La cintura di sicurezza che lo teneva legato all’elicottero si è improvvisamente sganciata e Rakesh Nandan, 50 anni, è precipitato da un’altezza di 450 metri ed è morto sul colpo, sotto gli occhi di chi assisteva ai soccorsi. Sono ancora inoltre presenti cinque persone coinvolte nell’incidente alle cabine della funivia indiana di Trikut, nel distretto di Deoghar, celebre sito di pellegrinaggio dell’induismo. Le persone sospese nel vuoto attendono di essere soccorse in un clima d’indiscussa angoscia in seguito alle quattro vittime precedenti. L’India segue da due giorni la vicenda.

La reazione dell’India e le operazioni di soccorso

Sono passate 40 ore, circa due giorni in totale, dall’inizio delle operazioni di soccorso relative all’incidente avvenuto in India. Il gruppo di turisti ancora in cabina (le ultime 5 persone) è stato chiamato a mantenere la calma nelle ultime ore, rassicurato dai soccorritori che continuano a muoversi per risolvere la vicenda nel minor tempo possibile evitando ulteriori tragedie in seguito al dramma dell’uomo precipitato dall’elicottero.

“Eravamo davvero spaventanti, ma continuavamo a chiamare il numero di soccorso e ci hanno parlato durante tutta la disavventura e dandoci informazioni. I soccorritori ci hanno anche dato acqua e biscotti di tanto in tanto” confessa una delle vittime rimasta bloccata.

L’India segue il salvataggio nella speranza che le cose si concludano positivamente e che le condizioni climatiche siano favorevoli. La Protezione Civile infatti è stata costretta ad interrompere i soccorsi ieri sera a causa di scarsa visibilità, rallentando il lavoro. La Protezione Civile ha tuttavia dichiarato che entro la giornata di oggi, tutte le persone rimanenti saranno soccorse e nell’attesa hanno anche avuto la possibilità di bere e mangiare grazie a cibo e acqua consegnati tramite droni.

Lara Luciano

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