Tra gli ultimi regali che questo 2017 ci lascia in eredità, uno dei più preziosi, che ci inorgoglisce pressapoco come il padre di Mulan quando apprende che la figlia ha salvato la Cina, è la vittoria di Elena Vitagliano: detentrice del premio conferitole dal team del Silent Manga Audition.  Un trionfo che non può e non deve passare inosservato. Sveliamo, insieme, i retroscena e le curiosità che hanno accompagnato l’evoluzione della giovane artista italiana nella dimensione concorrenziale che ha messo alla prova le sue straordinarie potenzialità.

 

Conosciamo, in primis, il terreno su cui la nostra eroina ha combattuto coraggiosamente: SMA8 – Silent Manga Audition. Di cosa si tratta? E’ un contest, indetto dalla casa Coamix, collegato alla rivista Comic Zenon, che si pone il nobile proposito di scoprire nuovi talenti su scala internazionale. Un’occasione prelibata e succulenta per gli artisti emergenti che cercano di affermarsi su uno scenario il cui accesso è impervio e per niente facilitato. 

 

Elena, però, è riuscita a portare a Casa il suo premio battendo, sul campo, tutti quanti i suoi rivali. E’ con esagitata stima che le abbiamo chiesto un’intervista esclusiva nel proposito di diffondere la sua mirabolante impresa.

 Leggi “The Crulest Rule”: il manga vincitore del concorso

Apriamo le danze e sciogliamo il ghiaccio partendo dagli albori. In primis, complimenti vivissimi per lo splendido traguardo raggiunto: sei un esempio tangibile per tutti quanti! Ma chi è, nella vita di tutti i giorni, Elena?Dove vive il suo genio e a cos’altro si dedica quando posa la matita sulla scrivania? 

 Il mio “genio”? magari! Sono una che ha deciso di impegnarsi più che altro… ma grazie per i complimenti! Al momento vivo a Londra, dove mi dedico al fumetto quasi a tempo pieno, tranne per alcune ore di insegnamento di arte e di workshop sul fumetto e per commissioni che ricevo da privati. Ho molte richieste di ritratti manga (ovvero “come saresti se fossi il personaggio di un manga?”).Quando non disegno, mi piace viaggiare, leggere un po’ di tutto, guardare telefilm, cartoni animati, cantare e passare tempo in allegria con le persone a me care (provo ad allietare tutti con il mio senso dell’umorismo ma a volte le persone fanno facce strane in risposta alle mie battute… chissà perchè)Alle storie ci penso sempre, anche quando, ufficialmente, non sto lavorando!Le idee mi vengono a trovare, non sempre glielo chiedo io… anzi a volte se glielo chiedo io, non si fanno vedere! 

Come ti sei approcciata al disegno puro e semplice? E’una dote che coltivi da sempre, da quando ne hai memoria, oppure è una qualità che hai scoperto di possedere, crescendo, più recentemente? 

Ho sempre amato disegnare. Da piccola realizzavo fumettini con carote e pomodori parlanti. Ho scoperto il manga intorno ai 16 anni e ho provato a realizzarne qualcuno. Il mio impegno serio è, però, iniziato molto tardi, solo da 4 o 5 anni.


Ricordi il momento topico in cui hai capito di voler devolvere le tue energie al nutrimento di questa predilezione con l’intenzione, poi, di professionalizzarla?  

Come accennavo, questo è accaduto una po’ meno di 5 anni fa; mi trovavo in quella fase della vita in cui sembra necessario decidere che direzione prendere. Il famoso “trovarsi un lavoro serio” che a volte ti dicono. Sin dalla nascita della mia passione per il manga, avevo provato a guadagnare qualcosa col disegno ma non riuscivo a sbarcare il lunario (poi mi sentivo continuamente dire: ”vabbè ma con lo stile manga in Italia non potrai mai fare nulla perché agli editori non interessa”) e così ero passata al graphic design (che è comunque una cosa che mi piace ma non quanto il manga).  

Ciononostante, continuavo a sentire una vocina che mi diceva di provare ancora a disegnare fumetti. Poi, per caso, circa 5 anni fa, ho saputo di un concorso di manga che l’ambasciata Giapponese organizza nel Regno Unito, per i residenti  che si chiama Manga Jiman e mi sono detta: “Ora provo a partecipare a questo concorso e se non succede nulla significa che il fumetto deve rimanere per me solo un hobby”.

Ci misi un‘ eternità per realizzare 8 tavole. Con mia grande sorpresa, rientrai tra i 10 finalisti! Questo già mi sembrò davvero un buon risultato ma la mia gioia fu immensa quando fu annunciato il vincitore e si trattava di me! Da lì, ho deciso di darmi davvero una possibilità, di impegnarmi come non mi ero mai impegnata prima, con un impegno costante e quotidiano, e vedere fin dove potevo arrivare… e sono ancora in corsa! 

 

Com’è nata , nello specifico, la tua passione proprio per i manga? Quanto è stata lunga e tortuosa la strada per arrivare all’obiettivo, del vincente epilogo, che tutti conosciamo? 

La mia grande passione per i manga nasce grazie a tutti i cartoni animati che guardavo da bambina e da adolescente (ovvio che continuo a guardare cartoni animati anche adesso, ci mancherebbe!). 
Da Holly e Benji a Piccoli problemi di cuore, da Occhi di gatto a Pollon ho guardato un po’ di tutto.

Poi, un giorno in edicola ho trovato il volumetto di un manga.
“Oh, esiste la versione a fumetti dei cartoni animati che mi piacciono!”  “ i cartoni animati sono tratti dai manga?” Tutte queste scoperte furono davvero rivoluzionarie per me che iniziai a spendere molto meno in uscite con gli amici e di più in acquisti cartacei  (No, non sono diventata una reclusa ma quando dovevo saltare ogni tanto l’uscita del sabato sera per comperare il volumetto di turno, lo facevo senza problemi!)I manga mi prendevano davvero. Vivevo le avventure con i personaggi e poi i disegni… che belli i disegni! Dovevo riprodurli anch’io! Dovevo provare a fare le mie storie.

In Italia, nel corso degli anni, ho provato a fare delle piccole storie ma un po’ non mi ci mettevo seriamente, un po’ non vedevo realistiche possibilità di riuscita, un po’ non mi sentivo all’altezza… poi, dopo la vittoria del Manga Jiman ho iniziato ad esplorare la scena del fumetto e in particolare la scena del manga nel Regno Unito, partecipando a Comicon vari, mettendomi in gioco e iniziando a guadagnare grazie al disegno. Ho vinto qualche altro concorso di fumetto (diciamo che mi piacciono le sfide. Soprattutto con me stessa), ho auto-pubblicato qualche manga e poi è arrivato il Silent Manga Audition.
Ora mi aspettano sfide ancora più grandi e più difficili e dovrò lavorare ancora di più.
 

Da donna, come percepisci la moltitudine di personaggi femminili stereotipati nel contesto degli altri manga? Credi che le cose, in questo senso, stiano cambiando?
 
Devo esser sincera, ne sono abbastanza infastidita. 
Nello shonen manga (manga per ragazzi), il focus è sui personaggi maschili, nella maggior parte dei casi, e questo è comprensibile, considerato il target, ma quei personaggi femminili che sono lì solo per essere “guardati”, o salvati a volte danno davvero sui nervi. Capisco (anche se non condivido) che “per vendere di più”, l’inquadratura giusta possa aiutare ma a volte, si esagera e cattivo gusto e bassa qualità prendono il sopravvento.

Per fortuna, non sono tutti così! Anzi. In molti degli shonen di ultima generazione, le donne hanno una presenza più interessante. C’è un manga, per esempio, che si chiama “Yakusoku no Neverland” che sarà pubblicato a breve anche in Italia che ha una protagonista femminile, super intelligente, coraggiosa e il suo corpo non è usato come un mezzo per attirare lettori… e sta avendo pure un bel successo!

Anche ne L’attacco dei giganti ci sono personaggi femminili forti e interessanti.
Ho iniziato parlando dello shonen ma tante volte anche nello shojo manga (il manga per ragazze) ci sono personaggi femminili stereotipati. In quel caso, troviamo ragazze dolci e timide che pensano solo a trovare l’amore… e pure questo è discutibile… ma non dilunghiamoci troppo!

 

Qual è la difficoltà maggiore per un italiano che disegna manga, visto che il genere è prettamente giapponese e noi cresciamo con una diversa cultura del fumetto? 

Anni addietro, non c’era assolutamente spazio per qualcosa che fosse anche vagamente di sapore nipponico (ecco perché ci ho messo tanto a decidermi!) ma oggi le cose sembrano muoversi in una direzione diversa. In Italia, e anche in altre nazioni Europee, abbiamo editori che si stanno aprendo ad autori non giapponesi di manga e questo è bello. Ci sono molte voci artistiche che varrà la pena di ascoltare.

Le difficoltà maggiori restano quelle di “farsi conoscere”, quindi crearsi una fan base, di crearsi un proprio spazio nel mercato del fumetto e di guadagnare sufficientemente per potersi mantenere facendo il lavoro di fumettista.
Quindi, se volete aiutare un artista che vi piace, oltre ad acquistare le sue opere, condividete i suoi post sui vostri social network. Gli sarà di grande aiuto. Ops… qui ci sono “per coincidenza” i miei social network:

FB: https://www.facebook.com/ElenaVitaglianoArtist/

Instagram: elena_vitagliano_artist

Web site: http://www.elenavitagliano.com/

Poi, da un punto di vista tecnico, può essere una difficoltà assimilare il tipo di narrazione manga, scandito dalle emozioni dei protagonisti e non dai fatti accaduti.


Domanda a bruciapelo: un personaggio, tra i manga che hai letto e amato, in cui ti rivedi o a cui sei particolarmente affezionata? 

Lady Oscar: uno dei personaggi più interessanti di sempre. Bella, coraggiosa, con un grosso dramma interiore, inserita perfettamente in un contesto storico. 

 Considerato il disegno manga una forma d’arte a tutti gli effetti i mangaka, conseguentemente, dei fruitori dell’arte stessa, per raggiungere il tuo attuale livello, a quali mangaka ti sei ispirata e quali sono le opere che ti hanno trasmesso la voglia di seguire le loro orme? 

 Ci sono tantissimi mangaka che stimo e ammiro e da cui cerco di imparare ogni giorno. In realtà, dopo che realizzi il primo fumetto, inizi a stimare chiunque riesca a portarne uno a termine, anche con dei disegni che non sono bellissimi o con una storia un po’ debole, solo perché sai quanta fatica ci vuole per terminare un progetto a fumetti!!!

 Comunque, in cima alla mia lista: Inoue Takehiko (Slam Dunk, Vagabond) col suo stile di disegno impeccabile e uno storytelling eccezionale, Adachi Mitsuru (Touch, H2, Rough),che con forme semplici sa raccontare in maniera delicata l’animo umano come pochi altri, Tezuka Osamu, considerato, a ragione, il padre dei manga (qualcuno dice anche il dio dei manga) che nella sua vita è stato capace di esplorare qualsiasi genere.
Poi, in realtà, provo ad imparare da tutti i manga che leggo o “guardo” ( a volte guardò solo le pagine senza leggerle!) e anche da altre forme d’arte.

Per un occidentale il mondo professionale dei manga sembra una meta inarrivabile. C’è qualcosa che vorresti dire a chi coltiva la tua stessa passione, ma ha rinunciato ad inseguire il proprio sogno a causa delle numerose difficoltà che potrebbe incontrare? 

Io, adesso, sto iniziando a vedere uno spiraglio di luce ma la strada è ancora bella lunga. I manga mi hanno dato tanto e ho davvero voglia di restituire ciò che mi è stato donato, quindi, in ogni caso, andrò avanti. Se non ci si impegna seriamente e se non si ha un motivo reale per farlo, non si ottengono chissà che risultati.
Certo, a volte si può essere fortunati ma poi, se non c’è anche l’impegno, la fortuna si esaurisce.
A chi vuole intraprendere questa strada (strada che anche per me è tutta da percorrere) dico di non avere solo sogni ma obiettivi. E di essere il più specifici possibile nel formulare questi obiettivi, perché solo se sai cosa vuoi lo ottieni. “voglio fare il mangaka”. Ok, questo deve ispirarti, guidarti ma nel concreto devi stabilire cose come “disegnerò una storia breve di 10 pagine entro le prossime 2 settimane”… poi, è chiaro che gli obiettivi sono flessibili (e in 2 settimane all’inizio non ce la fai!) 

 

Nella società giapponese al silenzio viene attribuito un valore diverso da quello che invece è dato in Occidente. Il silenzio ha lo stesso potere della parola, a volte ha anche una maggiore forza espressiva in virtù di quelle sfumature ambigue di significato care alla lingua giapponese. Quale input ha generato lo stimolo che ti ha permesso di coniugare il disegno manga con l’espressione muta? 

Si dice che una immagine valga più di mille parole e con questo sono d’accordo. In realtà, non avevo mai pensato di disegnare dei manga senza parole (anche perché a me le parole piacciono! Nel senso che mi piacciono le belle frasi… a volte segno da parte citazioni che voglio ricordare, frasi di film… e cose così). E’ stato il Silent Manga Audition a lanciarmi questa sfida e io l’ho raccolta. Ho partecipato 7 volte prima di ottenere questo risultato! E in realtà, ho partecipato a questa edizione anche con un’altra piccola storia che è tra gli Award Nominee (i candidati al premio che però, poi non lo vincono), in cui un ragazzo innamorato trova il diario segreto della ragazza che gli piace e si chiede se sia giusto leggerlo o meno. Vi lascio il link qui, così potete leggerla se vi va. 

 http://smacmag.net/v/sma8nom/to-read-or-not-to-read-by-elena-vitagliano/?_ga=2.127270477.1358406059.1514564132-67869812.1514564132

 

“The Crulest Rule”, la storia che ti ha condotta al primo posto sul podio, sviluppa il tema richiesto da questa edizione del contest. Lo sport, infatti, è il motore principale da cui si snocciola la trama. Come hai partorito il tuo racconto? L’idea è stata frutto di una lunga premeditazione o è nata di getto? 

L’ idea di base mi è venuta per caso, all’improvviso e l’ho scritta in una riga:prima di una corsa, il protagonista si accorge che un suo rivale ha una scarpa slacciata. Poi, ho fatto un po’ di ricerca e ho scoperto che Bolt una volta ha corso con una scarpa slacciata (ma a lui non è accaduto niente, anzi ha pure vinto!) e questo mi ha fatto pensare che si trattasse di una idea sufficientemente realistica, di qualcosa che sarebbe potuto accadere davvero nel mondo della corsa.

Da qui alla realizzazione del manga vero e proprio, ne è passato di tempo… soprattutto per preparare lo storyboard e per decidere l’effettivo svolgimento della storia.
Volevo usare lo sport come metafora della vita e esprimere che se, uniti, si va contro le ingiustizie (ingiustizie che a volte sono legge!), qualcosa si può cambiare e poi che giocare pulito può anche ripagare.
 

 

Quali sono state le reazioni a caldo subito dopo la vittoria? Sei una persona che si lascia andare alle emozioni del momento o tendi a reprimere le gioie scaturite da risultati così importanti? 

Beh… sapevo che i risultati sarebbero usciti intorno alle 3 di notte (in Giappone è mattina) e non riuscivo a dormire pur essendo stanchissima.Letta la notizia, il cuore mi batteva forte e ho svegliato tutti (cercando di farlo con gentilezza, ma non so se mi sia riuscito!) per comunicare la mia vittoria. Poi. Il team di editor del Silent Manga Audition mi ha anche video-chiamato per congratularsi e non c’è stato più verso di dormire.

Sembra incredibile che dopo aver faticato tanto, pur con un manga non perfetto, i giudici mi abbiano riservato l’onore del primo posto.Questo risultato mi ha caricata molto e sono pronta a sudare ancora di più per raggiungere risultati più grandi. 



Credi sia superfluo o significativo accedere a parte della propria esperienza autobiografica per dar vita ad un racconto illustrato e ai personaggi che lo popolano?
 
In generale, penso che, in maniera diretta o indiretta, sempre si acceda alla propria esperienza quando si produce qualcosa.
A me piacciono le storie autobiografiche ma personalmente, non sarei pronta a disegnare la mia autobiografia… poveri lettori,  non voglio annoiarli! (ride)

Un pezzo di me è comunque in ogni storia, in ogni personaggio. Ed è dal bagaglio di emozioni provate che è senz’altro importante attingere per produrre qualcosa di convincente. 

 

Nella consapevolezza, quella di tutti e ci auguriamo anche la tua, che portare a casa una vittoria del genere non sia un gioco da ragazzi, possiamo chiederti, con assoluta discrezione, quali sono i progetti per il futuro? Qualche bozza? Non lo diciamo a nessuno, promesso! 


I progetti per il futuro… vorrei pubblicare una serie di successo con la casa editrice Coamix (quella che ha organizzato il Silent Manga Audition) e vorrei che un giorno ne facessero un anime (e possibilmente vorrei cantarne una sigla). Vorrei ambientare la storia in Italia e avere una protagonista femminile… si, ho già delle idee e ho buttato giù qualche linea di trama…  ma non posso mostrare ancora nulla. 
Vi mostro però, una delle ultime copie della mia raccolta di alcune storie del Silent Manga, in edizione limitata che ho auto-pubblicato. Ne restano solo poche copie!

Tronfi di aver intervistato Elena, la dimostrazione incarnata dell’assunto “volere è potere”, le auguriamo una scalata costellata di altri successi importanti. Ad maiora!

 

LA REDAZIONE DI INFONERD