Girare l’Italia spinti dalla passione per la musica, per gli eventi dal vivo e per le storie delle persone che si incontrano lungo la propria strada: questo è ciò che caratterizza “In viaggio con Harry”, un’avventura on the road inedita e senza alcun dubbio originale.

Harry non è altro che un camper Volkswagen anni ’70 che Luca Li Voti, responsabile Festival per l’Associazione di categoria KeepOn LIVE, e il suo team hanno deciso di  utilizzare nei mesi estivi per viaggiare lungo tutto lo stivale alla ricerca di storie legate ai Festival musicali, agli artisti, agli addetti ai lavori e a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sono diventati parte di un’avventura che si è trasformata in un racconto appassionante.

E’ così nato un viaggio itinerante che per due mesi ha attraversato l’Italia, dalla Liguria, alla Sicilia, dando uno spaccato del paese diverso ed unico. I ragazzi hanno documentato tramite numerose riprese video i luoghi visitati, per far conoscere l’Italia da un punto di vista insolito, che ha come unico grande comune denominatore la musica. Il tutto a impatto zero poiché Harry è alimentato a metano. Forti delle esperienze vissute a bordo di Harry e pieni di materiale audio e visivo da condividere con tutti gli appassionati di musica, Luca e la sua squadra hanno deciso di realizzare un documentario sull’esperienza del 2018 in giro per i festival italiani.

Harry - per gentile concessione di Futura 1993
Harry – per gentile concessione di Futura 1993

Per raggiungere il loro obiettivo hanno organizzato una campagna di crowdfunding su Eppela indirizzata ai loro sostenitori e non solo, con lo scopo di raggiungere la cifra di 3.500 euro entro il 5 ottobre 2019 e rendere così il sogno di un documentario su “In viaggio con Harry” realtà. Il ricavato della campagna è finalizzato al montaggio del documentario e a coprire parte delle spese sostenute durante il viaggio.

Abbiamo rivolto a Luca qualche domanda sul progetto, sulle curiosità  ad esso legate e anche sui possibili imprevisti che si possono incontrare in un’avventura del genere. Questo è quello che ci ha raccontato: 

F: Ciao, ci racconti com’è nata l’idea di girare l’Italia e i suoi festival musicali in un furgone Volkswagen?

L.L.V: Da circa 4 anni mi trovo a ricoprire il ruolo di responsabile dei Festival Associati a KeepOn LIVE (associazione di categoria Live Club e Festival Italiani). Proprio 4 anni fa, per dare valore ad una rete reale fatta di persone, ho iniziato i miei tour attraverso i Festival. Era necessario conoscere personalmente chi ci fosse dietro l’organizzazione di un evento, lo staff, la location, il territorio, insomma l’intero Festival. Solo con una conoscenza approfondita del territorio ti può mettere nelle condizioni di avere una visione generale sul movimento culturale attuale (artistico/musicale) in luoghi differenti e lontani tra loro. Raccontare tutto ciò tramite il viaggio serve, oltre che a raccontare le realtà presenti sul territorio, a stimolare il viaggiatore a non andare sempre nello stesso luogo ma a vivere esperienze differenti perchè ogni Festival ha una sua energia.

Harry - per gentile concessione di Futura 1993
Harry – per gentile concessione di Futura 1993

Tre anni fa iniziai con il primo tour con un Citroen 9 posti messo a disposizione da Doc Servizi. Eravamo in 4 e di quell’esperienza abbiamo montato solo un breve video report. L’anno dopo decisi di partire con i mezzi pubblici, per analizzare le difficoltà a cui si va incontro in un tour con più destinazioni che oltretutto non sempre servite da collegamenti pubblici; spesso i Festival si trovano in aree lontane dai grandi centri abitati.

Nel frattempo avevo già iniziato il restauro approfondito di Harry; lui è del ‘78, come me, forse ci togliamo giusto un paio di mesi. Una bella e profonda sistemata dopo circa 8 anni di convivenza (per festeggiare anche il passaggio indenne dalla crisi del settimo anno) era quello che serviva per dare nuova vita al mio compagno di viaggi.

Appena rimesso in sesto mi è venuto spontaneo portarlo in giro con me e costruire una progettualità che giorno dopo giorno si è evoluta e continua ad evolversi in progetti nuovi e interessanti, non solo musicali. La parte più interessante è quella delle relazioni umane: Harry ha la chiave segreta per aprire le porte della diffidenza con una semplicità disarmante.

F: C’è una ragione particolare dietro alla scelta del nome “Harry”?

L.L.V: Il nome è arrivato all’improvviso, ma ci tengo a precisare che non era mia intenzione trovarlo a tutti i costi. Durante il viaggio di rientro da Lucca a Bologna, dopo aver effettuato l’immatricolazione (percorso burocratico abbastanza complicato per un mezzo proveniente dall’estero con targhe ritirate) è venuto fuori Harry. Si scherzava con l’imitazione dell’ispettore Derrick, interpretato da Max Tortora. Harry è il suo aiutante che, trattato da lui come un inetto, ha di contro sempre le soluzioni giuste ai casi ed ai problemi che assillano l’ispettore. Harry ha un aspetto semplice ed innocente ma sa come affrontare anche i peggiori imprevisti, per assurdo capita che siano le soluzioni a trovare lui! A volte infatti mi vien da dire che è lui che porta in giro me. Il fatto che provenga dalla Germania gli ha cucito questo nome addosso, giusto per non fargli dimenticare le sue radici.

Harry - per gentile concessione di Futura 1993
Harry – per gentile concessione di Futura 1993

F: Avete pensato di realizzare un documentario a corredo dell’esperienza. Come si è sviluppata questa idea?

L.L.V: L’idea e nata insieme al progetto del tour in realtà. Volevamo raccontare il territorio italiano tramite il filo conduttore della musica. Metti insieme viaggio on the road, territori differenti, e la moltitudine di persone che avremmo incontrato sulla nostra strada e la ricetta è già pronta. E’ bastato mettere su una piccola produzione con Marco Balistreri, Antonio Vezzari e Livio Spallino, per sviluppare le attività da aggiungere a quelle pensate inizialmente. Raccontare il viaggio attraverso i Festival e la musica. Lo spirito è quello di fare da sprone a chi intende intraprendere un viaggio differente, cercando il contatto o la solitudine dei luoghi per poi ritrovarsi un’esperienza unica alle spalle. Viaggiare è conoscenza e farlo attraverso la musica e l’incontro può cambiarci interiormente.

F: Il crowdfunding ha fornito poi la spinta decisiva per riuscire a completare l’attività documentaristica. Ritieni che oggi sia un modo efficace per finanziare progetti artistici che altrimenti non avrebbero le possibilità per farlo? 

L.L.V: Si, il crowdfunding può essere un mezzo, a patto che il progetto abbia basi solide. Sono molti i progetti artistici che hanno fatto ricorso a questo tipo di piattaforme per realizzare il proprio progetto, ed il mondo artistico/musicale non ha accesso ad oggi a molti fondi per cui diventa naturale chiedere alla comunità di essere sostenuti nel proprio percorso.

Harry - per gentile concessione di Futura 1993
Harry – per gentile concessione di Futura 1993

F: Come erano organizzate le vostre giornate in funzione della partecipazione ai festival?

L.L.V: Dipendeva dalla distanza da coprire, dal viaggio, dagli imprevisti. Nel caso di una location distante si partiva al mattino provando a raggiungere il festival in tempo per i soundcheck. Durante il viaggio naturalmente era prevista la registrazione di alcuni contenuti, delle riprese col drone che hanno impreziosito paesaggisticamente questo difficile lavoro, incontri fuori programma.

Arrivati al Festival, dopo il ritiro dei pass e della richiesta di alcune info sull’evento, si pianificavano le attività da fare con gli artisti/tecnici/fan/organizzatori in base alle loro disponibilità. Si seguiva tutto l’evento, concludendo solitamente insieme allo staff organizzativo e poi a casa a scaricare le schede sd col materiale acquisito. In caso di permanenza di più giorni, al mattino si ricercavano luoghi dove registrare i contenuti. Luoghi consigliati dai “local”, posti conosciuti, storie da ascoltare, entrare in contatto con la quotidianità di un piccolo borgo o di un quartiere di una grande città. E poi di nuovo Festival…

Harry - per gentile concessione di Futura 1993
Harry – per gentile concessione di Futura 1993


F: Avete raccolto molte storie di artisti e addetti ai lavori, quali vi hanno colpito maggiormente?

L.L.V: Più che curiosa direi nostalgica, anche perchè si parla di qualche anno fa, quando pensare di poter lavorare con la musica era privilegio di pochi. Appino degli Zen Circus ci raccontò del loro concerto al Vapore di Mestre del 2001. Il primo concerto che iniziò e finì senza problemi, sembra una cazzata ma in quel periodo era strano, iniziò e finì con noi che abbiamo conquistato il pubblico, venivamo da anni di busking totale. Quello invece fu un concerto! Sali sul palco suoni, applausi, ti porti a casa il pubblico, cd… fu la prima data “vera” della mia vita, la prima data che ho detto “cazzo possiamo farlo…” e mi ricordo che uscimmo io Ufo e Teschio, il vecchio batterista, dicendo: cazzo abbiamo fatto un concerto! …da li abbiamo detto si può  fare!

Come al solito, la prima volta non si scorda mai.


F: Sicuramente all’interno del viaggio avrete avuto anche l’occasione di visitare molte zone d’Italia inedite, ognuna con le sue sfumature e peculiarità. Cosa ti è rimasto di più nel cuore?

L.L.V: E’ rimasto un pezzetto di ogni luogo, di ogni strada, di ogni dove. Il viaggio ci ha messo in relazione con dei luoghi che non avevamo mai visto prima, nonostante il nostro peregrinare ininterrotto lungo lo stivale. Uno dei luoghi in cui ho lasciato veramente un pezzettino di cuore è monte Faìto, pezzo di Campania a me sconosciuto. Un monte che sale vertiginosamente fino ad arrivare ai 1400 mt di altezza con un panorama mozzafiato a strapiombo su Positano, sull’altro versante il Vesuvio e le faggete pluricentenarie dove trovare rifugio alla torrida estate. Ospitati da una compagnia teatrale durante una residenza artistica, abbiamo conosciuto artisti da molte parti del mondo, dal Libano, dalla Russia, dalla Francia. Ad un certo punto non si capiva più dove fossimo, poteva essere montagne spagnole o turche, non era più importante “dove” ma era meraviglioso il “come”.  Trovarsi in un luogo nuovo libera le menti dalla consuetudine e le porta in terreni nuovi, zone di profonda scoperta.

Harry - per gentile concessione di Futura 1993
Harry – per gentile concessione di Futura 1993


F: Nei vostri social avete anche condiviso momenti quotidiani, tra cui alcuni imprevisti di varia natura che possono emergere in un viaggio così. Come li avete affrontati?

L.L.V: Se parti per un viaggio on the road devi sempre essere pronto all’imprevisto, e con un mezzo vintage gli imprevisti non mancano. Ci sono distanze da coprire, tempi da rispettare, quindi bisogna ridurre al minimo il tempo per pensare alla risoluzione del problema. L’azione segue immediatamente l’imprevisto, in maniera fluida come se l’imprevisto fosse normale routine. Ad esempio nel caso di un’improvvisa foratura in autostrada: scoppia la gomma, silenzio, mi fermo più in sicurezza possibile, ma visto che cento metri più avanti c’era un ponte decido di raggiungerlo in modo da poter sostituire la ruota al riparo dal sole cocente.

Indossato i giubotti catarifrangenti siamo scesi da Harry che ognuno di noi sapeva cosa fare, riprese comprese. Nelle Marche ci siamo dovuti fermare per qualche giorno a causa di un bel blocco della schiena dovuto ai troppi chilometri alla guida (ricordiamoci che Harry è vintage) e di una bronchite presa per dormire di notte all’aria aperta (ah la gioventù). In questo caso ne abbiamo approfittato per ricaricare le energie e cercare nuovi contenuti. Una squadra che riesce a muoversi velocemente senza dare troppe spiegazioni, lo stretto necessario.

Un viaggio del genere lo si affronta con il team giusto, tecnicamente ma soprattutto umanamente preparato.

Harry - per gentile concessione di Futura 1993
Harry – per gentile concessione di Futura 1993

F: La tua passione per la musica nasce ben prima di questa avventura. Quale è stato il tuo percorso all’interno di questo mondo?

L.L.V: Un percorso quasi ventennale che ha avuto inizio con il mio trasferimento a Bologna alla ricerca di una band con cui suonare la propria musica. Durante la ricerca approfondisco le mie conoscenze nel mondo dell’audio come tecnico del suono dopodichè, formata la band (Laradura) e dopo tante date pre-album, nel 2011 pubblichiamo l’album “Senza Fine”. Dopo il tour di presentazione, pronti a registrare il secondo album, a settembre 2012 mio padre passa a miglior vita, all’improvviso, decido di trasferirmi in terra natìa per stare vicino a mia madre ed a quel che resta della mia famiglia. Già da due organizzavo il Mirtorock Festival, in provincia di Messina, così decisi di passare per un perìodo dedicandomi agli eventi, sia perchè mi veniva naturale, sia per tenere la mente impegnata. Così anche per il Nebrodi Art Fest e poi con l’ultimo Inumani Festival nel 2016. Grazie a tutto questo bagaglio, e non solo, oggi sono qui in buona compagnia.

F: Per concludere, avresti qualche aneddoto particolarmente divertente o memorabile che ci vorresti raccontare legato al viaggio con Harry?

L.L.V: Mi viene in mente la prima intervista a sorpresa organizzata su Harry. Arrivati al Festival dobbiamo trovare due fan di Willie Peyote, durante i soundcheck o prima dell’inizio dei live. Antonio e Marco vanno in missione e dopo un’accurata ricerca individuano due ragazze venute al Festival proprio per ascoltare il rapper torinese. Le invitano per un’intervista su Harry, senza troppi dettagli, una chiacchierata sul loro artista preferito.

Harry - per gentile concessione di Futura 1993
Harry – per gentile concessione di Futura 1993

Si danno appuntamento per quando finirà il live, davanti Harry, in modo da potersi godere poi il resto della serata. Le ragazze arrivano, il set è pronto, tardo ad arrivare perchè Willie è appena sceso dal palco (saluti baci abbracci e chiacchiere) quindi devo trovare il momento giusto per “rapirlo” dal backstage e portarlo su Harry. Nel frattempo le ragazze cominciano ad insospettirsi e iniziano a pensare che l’intervista sia solo una scusa per attirarle su Harry (mettiamola così). I ragazzi insistono con la scusa che aspettano me perchè sono io a condurre l’intervista. Arrivo da dietro con Guglielmo (WIllie) al seguito, apro il portellone e lo faccio salire facendolo sedere proprio in mezzo a loro.

La gioia che ho visto negli occhi di queste due ragazze in quel preciso momento credo rimarrà sempre impresso nella mia memoria. Anche per come si è svolta poi l’intervista, tutto era al posto giusto, un perfetto momento di felicità. Piccole felicità che rendono il nostro percorso più leggero, sognante, stimolante, chi non vorrebbe “regalare sogni”?

Filippo Duò