nel mondo

È giusto degli scorsi giorni la notizia di un nuovo aumento del numero di bambini americani con una diagnosi di autismo. A segnalarlo è uno studio dei Centers for Disease Control and Prevention, l’ultimo in una serie di aggiornamenti periodici che offre le stime ufficiali per il 2020. Nel 2000 si parlava di circa 1 bambino americano ogni 150 con una diagnosi di autismo. Nel 2016 la prevalenza era salita a 1 bambino su 54. Nel 2018 1 su 44. E per finire nel 2020, stando al nuovo rapporto dei Cdc, siamo arrivati a 1 su 36.
L’incidenza delle diagnosi è maggiore nei nati di sesso maschile: pari al 4% nei bambini e all’1% nelle bambine. E inferiore, per la prima volta, nei bambini con genitori di discendenza europea, rispetto a tutte le altre etnie presenti nel campione analizzato. I numeri americani sono ormai molto superiori a quelli riscontrati nel resto del mondo, nonostante il numero di persone con autismo sia comunque in aumento un po’ ovunque: in Europa, ad esempio, si stima una prevalenza pari a un bambino su 160 in Danimarca e Svezia, 1 su 86 nel Regno Unito, e di 1 su 77 nel nostro paese, mentre la media mondiale si attesta intorno a 1 su 100.
Alessia Spensierato





