La parola chiave della Cop30, la trentesima conferenza delle parti sul clima che inizia ufficialmente oggi a Belém in Brasile, è “pressione”. Si apre oggi alle porte dell’Amazzonia la 30ma conferenza ONU sul clima, 10 anni dopo gli impegni di Parigi che non sono stati raggiunti. Il luogo è simbolico – Belém, la porta dell’Amazzonia – e la data anche: 10 anni dopo l’Accordo di Parigi che impegnò il mondo a contenere il riscaldamento climatico entro i due gradi.

Questa Cop, quella della “verità” la definisce il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, arriva in un contesto preciso: siamo a 10 anni dall’Accordo di Parigi che, dati alla mano, difficilmente sarà rispettato. L’accordo prevedeva sforzi e impegni delle nazioni del mondo a rimanere sotto i +1,5 °C nel tempo. Nel 2025, dopo una serie di anni “più caldi della storia” uno dietro l’altro, siamo però già oltre quella soglia e le attuali proiezioni – se ci basiamo sui piani climatici (Ndc) annunciati dai vari Paesi – ci dicono che ridurremo le emissioni di appena il 10% rispetto al 60% necessario e a fine secolo rischiamo di ritrovarci a +2,5 gradi, il che vorrebbe dire bye bye a ecosistemi come l’Amazzonia, ai ghiacciai della Groenlandia o piogge e temperature miti del passato, perché tutto sarà intensificato e tendente – soprattutto nei “punti di non ritorno” – al collasso.

Per il segretario generale dell’Onu Guterres gli obiettivi sono ormai falliti, pessimista anche il britannico Starmer.
Non fa testo il grande assente Trump, uscito dall’accordo di Parigi per la seconda volta in due mandati.

“Faremo la nostra parte”, assicura Ursula von der Leyen: i 27 Paesi europei, Italia compresa, si presentano con un piano clima che conferma il taglio delle emissioni di gas serra del 90% entro il 2040. Ma con “flessibilità”, come quella dei crediti di carbonio, chieste anche dall’Italia. Un “giusto compromesso”, sottolinea il vicepremier Tajani, che quest’anno ha sostituito Giorgia Meloni: “La transizione energetica non può avere costi economici e sociali troppo alti”.

Cop30 e la figura controversa di Trump

Il presidente degli Stati Uniti non solo ha ritirato gli Usa dagli Accordi di Parigi e a poche settimane dalla Cop30 ha definito il surriscaldamento globale “una grande truffa” ma – puntando sempre di più su trivellazioni, deep mining e aumento dei combustibili fossili (mentre affossa le rinnovabili) – sembra anche voler boicottare concretamente la Cop30, dove gli Usa sono appunto assenti se non per la rappresentanza di qualche sindaco o governatore. Nel frattempo, alla vigilia del vertice, Trump si è messo a scrivere sui social e se l’è presa con il Brasile di Lula che per fare la Cop “deforesta” l’Amazzonia, dice. Questi e altri messaggi fanno pensare ai delegati che il governo Usa possa, nel solo tentativo di far “crollare il castello”, inviare all’improvviso delegati a Belem. Insomma, c’è la sensazione che Trump intenda boicottare, a distanza o meno, possibili accordi per esempio legati al mondo del fossile (che sarà comunque ben rappresentato qui a Belém da centinaia di lobbisti).

Che cos’è la COP
La sigla COP sta per “Conference of Parties”, cioè letteralmente “Conferenza delle parti”, che sono rappresentate dai 200 paesi ed entità che hanno firmato l’accordo sul clima delle Nazioni Unite del 1992. Nella forma attuale è da trent’anni l’occasione più importante per discutere le politiche da adottare sul cambiamento climatico, sulla base dell’enorme quantità di dati e informazioni che il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) condensa periodicamente nei propri rapporti sugli effetti del riscaldamento globale e su quelli previsti, nel caso di un ulteriore aumento della temperatura media globale (rispetto al periodo preindustriale). Le decisioni che vengono prese alle COP non sono vincolanti, ma anno dopo anno si sono mostrate fondamentali per avere politiche condivise soprattutto per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. È il gas serra più diffuso e ne vengono prodotte enormi quantità ogni giorno con le attività umane che prevedono l’impiego dei combustibili fossili.