Tennis

Internazionali di Roma: i momenti più importanti della storia del torneo

Agli Internazionali di Roma, così come in tutti i grandi tornei, ci sono stati e continueranno ad esserci dei momenti particolarmente speciali. Situazioni, queste, che per forza di cose non possono essere messe alla stregua di altre per via dell’importanza che rivestono sia per il torneo sia per il tennis nella sua totalità. Andiamo dunque ad analizzare quegli avvenimenti che hanno segnato in maniera indelebile sia la storia dell’evento sia quella del mondo della racchetta.

Adriano Panatta e quel triennio d’oro per il tennis azzurro

Non possiamo non partire da Adriano Panatta e da quel mitico 1976, anno in cui trionfa agli Internazionali di Roma battendo al tie-break del quarto set l’argentino Guillermo Vilas. Rimarrà per sempre nella storia questo successo dell’azzurro, unico italiano nell’ Era Open (per adesso) ad essere riuscito a primeggiare al Foro Italico. Ma la vittoria di Adriano contro il tennista albiceleste è importante soprattutto per un altro motivo. Innescherà, infatti, una sorta di effetto domino in base al quale ci saranno nuovamente due italiani a giocarsi le due finali successive. Il triennio 1976-1978 viene definito non a caso quello “d’oro” per i colori azzurri. Il 1977, infatti, sarà l’anno di Antonio Zugarelli, che esce però sconfitto dopo una finale di quattro set contro l’americano Vitas Gerulaitis. L’anno dopo, invece, sarà ancora la volta di Adriano Panatta. Il tennista romano, tuttavia, viene beffato al quinto set dallo svedese Bjorn Borg, alla sua seconda vittoria al Foro. Nessun italiano, dopo questo triennio, riuscirà più a raggiungere l’ultimo atto.

Internazionali di Roma: l’inizio dell’ Era Nadal

L’edizione del 2005 degli Internazionali di Roma non può che essere scolpita nella mente di qualsiasi appassionato. Quella finale infatti, la più lunga che il Foro abbia mai visto, cambierà per sempre le sorti del torneo di Roma ma, in un certo senso, anche quelle del tennis in generale. Stiamo parlando dell’incredibile vittoria al quinto set di un giovanissimo Rafael Nadal contro l’argentino Guillermo Coria. Un successo, questo, ottenuto addirittura dopo più di cinque ore e solamente al tie-break del quinto set. Il maiorchino, nel parziale decisivo era in svantaggio addirittura per 3-0 (doppio break). Non è assolutamente sbagliato parlare dell’inizio di un’Era Nadal. Come potrebbe esserlo, se pensiamo che il campione spagnolo, dopo questo trionfo, s’imporrà sui campi del Foro Italico per ben quattro volte in cinque anni. L’unica “macchia” sarà rappresentata dall’edizione del 2008, anno in cui Rafael esce addirittura al primo turno nel clamore generale, battuto dal connazionale Juan Carlos Ferrero. Avrebbe vinto anche quel torneo, probabilmente, senza quell’enorme vescica al piede destro che praticamente gli impediva qualsiasi movimento.

Quel 2011 e la rottura (forse) di un’egemonia

Il 2011 non è un anno particolare solamente al Foro Italico. Lo sarà, infatti, su praticamente tutti i campi principali del circuito. Si tratta della stagione in cui Novak Djokovic sconfigge Rafael Nadal in ben sei finali, tutte di grandissima importanza: i Masters 1000 di Indian Wells, Miami, Madrid e Roma (appunto) nonchè due Slam come Wimbledon e New York. I veri campanelli d’allarme tuttavia, per Rafael, non possono che essere i due ultimi atti persi sul rosso, un qualcosa che lascia di stucco tutto il mondo del tennis. Madrid l’aveva fatto intravedere ma è la finale di Roma a confermarlo. Novak Djokovic, per la prima volta nella sua carriera, ha trovato le contromisure per arginare il gioco del campione maiorchino anche sulla terra battuta, impensabile solamente fino a qualche mese prima. Un 6-4 6-4 senz’appello, quello inflitto nella Capitale da Nole al suo avversario, messo letteralmente alle strette dal serbo. Il dritto incrociato di Nadal, per la prima volta nella storia, sembra non sortire alcun effetto di fronte al rovescio bimane del campione serbo. Non è giusto però parlare di fine di un’egemonia. Rafael infatti, tra il 2012 ed il 2020 vincerà agli Internazionali di Roma comunque quattro volte. Il 2011 rappresenta tuttavia un cambiamento epocale. Nadal, per la prima volta, sembra rivelare un’umanità che sulla terra rossa era fino a quel momento pressochè sconosciuta.

Martina Hingis ed un incredibile ritorno agli Internazionali di Roma

Una delle edizioni femminili maggiormente densa di significati è sicuramente quella del 2006. Stiamo parlando della finale vinta da Martina Hingis ai danni della russa Dinara Safina, la potente sorellona del grande Marat. Quel giorno la svizzera, infatti, non ha spazzato via solamente la sua avversaria ma soprattutto tre anni di tensione, dopo che nell’ottobre del 2002 aveva deciso di prendersi una pausa dal circuito in seguito ad alcune operazioni alle caviglie. Nel 2006, poi, l’incredibile rientro dopo che in molti avevano pronosticato una serie di delusioni per lei qualora avesse rimesso piede nel tennis che contava. La svizzera però mette a tacere tutti i detrattori e conquista nella Capitale un titolo che già si era presa nel 1998, quando ebbe la meglio al terzo set sulla maggiore delle sorelle Williams, quella Venus che ha sconfitto nuovamente otto anni dopo, stavolta nel penultimo atto.

Quel curioso dato dopo la vittoria di Maria Sharapova nel 2011

L’ultimo atto del 2011 vinto da Maria Sharapova ai danni dell’australiana Samantha Stosur certamente non passerà alla storia come uno degli incontri più emozionanti. Tuttavia segna l’avvio, almeno per quanto riguarda il torneo di Roma, di una curiosa tendenza che non si è praticamente mai interrotta fino all’edizione di quest’anno. Con quel successo della siberiana, infatti, non troveranno più spazio nell’Albo d’Oro quelle tenniste che, dotate di grandissima intelligenza tattica e variazioni, si erano conquistate il palcoscenico sopratutto tra gli Anni Ottanta e Novanta ma anche nei primi Anni Duemila. Si tratta di un dato ancora più curioso se pensiamo che la superficie degli Internazionali di Roma è la terra rossa. Dal 2011, infatti, a farla da padrone è il cosiddetto “power tennis”. Una tradizione, questa, interrotta solo parzialmente l’anno scorso dalla rumena Simona Halep, che non fa della potenza dei propri colpi la sua arma principe pur avendo nel proprio repertorio pochissime variazioni. Prima di questo successo però erano arrivati i tre di Maria, per l’appunto, i tre di Serena Williams, i due dell’ucraina Svitolina ed infine quello della ceca Karolina Pliskova.

ENRICO RICCIULLI

Photo Credit: account Twitter ufficiale Argentenista, @Argentenista

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