L’impennata dei prezzi globali dell’oro, cresciuti del 70% in un solo anno, scatena una devastante corsa ai profitti nel cuore di Sumatra, in Indonesia. L’estrazione illegale è aumentata in modo esponenziale in tutto il Paese, colpendo irrimediabilmente anche zone protette come il Parco Nazionale di Kerinci Seblat. Questo territorio rappresenta l’ultimo habitat per la tigre di Sumatra, una specie che rischia l’estinzione.

Oltre 700.000 ettari distrutti

Il disastro ambientale è evidente. Le montagne, come la Bukit Gajah Berani, perdono il loro colore verde, trasformandosi in una distesa marrone di fango. I minatori aprono strade e scavi con mezzi pesanti, noncuranti delle denunce della comunità e delle guardie forestali. Nusantara Atlas, una piattaforma geo-spaziale che monitora la deforestazione, ha confermato la portata dei danni: tra il 2000 e il 2023 l’attività mineraria ha distrutto 721.000 ettari di territorio, di cui 150.000 ettari di foreste primarie.

Oltre il disboscamento, l’Indonesia sta affrontando una crisi sanitaria legata al mercurio. Il Paese rimane uno dei principali consumatori mondiali di questa sostanza utilizzata dai minatori per separare l’oro dal minerale grezzo. La nazione produce quasi il 70% delle emissioni totali di mercurio (circa 338 tonnellate ogni anno). I veleni non solo contaminano l’aria, ma anche pesci, fiumi e coltivazioni. La soglia massima fissata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è, ormai, notevolmente superata.

Aumento dei casi di malaria, un prezzo che il popolo non dovrebbe pagare

Le conseguenze causate da questa corsa illegale alla ricerca di oro stanno causando in tutto il territorio numerose pozze d’acqua stagnante create dagli scavi. Il quadro è preoccupante: nella provincia di Gorontalo i casi di malaria sono aumentati esponenzialmente. Anche l’agricoltura ne sta risentendo, con risaie danneggiate e un conseguente crollo della produzione di riso. Inoltre, l’erosione del suolo e la perdita di drenaggio aumentano il rischio di inondazioni catastrofiche.

Nonostante esistano regolamenti severi e un piano nazionale per eliminare il mercurio entro il 2025, la mancanza di coesione tra le agenzie governative vanifica qualsiasi legge. Anche i tentativi di legalizzare delle piccole miniere comunitarie non sembrano essere in fase di realizzazione, restano solo progetti incompiuti e abbandonati. In questa crisi già avviata, il traffico illegale di oro non si arresta. Tra tutti, sono le comunità locali a pagare il prezzo più alto, impossibilitate a sostenersi con i prodotti della terra. Quella che dovrebbe essere una ricchezza, si sta trasformando in un crescendo di violenza. L’ambiente è condannato, così come la salute degli indonesiani.

Stefania Cirillo