“In Time”, l’ossessione per il tempo che passa

In Time è un film drammatico fantascientifico uscito nel 2011 e diretto da Andrew Niccol. Ha debuttato nelle sale cinematografiche ottenendo un buon risultato al botteghino. A livello di critica, invece, è stato accolto con un misto di reazioni positive e negative. La pellicola esplora l’ossessione della società per il tempo e per la vita eterna. Lo fa, trasportandoci in una realtà distopica dai tratti inquietanti. Tratti che, per certi versi, non troppo lontani dalla nostra realtà.

La trama

Siamo nel 2169 e l’umanità è riuscita a contrastare il gene dell’invecchiamento. Chiunque smette di invecchiare al suo 25° compleanno. Da quel momento, però, il timer che si ha nel braccio inizia a scorrere alla rovescia. Quando una persona esaurisce tutto il tempo che ha lì a disposizione muore. Non sorprende, dunque, che il tempo sia diventato la cosa più importante all’interno di questa società distopica, imponendosi anche come nuova moneta con cui si paga ogni cosa.

In Time segue le vicende di Will Salas (Justin Timberlake), un giovane che vive nella zona 12, l’area più povera. Un giorno incontra Henry Hamilton (Matt Bomer), un uomo facoltosissimo. Grazie a lui, il ragazzo viene a sapere che nelle zone più ricche vi sono uomini che controllano un’immensa quantità di tempo. Inoltre, quest’ultimi hanno creato un meccanismo per far sì che questa ricchezza rimanga nelle loro mani. Alla fine della loro conversazione, Henry, convinto di togliersi la vita, decide di donare all’altro tutto il suo tempo.

Will, forte delle sue nuove disponibilità “economiche”, decide allora di recarsi proprio nell’area più ricca. Qui conosce il milionario Philippe Weis (Vincent Kartheiser) e la sua famiglia. Una serie di intricati eventi lo portano a intrecciare una relazione con Sylvia (Amanda Seyfried), la figlia di Philippe. La ragazza, inoltre, ben presto si rende conto dell’ingiustizia che suo padre e quelli come lui stanno perpretando. Decide, quindi, di unirsi a Will nell’operazione di sabotaggio di questo sistema malato.

Amanda Seyfried (Sylvia) e Justin Timberlake (Will) in una scena del film - Photo Credits: acchiappafilm.blogspot.com
Amanda Seyfried (Sylvia) e Justin Timberlake (Will) in una scena del film – Photo Credits: acchiappafilm.blogspot.com

In Time: l’umanità e la sua ossessione per il tempo

Apparentemente, la società raccontata su In Time sembra aver risolto uno dei principali problemi dell’umanità. Sono, infatti, riusciti a sconfiggere l’invecchiamento e il decadimento del corpo. Le persone, quindi, rimangono per tutta la vita giovani e evitano tutta la parte debilitante portata dal fatto di diventare vecchi. Ciò, sulla carta, dovrebbe tradursi in migliori condizioni generali di vita. Dovrebbe, inoltre, far avere un rapporto più sereno con gli anni che passano e far scomparire, o almeno diminuire, la paura di invecchiare.

Tutto questo, tuttavia, non avviene. Innanzitutto la vita non migliora. Infatti, ritroviamo problemi molto simili a quelli che abbiamo nella nostra società reale. Povertà e criminalità dilagano e c’è un’amplia disparità tra individui indigenti e ricchi. Inoltre, se si guarda attentamente, le cose sembrano paradossalmente peggiori. Le disparità tra classi sociali sembrano ancora più accentuate. Anche l’ossessione per il tempo è ancora più marcata, dato che se il tuo timer termina i minuti muori.

Il timer che le persone hanno nel braccio - Photo Credits: collider.com
Il timer che le persone hanno nel braccio in In Time– Photo Credits: collider.com

Infine, nemmeno il rapporto con il tempo che passa e la morte è migliorato. Nel film, non si vede solo la comprensibile preoccupazione che le persone povere hanno quando resta solo qualche ora di vita nel timer. L’assillo per il tempo che passa e la morte coinvolge molto anche i membri più facoltosi della società, come la famiglia Weis. Nel loro caso, si tratta di una vera propria ricerca della vita eterna. Tentano infatti, di raggiungere ciò in tutti i modi. Conservano ingenti quantità di tempo e cercano di accumularne sempre di più. Questo, ovviamente, li porta a comportarsi in modo estremamente cinico nei confronti degli strati sociali più poveri, andandoli ripetutamente a danneggiare.

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